covid-19 & moralità del clero. DON TOFANI DIFENDE I CLANDESTINI E PREDICA CONTRO SALVINI: MA È SICURO DI DARE A CESARE CIÒ CHE È DI CESARE E A DIO QUEL CHE È DI DIO?

Agliana non è una terra felice e ha ragione una famosa intellettuale, nota come Blimunda, quando la definisce una zona dominata da microcefali con la presenza di “grandi cinghiali” e “maiali stercorari” che rufolano dappertutto. Solo che gli intellettuali (e specie quelli di sinistra, anche estrema) non di rado sbagliano obiettivo: scambiamo fischi per fiaschi, confondendo condor e passerotti, struzzi e stronzi, lucciole e lanterne. E soprattutto mischiano sacro e profano, dio e Che Guevara, intelligenza e stupidità
Era il 28 gennaio 2013 quando il ragionier Paolo Tofani, proposto di San Piero Agliana, professò pubblicamente la sua non-fede nella “correzione morale” della Misericordia di Artioli. Ricordiamoglielo, sia a lui che al Khan dei benefattori. Che lo tengano presente per quando ci troveremo viso a viso in tribunale dinanzi al giudice. Vi invitiamo tutti sin d’ora ad assistere perché o saremo morti tutti di Covid o, se salvati e non certo da dio, potremo tirarci addosso le nostre frecce in pubblico e finire tutti infrecciati come San Bastiano… Allora a proteggere l’ex-direttore di banca non potrà accorrere, come nel 2013, il luogotenente dei CC Antonio Cataldo, sempre in prima linea alle bisteccate della Mise…

CREDO NICENO O CREDO NEL CHE?

QUANDO SON COLMO TI DICO COM’È

Rispose il Ragioniere: – A dirtel tosto,
io non credo più al nero ch’a l’azzurro,
ma nel cappone, o lesso o vuogli arrosto;
e credo alcuna volta anco nel burro,
nella cervogia, e quando io n’ho, nel mosto,
e molto più nell’aspro che il mangurro;
ma sopra tutto nel buon vino ho fede,
e credo che sia salvo chi gli crede…

[da Luigi Pulci]


La vogliamo smettere di giocare ai dottori e di nasconde tutto a tutti, fratacchioni di Agliana?

 

 

14 Voi siete la luce del mondo; non può restare nascosta una città collocata sopra un monte, 15 né si accende una lucerna per metterla sotto il moggio, ma sopra il lucerniere perché faccia luce a tutti quelli che sono nella casa. 16 Così risplenda la vostra luce davanti agli uomini, perché vedano le vostre opere buone e rendano gloria al vostro Padre che è nei cieli.
[Matteo 5,14-16, Cei] 

 


 

QUANDO BASTA, BASTA. E ora a Agliana la misura non è semplicemente colma, è da mo’ che trabocca! L’ultima – poi vi racconterò anche altre in fila, ma iniziamo da qui – l’ha messa in moto l’attivissimo prete di San Piero, il mio compagno di scuola Paolo Tofani, noto adepto delle armate rosse anti-salviniane e filo-democratiche, pronte a far saltare Israele.

Ho notizia certa – e per questo non guardo in faccia a nessuno e parlo, perché di mafie e camorre ne ho pieni i coglioni – che di recente il ragionier Paolo Tofani ha scritto al dottor Luca Benesperi per tirargli le orecchie sulla questione dei buoni-spesa per i poveri.

I poveri, per il ragionier Tofani, sarebbero, in questo caso, i pakistani che vivono, convivono, vanno e vengono e fanno quel che cazzo vogliono, in una terra che non è la loro; una terra in cui sono entrati anche clandestinamente; una terra in cui non risultano iscritti come residenti: un territorio in cui, sostanzialmente, non esistono nemmeno.

E già qui il ragionier Tofani dà fuori di testa e sembra mostrare tutti i segni di uno squilibrio etico-civico-morale perché, nell’inseguire i rivoluzionari principi della uguaglianza universale, dimentica che Cristo ha anche detto che, pur essendo tutti fratelli, a Cesare va dato ciò che è di Cesare e a dio quel che è di dio. Ma evidentemente queste idee nemmeno passano per la mente ragionieristica di Paolo, più abituata alle finche (andate a studiare, progressisti della «scuola degli asini» dell’Azzolina!) che non ai problemi di natura più squisitamente teologica.

Don Paolo Tofani, fra le inchieste della stampa e la Misericordia, preferì dire: «Non voglio essere coinvolto». Un altro disse: «Chi volete, Gesù o Barabba?»

