“DANCING THE BLUES”, MUSICA D’ALTRI TEMPI

Marcos Coll, Massimo Grossi, Stefano Ronchi, Enrico Cecconi, Emiliano Degl’Innocenti
Marcos Coll, Massimo Grossi, Stefano Ronchi, Enrico Cecconi, Emiliano Degl’Innocenti

PISTOIA. Sembrava davvero di essere tornati indietro di un paio di decine di anni. La gente, non moltissima, che popolava il giardino del liceo classico Forteguerri, era quella dei nostri giorni, ma la musica che arrivava dal palco, quella organizzata dal Pistoia Blues per riempire questa settimana di silenzio forzoso tra Hozier e i Passenger, era un blues antico, quasi dimenticato, comunque difficilmente riproposto.

Ma se il bandleader si chiama Emiliano Emiblues Degl’Innocenti, tutto è possibile, soprattutto tuffarsi nelle chicche del passato e avere la netta impressione che siano appena nate. Ha iniziato con Stefano Ronchi, altro gran bel chitarrista, con una voce che ha poco da invidiare in giro, spolverando parte di quel repertorio che qualche giovanissimo, sulle seggioline blu, in questo caso provvidenziali, non credeva fosse mai stato scritto.

Poi, però, la gente aveva voglia di ballare e allora, visto e considerato che la sera era sottotitolata Dancing the blues, Emiliano Degl’Innocenti ha chiamato sul palco, alla spicciolata, Marcos Coll, all’armonica, seguito, nel giro di brevissimo, da Massimo Grossi al basso e Enrico Cecconi alla batteria. Era arrivato da poco più di mezz’ora dalla Svizzera, il Cecco, di ritorno da una mini tournée europea.

Contattato telefonicamente tra Lucerna e Ginevra, aveva dato assicurazione di esserci, all’ora stabilita, al giardino del liceo classico di Pistoia. Gli occorreva la strumentazione, però, che non aveva con sé: nessun problema. A casa, ad aspettarlo, c’è la compagna Laura (gran bella voce, senza darsi arie), che investita dalle incombenze strumentali, si è preoccupata di radunarle e fargliele trovare lì, dove dovevano, all’ora presunta: l’amore è anche questo.

Ma al di là di questa personalissima considerazione umorale, il dato di fatto, sotto le orecchie di tutti i presenti, è che questo batterista, che ha imparato a suonare la batteria da Ginger Becker, che ha suonato con i più grandi, da Buddy Guy a scendere, che è uno dei più illustri testimonial di Luigi Tronci e di cui ne tessiamo le lodi da quando era minorenne, è ad un livello di preparazione tale che è in grado di segnare il tempo con chiunque, ovunque e in qualsiasi condizione.

Emiliano Degl’Innocenti lo sa benissimo ed è per questo che non ha avuto problemi ad investirlo e assoldarlo per la bisogna all’ultima ora; Stefano Ronchi invece, ne ignorava, fino a ieri sera, le doti, che ha sottolineato in più di una circostanza, live, quando il sound non si è minimamente scomposto nonostante la sintassi musicale avrebbe potuto correre il rischio di naufragare.

Prima di mezzanotte, come civiltà suggerisce e impone, qualora qualcuno pensi di poterla ignorare, si sono spente le luci e le danze, sfrenate di una coppia arruolabilissima sotto il palco e modeste di quelli meno capaci in fondo al giardino, si sono fermate.

Stasera, però, nello stesso posto e alla medesima ora, la musica si riimpossesserà del tempo, dello spazio e dell’armonia con un’altra esibizione degna di note, attenzioni e movimento: Guitar Crusher & The Magic Bones.

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