covid-19, pandemìa & pandementi. PIANA PISTOIESE, UNA VISCHIOSA MORCHIA ROSSA ULTRASETTANTENNALE E TRE AMMINISTRAZIONI CON LA MASCHERINA CHE BOCCHEGGIANO

Molliccio's story: spietata analisi dell’incapacità della destra di fare pulizia di tutta la “morchia rossa” lasciata in giro dai progressisti grazie a un collaudato sistema di affari nutrito di «stanchezze e di silenzi». Pistoia, Agliana e Serravalle alle prese con le ambiguità del bloccatutto-Bassanini e all’inefficienza calcolata dei dirigenti apicali, gli ormai inutili “segretari comunali”
LA MASCHERINA FA MALE A TUTTO. «Un pene in marmo, alto circa un metro e pesante 200 chili, è comparso nella giornata di ieri [18 maggio] in piazza San Marco, davanti a Palazzo Ducale. A riportarne la foto è stata la pagina facebook…». Divertitevi a cercare, ma soprattutto provate a pensare e ad agire

MASCHERINA A TUTTI QUANTI,

BOCCA CHIUSA E SEMPRE I GUANTI:

SE ACCETTATE QUESTI IMBROGLI

SBATTERETE SUGLI SCOGLI


Per leggere la notizia cliccate su questo link in rosso [Grazie a Elisabetta Bernardi per la segnalazione]

 

PISTOIA, città di geni incompresi, ma molto meno di cromosomi qualificati.

Caravanserraglio della sinistra più progressista del progresso, e antesignana del rosso-progressista dopo essere stata la vasca di tintura della lana color nero-fascista.

Pistoia è troppo nobile per conoscere un famosissimo personaggio viaggiatore della Porrettana, che ha passato una vita a stupire quei tre o quattro stranieri che venivano o andavano a/da Porretta o a/da Bologna: Molliccio.

Voglio ricordarvelo io, perché l’ho visto e conosciuto. Saliva, Molliccio, al Molino del Pallone, confine Toscana-Emilia. Un borsone in mano, un’ombrella sgangherata infilata sotto i manici del borsone, e una particolare abitudine: quella di calarsi i calzoni all’improvviso e di mostrare, urbi et orbi, il contrario del suo soprannome; un vero e proprio – come dicono alla Sambuca – “pasóne” di castagno, uno di quei pali con la punta che si piantano in terra per fare una staccionata. Mostrava quel che aveva: non quello che non poteva avere, nonostante il suo soprannome di Molliccio.

Nella Piana pistoiese ci sono tre Comuni che hanno fatto lo sgambetto alla famosa sinistra (ex-fascista e denuncia-ebrei, anche se oggi dà la cittadinanza onoraria alla Segre togliendola a Mussolini…) che dovrebbero essere indicati come «Mollicci ad honorem» 1-2-3, non solo di nome, ma anche, e soprattutto, di fatto.

Se i sindaci di Pistoia, Serravalle e Agliana, avessero, per una volta, il coraggio di calarsi i calzoni, sono sicuro che i presenti (quelli che la sinistra radical-Rolex definisce col termine fino di “astanti”) non se ne accorgerebbero neppure perché, contrariamente a Molliccio che scendeva e saliva a Molino del Pallone, loro non hanno un poderoso “pasóne” come terza gamba, ma un cosino come una lumaca; e non due coglioni come occorrerebbero per affrontare la bonifica di 75 anni di discarica politica Pci-Pd, ma appena due bacchine di ginepro (e neppur profumate).

Frank Sinatra. Foto segnaletica

Fama di loro il mondo esser non lassa, scriverebbe quel politicamente scorretto di Dante, se ancora fosse qui. Al posto di Molliccio, forse ai tre primi cittadini di cui parlo, meglio si addirebbe il nome di Tremarella.

Come faceva intendere anche Orazio, sto frustando i vizi e non le persone: Alessandro Tomasi, Luca Benesperi e Piero Lunardi li conosco bene e sono anche amici. Ma che dal loro insediamento ad oggi non abbiano cavato neanche un “ragnolo” dal buco; non abbiano preso la loro opposizione per la collottola e la abbiano fotografata con il cartello in mano per una (dico una sola) cosa fatta a “cazzo del cane”, come diceva una mia allieva ungherese, non sta proprio né in cielo né in terra. Siete Mollicci? Siete Tremarelle? Siete budini molli?

