covid-19/luoghi di lavoro. L’ASL RINUNCIA A GARANTIRE LA SICUREZZA SUI LUOGHI DI LAVORO?

Zaia aumenta i controlli nelle aziende in Veneto per l’emergenza Covid-19

 

TOSCANA-CENTRO. Sabato mattina ci siamo soffermati sull’attuale condizione di tutela della salute e sicurezza dei lavoratori nel territorio di competenza della Asl Toscana Centro (Firenze, Pistoia, Prato e Empoli) in virtù dell’emergenza nazionale pandemica da coronavirus.

Nelle ore successive, dopo 18 ore di trattativa tra parti sociali e governo, è stato diffuso il protocollo condiviso di regolamentazione delle misure per il contrasto e il contenimento della diffusione del Covid-19 negli ambienti di lavoro, un’intesa in 13 punti in cui si evidenzia che “la prosecuzione delle attività produttive può avvenire solo in presenza di condizioni che assicurino alle persone che lavorano adeguati livelli di protezione”.

Enrico Rossi deroga alla sicurezza nei luoghi di lavoro?

Da un attenta lettura, il documento non deroga gli obblighi in carico al datore di lavoro di cui al Decreto Legislativo 81/08, ma rappresenta uno strumento di lavoro condiviso che possa permettere alle imprese la corretta gestione del rischio e l’adozione di idonee misure di prevenzione e protezione nonché organizzative e procedurali per poter continuare a lavorare in sicurezza.

In concreto, il protocollo rappresenta un importante tassello del modello organizzativo e gestionale per la salute e sicurezza sul lavoro di cui all’art. 30 comma 1 del D. Lgs. 81/08, con il quale il datore di lavoro effettua l’attività di vigilanza con riferimento al rispetto delle procedure e delle istruzioni di lavoro in sicurezza da parte dei lavoratori una “vigilanza interna” effettuata, in questo caso, in azienda da un comitato ad hoc ovvero un “comitato per l’applicazione” e la verifica delle regole del protocollo di regolamentazione con partecipazione delle rappresentanze sindacali aziendali e dei Rappresentanti dei lavoratori per la sicurezza (Rls).

In questo modo il legislatore vuole responsabilizzare i datori di lavoro, i lavoratori ed i loro rappresentanti (Rls) quali attori attivi della prevenzione attraverso l’adozione delle misure di tutela del protocollo, vigilando la corretta adozione e conseguente efficacia delle stesse.

Il protocollo si sofferma anche sulle piccole e microimprese (il 95% del totale delle aziende sul territorio nazionale secondo dati Istat), caratterizzate da una ridotta gerarchia aziendale (generalmente non formalizzata) e una difficile organizzazione di un comitato dei lavoratori (visto il numero esiguo di forza-lavoro), favorendo pertanto il confronto preventivo con le rappresentanze territoriali e con il contributo degli Rslt (Rappresentanti dei lavoratori per la sicurezza Territoriali).

Va specificato che l’accordo si applica in tutte le realtà professionali e lavorative (non rientranti nell’elenco delle attività sospese con il Dpcm 11 marzo 2020) a esclusione della sanità pubblica e privata dove, anzi, con il Dpcm 9 marzo 2020 Disposizioni urgenti per il potenziamento del Servizio sanitario nazionale in relazione all’emergenza COVID-19 senza decenza viene disapplicato l’art 1 comma 2 del Decreto Legge del 23 febbraio 2020, n. 6 che nella lettera h prevedeva “l’applicazione della misura della quarantena con sorveglianza attiva agli individui che hanno avuto contatti stretti con casi confermati di malattia infettiva diffusiva” non più valida solo per gli operatori sanitari.

Una vera e propria macelleria messicana degli operatori sanitari che, come ci dicono, nonostante le segnalazioni agli organi competenti inviate sia da lavoratori sia dagli Rls dei Presidi Ospedalieri e dei Distretti (l’organo competente è la Asl stessa, Unità Funzionale Prevenzione e sicurezza che effettua le indagini di Polizia Giudiziaria e ha l’obbligo di comunicare le notizie di reato alla Procura della Repubblica in caso di violazioni della normativa in materia di salute e sicurezza sul lavoro), stanno operando in condizioni fuori-legge in assenza di idonei Dispositivi di Protezione Individuale (in particolare mascherine FFP3, guanti monouso, tute di protezione).

