covid-19. LA POLITICA HA AMMAZZATO LA SANITÀ E HA DATO SPAZIO SOLO ALLE TESSERE E ALL’ARRIVISMO A DANNO DEL PERSONALE DI SERVIZIO E DELLA SALUTE

Ilaria Tarabori

di ILARIA TARABORI
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L’EMERGENZA coronavirus in Italia ci ha portato a migliaia di morti: siamo i primi in assoluto superando la Cina.

Molti si chiedono il motivo e iniziano le ipotesi più assurde: popolazione di anziani ammalati, il ceppo virale si è modificato, ma la più comica è, senza dubbio, il voler contenere il virus con le preposizioni grammaticali: si muore con il Virus, ma non per il Virus.

Queste affermazioni, riportate dai media, ci vorrebbero far credere che un paziente con il diabete che si ammala di corona virus è morto di diabete, oppure, una persona che si frattura un femore, muore per la frattura e non per il coronavirus. Allora, tutti quelli che muoiono di influenza, non sono morti di influenza (8000 nel 2019). Senza contare che la maggior parte delle persone sopra i 50/60 anni ha una patologia cronica.

A cosa sono dovuti questi decessi? La causa principale, che nessuno vuole dire, ma chi è del settore sa benissimo, è l’inadeguatezza della sanità pubblica. In primis la mancanza di posti letto, fra questi, i posti di terapia intensiva che non si improvvisano mettendo un ventilatore e un posto letto. C’è bisogno soprattutto di un’organizzazione ospedaliera dedicata e personale formato: e per fare questo ci vogliono anni.

Il potenziamento della sanità non è un interruttore che si accende e si spegne. Pertanto la responsabilità di queste morti deriva da una politica maldestra che ha volutamente impoverito la sanità pubblica per interessi politici e privati.

Come hanno fatto? Mettendo nei posti di comando, ai vari livelli, personale scelto non per meriti… Solo ora ci accorgiamo che la tessera non sostituisce il merito?

Mi indigna leggere, sui giornali, gli appelli all’unità di squadra, quando questi sono gli stessi che hanno appoggiato la riforma sanitaria, celandosi dietro al paravento di una «opportunità per la collettività», quando l’opportunità era solo per la loro carriera (leggi portafoglio).

San Jacopo. Taca banda al… gommone. Sarebbe stata la medicina del futuro.Tanta pubblicità ingannevole per una struttura che, a cinque anni appena di distanza, si è rivelata, costosa, sprecona e soprattutto inadeguata

Sono passati alcuni anni, ma, ricordo tutto come se fosse ieri. Il passaggio dal vecchio ospedale del Ceppo al nuovo ospedale San Jacopo è stato una “vera rivoluzione”, e noi operatori sanitari, eravamo trattati come soldatini tenuti a bada dalla dirigenza infermieristica, cioè dai colleghi in carriera. Chi non era in linea con la politica sanitaria dei tagli, era un disertore.

Con il mio sindacato, il Fials, di cui ero parte attiva, abbiamo reso noto, con gli organi di stampa e altre modalità di diffusione, la nostra posizione per sensibilizzare l’opinione pubblica.

L’intensità di cura e la creazione delle mega aziende, ha portato alla riduzione dei servizi, all’aumento degli sprechi (Estar) e alla mancanza di investimenti per assumere personale.

È stato dimostrato che questo nuovo tipo di organizzazione sanitaria avrebbe portato gravi conseguenze ai cittadini.

Chi ha appoggiato queste politiche scellerate gode di scarsa memoria, ma adesso è arrivato il momento di fare chiarezza. Questi soggetti sono coloro che fino a ieri vedevano, nell’accorpamento delle Asl, una “vera sfida”. Peccato che si giocava sulla pelle degli altri!

«Non è più il tempo di avere ospedali che fanno tutto… (…) bisogna fare le cose bene, dove la nostra organizzazione ci permette di avere maggiori tecnologie e personale di qualità»;

«abbiamo cercato di integrare punti di eccellenza: questa è la vera sfida» e ancora simili stupidaggini.

Questo era il nuovo linguaggio aziendale: eccellenza, ospedali integrati, sfide, mettere in rete, sinergie tra ospedali…

Ci hanno costretto a cantare «Bella la vita che se ne va»

Signori, l’impegno per combattere l’epidemia non cancella le responsabilità di chi fino a ieri ha avallato queste scelte sventurate.

Perché non hanno fatto appello allo spirito di squadra per opporsi ai tagli e alla destrutturalizzazione del personale e dei posti letto? Alle infinite liste di attesa, alla cancellazione di interi reparti? Forse perché faceva comodo proprio alla dirigenza medica e infermieristica? Chissà.

Sono amareggiata per la condizione in cui versano i colleghi per la situazione così difficile e caotica: protocolli cambiati in corso d’opera e direttive sulla tutela dei lavoratori modificate dopo pochi istanti. Sono costretti a lavorare con presìdi di sicurezza non idonei mettendo a rischio di contagio loro stessi. È una vergogna.

Uno speciale ringraziamento va, dunque, ai colleghi che stanno combattendo sul campo questa feroce battaglia con le armi del coraggio e del sacrificio a cui li hanno incatenati le brillanti menti politiche della sanità di Rossi.

Ilaria Tarabori
[redazione@linealibera.info]


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