’O prièvete (citazione da Filumena Marturano) è convinto che Luca Benesperi, rappresentante del male, del maligno, di Salvini e di tutti gli stronzi umani, che non la vedono come lui secondo il principio evangelico cheguevariano & cheguepapiano, non sia sostanzialmente degno di vivere perché «discrimina» gli ultimi: ove per ultimi, in questo caso, il ragioniere della propositura di San Piero intende i pakistani, gentilissimi signori molto musulmani, che sono i primi, in casa loro e in casa nostra, a tagliare il collo delle figlie e a bastonare a morte le mogli se non fanno quello che dice il babbo in nome di Allah.

Ma oltre a questo, vorrei ricordare allo “zi’ prète” – come dicevano i bambini di Roma al gesuita che ripeteva “state buoni, se potete”, cioè san Filippo Neri – con il pallino della ragioneria (ma molto meno del ragionamento), che, quando accadde tutto il casino della Misericordia del geometra (sbaglio?) Artioli, direttore di banca e khan indiscusso di quella premiata ditta: quando successe tutto quel boscabbaccano, don Paolo, l’eroe dei due mondi (umano e divino: dio e il Che) scappò a gambe levate!

La prima cosa che fece fu discriminare Alessandro Romiti dai suoi amati parrocchiani catto-comunisti,  tutti stretti in indignazione intorno a lui: un Romiti “stronzificato dinanzi a tutti” che, pur essendo cattolico e assai attivo in parrocchia, fu rimosso sia dalle letture liturgiche in chiesa, che dalla memoria collettiva perché… aveva offeso il Soros locale, il benefattore delle tre cause perse in tribunale a Pistoia a forza di voler fare tutto senza alcun rispetto di uno statuto misericordioso che o non c’era o, se c’era, non veniva fatto vedere né veniva applicato: perché lui, il signor Soros/domineddìo, il khan di tutto, sceglieva personalmente e a «ragion discrezionale» chi voleva iscriversi alla s-Misericordia di Agliana come socio.

E come corse, san Paolo Ragioniere, a distribuire in chiesa una bella letterina che, prendendo le distanze dalle nostre inchieste, chiariva, agli orbi e ai torbi di Agliana, che lui a tutto credeva fuorché alla “correzione morale”, anche se era il correttore morale del paradiso dell’Artioli. Davvero una grande rivelazione della fede per un presbìtero (o forse, meglio, un presbischero)!

Don Paolo Tofani. Propaganda dall’altare

Caro ragioniere: non si può servire a due padroni, cioè a dio e a Mammona. Già prendere pubblica posizione (pro-Palestina e anti-Salvini) è discriminazione, caro Paolo Tofani.

Figurati, poi, dare di discriminatore a chi, nell’amministrare Agliana, segue le regole imposte dalle leggi italiane. «Non confondiamo il culo con le quarant’ore», disse la donnina che pregava in chiesa mentre quello che stava dietro a lei le maneggiava, bel bello, le mele.

Il vero discriminatore sei tu:

quando facesti fuori Alessandro Romiti, perché dava scandalo (ma io credo di più perché infastidiva il geometra ex-direttore di banca e poi Soros locale e khan di tutto)

quando non apristi mai bocca nel momento in cui potevi farlo e Soros-Khan non voleva nuovi soci in Misericordia per il timore di veder crescere il dissenso contro la sua linea di amministrazione in assemblea (vuoi i nomi? Te li diamo, se vuoi)

quando non ti soffiasti nemmeno il naso al momento in cui la moglie di Soros-Khan, medichessa della famiglia Romiti, sellina e perciò democraticamente santa e scriminata in partenza come la Madonna, si sentì talmente offesa per i rilievi rivolti al modo di amministrare la Mise del marito, che “ripudiò” in tronco la famiglia Romiti e tutti i suoi membri, da lei assistiti da un bel po’.

La verità che predichi dall’altare, caro ragioniere della parrocchia di San Piero, la devi vivere ed esserne garante in prima persona, prima di additare gli altri e richiamarli alle loro responsabilità.

Ma dimentico che il vostro non è il Credo Niceno, ma quello di cui parlano Marx-Lenin-Stalin-Fidel-Mao etc.. Ed è lì l’ambiguità che vi fa credere, con la vostra proterva superbia, che il vostro Cristo parlasse con la lingua della sinistra o di papi buoni per modo di dire.

Don Tofani e don Luciano Tempestini, nuovo correttore morale dela Misericordia di Agliana. In realtà siamo rimasti come con frutta e verdura a… Km Zero!