A PISTOIA Alessandro Tomasi finisce sotto tiro ogni giorno per i più disparati motivi, da don Biancalani alle cazzate del suo capogruppo Galligani, e tutto tace. Al tempo della Bibbia di Bibbiano, per essere più politicamente corretto della correttezza stessa, fece fare al Galligani, se non ricordo male, un intervento simile alla cura di una cancrena con appena 10 gocce di acquasanta su un cerottino Salvelox e si lascia menare per il naso da un presidente di regione che viene a salvare Vicofaro, proprio lui che ha perso 428 milioni di euro dei toscani a Massa.

A SERRAVALLE Piero Lunardi «ne tocca» (come si dice qua) dai comunisti per il cloruro di vinile e non solo: quegli stessi comunisti che piantarono il paletto nel popò di Casalguidi con la discarica del Cassero; mentre un FdI, debole come me quando mi alzo al mattino, smanetta a vuoto, perché non ha né uomini né palle, e tira a campare. Intanto i compagni dell’Asl, con l’analisi epidemiologica, non trovano connessioni con i sarcomi e l’inquinamento, ma tutti zitti: procura della repubblica compresa. Che non è nemmen capace – alla faccia dell’obbligatorietà dell’azione penale – di ordinare saggi, carotaggi e analisi della sentina marcia del Cassero: accertamenti non da fare a Monsummano, ma, se mai, in Nuova Zelanda per essere più sicuri in merito all’attendibilità delle risposte.

AD AGLIANA, che forse sta al pari con Pistoia quanto a potenza di fuoco rosso e danni necessari e conseguenti, Luca Benesperi trema come una fogliolina verde di faggio nata a fine aprile; dinanzi a un porcaio di rigiri amministrativi che, come giornale, abbiamo denunciato (i libri dei morti, del pane e delle rose, del fu comandante Nesti) e che nessuno si azzarda a portare in procura, fin troppo sorda a qualsiasi sollecitazione che non sia una smitragliata di querele per diffamazione a mezzo stampa: un po’ pochino, penso, per chi dovrebbe stare dietro a cose serie e non a pisciate di gatto al muro da parte di personaggi più o meno squallidi – tutta gente che, più che sentirsi offesa, dovrebbe essere messa in candeggina e, successivamente, ripassata almeno tre o quattro volte in risciacqui e centrifuga veloce e con una bella dose di Ace non gentile, ma maleducata.

In tutti e tre i casi, questi Comuni-Tremarella hanno anche un medesimo problema di fondo: che, peraltro, risale ad uno dei padri fondatori dello sfascio della Prima (malfunzionante, ma pur sempre funzionante) Repubblica; l’esimio Franco Bassanini, un genio alla Delrio che smantella le province e le lascia senza braccia, senza gambe e, soprattutto, senza cervello.

Il problema di fondo è un sistema elettorale in cui sulla carta conta il sindaco, ma di fatto non conta un cazzo, perché è soggetto agli umori dei suoi assessori e delle liste che lo hanno appoggiato “appoggiandoglielo”, al contempo, fra le chiappe chiare. Il tutto con l’illusione che i cittadini scelgono un uomo, ma con la certezza che quella scelta non vale una cicca spenta male. Subito dopo, l’intoppo micidiale è l’ibridazione razziale dell’amministrazione pubblica.

Franco Bassanini. Gran bel guadagno con i suoi decreti!

Mi spiego, o geni di sinistra e cromosomi sciupati di destra: contano più i politici o i cosiddetti dirigenti (di se stessi)? Franco Bassanini la fece franca a pro del suo partito: scriminò per legge i politici; mise palate di quattrini in gola ai parassiti; dette loro il diritto di vita e di morte, attribuendogli la capacità di operare come in una qualsiasi azienda privata. Solo che nel privato i quattrini sono del padrone, mentre nel pubblico, sono sudore del popolo. Un popolo a cui quei quattrini vengono democraticamente sottratti dai «parassiti di stato».

In quest’organismo geneticamente modificato, con il superamento bassaniniano della vecchia legge comunale e provinciale, compare una serie di “retribuibili” che la politica crea a sua immagine e nel proprio personale e non chiaro interesse: si parte dalla posizione organizzativa (kapò, 1 forcata di concio in quattrini) e si giunge fino alla più alta dirigenza (colonnello comandante o generale, 2-10, 100, 1000) forcate di concio in quattrini.

Tutti mangiano, tutti biasciano e tengono la bocca chiusa. La giustizia non vede niente: è lì solo per le querele per diffamazione, che finiscono risolte con il copia-incolla e il rinvio a giudizio – tanto per levarsi i problemi di torno.

Al sommo di questa “catena alimentare”, nei comuni resta il cosiddetto Segretario Comunale (da caporale a generale, a seconda dei casi). E qui casca l’asino. Perché questi, non altrimenti definibili che “parassiti”, come compito unico hanno quello di annuire all’amministrazione che li ha scelti (ma solo finché fa loro comodo: dopodiché, per tutte le grane, invitano il comune a dare le patate bollenti a un consulente legale esterno, magari loro amico), fare finta di non vedere, decidere di non decidere. Volete querelarci anche per questo libero pensiero che rappresenta il nostro punto di vista su una palpabile realtà?