L’apertura della lettera del Dir. Baldacci di Usl Centro Toscana alle Procure

Le istruzioni operative indicate nel protocollo gettano le basi per supportare il datore di lavoro nella valutazione dei rischi e nella conseguente redazione del Documento di valutazione dei rischi di cui all’art. 28 del D. Lgs. 81/08 che prevede l’analisi di tutti i rischi presenti nell’organizzazione aziendale e, più nello specifico, per la valutazione del rischio biologico di cui al titolo X del suddetto decreto legislativo, secondo cui il datore di lavoro deve tenere di conto anche “delle eventuali ulteriori situazioni rese note dall’autorità sanitaria competente che possono influire sul rischio” (art. 271 comma e del D. Lgs. 81/08).

Il coronavirus, essendo un “nuovo” virus che può comportare danni anche gravi alla salute dell’uomo, costituisce un agente biologico che, in quanto tale, deve essere classificato all’interno delle 4 classi di appartenenza di tutti gli agenti biologici potenzialmente rischiosi per l’uomo (art. 268 del D. Lgs. 81/08).

Attualmente l’International Commitee on Taxanomy of Viruses (Ictv) riconosce il coronavirus come una “sorella” della sindrome respiratoria Sars-Covs, appartenente alla famiglia del coronaviridae, in classe 2 degli agenti biologici dell’allegato 16 del D. Lgs. 81/08 sulla base dei fattori infettività, patogenicità, virulenza e neutralizzabilità.

Nel protocollo viene inoltre richiamato l’obbligo del medico competente, sancito dall’art. 25 comma 1 del D. Lgs. 81/08, di collaborazione alla valutazione del rischio quale professionista sanitario esperto sia per la sorveglianza sanitaria, che “può intercettare possibili casi e sintomi sospetti del contagio” sia “per l’informazione e la formazione che può fornire ai lavoratori per evitare la diffusione del contagio” altresì integrando e proponendo le misure di regolamentazione al Covid-19 di concerto al datore di lavoro e Rls/Rslt.

Non si comprende lo scopo per cui, in un clima di natura emergenziale come l’esposizione al rischio determinato dal Covid-19, la dirigenza della Asl Toscana Centro abbia deciso di sospendere l’attività di vigilanza e controllo dei luoghi di lavoro, interrompendo di fatto un servizio essenziale del Sistema Sanitario Regionale.

Chi vigila e controlla l’osservanza delle disposizioni in materia di salute e sicurezza all’interno dei Presidi Ospedalieri e nei vari Distretti del territorio?

Eppure la circolare del Ministero della salute n. 3190 del 02/03/2020 aveva richiamato anche i datori di lavoro delle strutture sanitarie che “ai sensi della normativa vigente (d. lgs. 81/2008), la responsabilità di tutelarli [i lavoratori] dal rischio biologico è in capo al datore di lavoro, con la collaborazione del medico competente”.

Come può essere garantita l’assistenza alle imprese ed ai lavoratori se, come ci dicono, il personale tecnico-sanitario in tutti gli uffici di prevenzione e sicurezza sul lavoro della Asl Toscana Centro, già contingentato con poche unità in servizio, è stato caldamente invitato a prendere settimane di congedo?

Chi può aver partorito una nota come quella inviata alle Procure in cui viene rimandata l’attività di vigilanza a “data da destinarsi” e che si allega con un link per la sua consultazione, mentre in Veneto il Governatore Luca Zaia, procede nella direzione contraria?

Tutta farina del Dott.Maurizio Baldacci o c’è lo zampino di qualche mente più raffinata?

Alessandro Romiti
[alessandroromiti@linealbera.info]

Scarica quì la lettera inviata alle procure della Repubblica


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