Sempre vicini al potere – e soprattutto quello economico che, magari, a Natale vi fa un donativo di 5mila euro per le vostre porte aperte (ma solo a chi vi pare) –; accecati dalla frenesia di voler salvare il mondo ad ogni costo, forse perché credete molto meno in dio di quanto volete far credere (un bello studio psicanalitico sul fenomeno del “io credo” potrebbe svelare molti arcani misteri di certi narcisismi alla don Biancalani – che, fra l’altro, mi dicono che non abbia mai consegnato all’Ing. Selmi la vera lista dei nomi dei neretti di Vicofaro, perché perlopiù clandestini: perché la procura non verifica?), voi, giusti e salvatori dell’universo, avanzate come l’arca dell’alleanza scagliando fulmini e razzate a destra e a manca; e mostrate di essere settari, malevoli, discriminatori, razzisti, nazisti, fascisti, spregiatori dei non-uguali-a-voi, assai più degli ebrei del Vecchio Testamento, abituati a far genocidio di ciò che trovavano sul loro cammino.

Ma il viso non vi si arrossa mai di vergogna, piuttosto che del rosso-comunista che sprizzate da ogni poro? Il geometra ex-direttore di banca, Khan indiscusso della Mise e neo-Soros di Agliana, che magari “pratica” come si dice da voi, ci ha nuovamente querelato perché si è sentito offeso per altre due o tre note che abbiamo scritto. Buon pro gli faccia, accecato com’è dall’odio nei nostri confronti perché non può farci fuori mettendoci un sasso in bocca come a Palermo! Anche lui è un «salvato a priori» e andrà in paradiso perché è di sinistra?

Noi ci contentiamo di stare all’inferno (dove anche Bergoglio riconosce che andrà a finire), ma senza tradire il «santo vero», come il Manzoni chiamava la verità.

Era il 2013. La lingua non è mai casuale e batte dove il dente duole. Era quell’ancora che diceva molte cose sul Presidentissimo

Ragionier Tofani, geometra Artioli: accomodatevi! Aggiungete un’altra querela a tutte quelle che ci avete già fatto. Dimostrerete una volta di più il vostro pensiero debole e quanto siete catto-misericordiosi e cristiani capaci di perdonare a chi vi offende, di sopportare le persone moleste, di amare il prossimo vostro come voi stessi. Chapeau!

Ma per favore, buffoni! Siamo tutti con un piede nella fossa, ultrasettantenni e morituri e voi, come quei due zombi di George Soros e Bill Gates fate a gara a chi è più ganzo e benefacente?

Minchia, che coraggio!

NOTARELLA

Di questa uscita avevo dato annuncio all’amministrazione comunale. Che non si è nemmen girata per un colpo di telefono e per parlare un istante di certi problemi. Perché di problemi si tratta: problemi che investono anche equilibri di giunta, dato che la lettera del ragionier Tofani non è andata – mi sembra che mi abbiano detto – solo al sindaco, ma anche all’assessora Avvanzo. Se non è così, chiedo scusa.

Evidentemente l’amministrazione aglianese segue la regola-Aveta, disposizione con cui si [A]v[i]eta di parlare con i giornalisti.

La verità è come la piscia: prima o poi la devi fare

Peccato perché la stampa – e specie quella che scopre i sederini d’oro come la nostra – è il prerequisito della democrazia, checché ne dica il compagno Guido Del Fante, che ne sa una e ne sa tante, impegnato a tacere e promuovere il pensiero unico acefalo.

Il problema, dicevo, c’è e resta: tant’è vero che stasera ci sarà una riunione proprio su questa “benedetta” lettera del ragioniere di dio.

Se mai, fàteci sapere com’è andata. Ma non preoccupatevi troppo, perché, anche se trattenete la piscia, prima o poi vi scappa uguale – e lo veniamo a sapere tutti.

Edoardo Bianchini
[direttore@linealibera.info]
Il diritto di critica si scrimina da sé se presenta non soltanto la verità vera, ma anche solo verosimile… [Cassazione]

 

Ogni volta che parliamo, la gente querela. O perché chiama i giudici in aiuto affinché ci puniscano? Non farebbero prima, quelli che ci vogliono bene, a rispondere, con carte alla mano, a tutti i nostri rilievi?

Libertà di stampa…? Nessuna, finché non finirà il Pd

No, loro s’indignano e invocano la legge. Ma la legge, in Italia, dov’è, scusate? Nella chat dei magistrati che si dividono le torte? In Bonafede che manda a casa i mafiosi? In Renzi che difende Bonafede? Negli intrugli della Boschi? Nei 37 milioni di mascherine di Zingaretti? In un governo illecito e illegale? In un parlamento illecito e illegale? In un’Italia che non rispetta la Costituzione? In un’Asl che dovrebbe fare ispezioni a sorpresa nella sede bonellina del Pd, ma che preavvisa i compagni di partito e fa lo stesso giochino delle falsazioni tipiche di quando Mussolini ispezionava gli aeroporti?

Non lo vedete che i fascisti non sono mai passati di moda, ma sono solo finiti nelle file del Partito Dominante e della santa chiesa cattolica?

Volete arrestarci perché lo diciamo? E fàtelo! Oppure sparateci con un fucile da caccia grossa.


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