La segretaria Madrussan aveva una voce da sirena

Onestamente ditemi: un segretario generale riesce a beccare anche 60mila euro l’anno con un «mezzo servizio» (due-tre giorni a settimana: bel lavoretto, no?) e 120mila se a doppio servizio su due Comuni. Fa come vuole, decide quel che vuole e non è più soggetto al prefetto (altro parassita inutile di risorse pubbliche; residuo fascista, ma non spregiato nemmeno dalla democratica Lamorgese col nasetto all’insù) ma a una “congrega” di sindacato fasullo di segretari, che si autoproteggono e proteggono i loro co-membri/con-colleghi (tantopiù se sono integrati e organici al sistema).

Crudamente, sembra di vedere la riproduzione del Csm e delle correnti della magistratura indipendente; o anche le varie corporazioni dei professionisti con le loro ridicole commissioni di sciplina che giudicano a seconda del PoDere in cui si coltivano gli orti sociali.

Non voglio parlare di Pistoia e neppure di Serravalle: se mai ci tornerò in séguito. Mi fermo al grande Comune democratico dei resistenti della Piana come Magnino Magni & C.. Questo «suk di democratici» è passato per le mani di tre segretarie generali (Madrussan, D’Amico e, oggi, Aveta) e presenta ancora tutti i “ragnoli” nei loro buchi: tranquilli e protetti. Assolutamente indisturbati.

Donatella D’Amico. Ma la fascia non voleva andare a posto…

La Madrussan concesse tutto ciò che i politici democratici decisero fosse dato ai loro unti e prediletti dalla stella rossa (uno dei quali fu il dottor Andrea Alessandro Nesti, l’uomo che ha portato in tribunale tutto e tutti a prescindere – alcuni direttamente, altri con denunce perfino anonime; l’uomo definito “ottimo comandante” da Vladi-Rino Fraga-Putin: testa-di-legno, forse, di Paolo il Bello, sovrano dei minsetroni e della chitarra).

La seconda, più nota come Fata Smemorina, fece i bagagli in fretta e furia, ma (ci risulta) non prima di aver accuratamente cancellato tutta la cartella del proprio computer senza che ne restasse traccia: ci spiegate perché, democratici di sinistra alla Guido Del Fante, se i documenti e l’archivio erano chiaramente di proprietà degli aglianesi e non della fatina medeima? Al massimo avrebbe dovuto portare con sé lo spazzolino da denti e il pettine.

La dottoressa Paola Aveta a Murano

La terza, la dottoressa Paola Aveta, è qui. Ma finora, a nostro parere, non ha fatto altro che girarsi i pollici e aspettare. A farlo, evidentemente, non è solo quel genio di Conte e quel sordomuto del non-presidente della repubblica. È probabile che non le abbia fatto bene la pandemìa a causa della quale non ha forse avuto la possibilità di festeggiare il Carnevale a Venezia come in passato.

Ma i problemi non si risolvono così, cara dottoressa Aveta, del tutto sfavorevole al nostro giornale (e lo capiamo, perché diamo non poca noia!). I tori (Agliana non è un vitellino…) vanno presi per le corna, non per la coda. E questo dovrebbe capirlo anche l’amico Benesperi-Tremarella insieme a tutta la sua giunta di «denti di latte».

Questo concerto, per bacchette e tamburo, vuol dire solo una cosa: decidetevi, amministratori di destra che avete disarcionato i politicamente divini. Svegliatevi! L’ora della colazione è passata da un pezzo. O altrimenti decidete di tornarvene definitivamente a letto, dato che state dormendo in piedi.

 

NOTA ad hoc per i dipendenti e gli amministratori di Agliana.
Non aspettate nessuno scoop, almeno per ora. Vi abbiamo preso in giro con un annuncio da primo di aprile… Sì… no…?
Ma sarà davvero così? E chi lo sa? Chi vivrà vedrà. È il bello della diretta.

Edoardo Bianchini
[direttore@linealibera.info]
La Costituzione non è stata ancora abrogata

Libertà di stampa…?

Il difficile, in questa santa democrazia italica, non è ottenere qualche miglioramento della propria condizione: è poter godere dei propri diritti.
Te li negano tutti, specie le istituzioni a partire dallo s-governo.
E più li chiedi, più querele ti becchi.
Ora: è possibile che il mondo debba andare avanti in questo modo con così tanti democratici in giro…?


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