dead man’s chest. GIUSTIZIA E PUBBLICA AMMINISTRAZIONE A SARCOFAGO CITY, «QUINDICI UOMINI SULLA CASSA DEL MORTO»

Lavorare stanca è una raccolta di poesie di Cesare Pavese pubblicata nel 1936. Roba antica, dunque, ma che in Italia – il paese dei Napolitano, dei Mattarella, delle Cartabia, dei Pd e dei Soumahoro, salvo se altri milioni… – è sempre attuale


Un calvario iniziato nel 2020 e non ancora terminato


ANCHE A LOTTARE SOL PER I DIRITTI

I POVERI ITALIANI SONO FRITTI.

CHIEDI IL TUO, CITTADINO? ASPETTA E SPERA!

E BEN TI VA SE NON TU VAI IN GALERA…


 

«Medice, cura te ipsum». Traducételo per l’avvocata Elena Giunti

 

Ve lo dimostro ripassando la lezione del processo politico contro Linea Libera; il suo direttore (io che scrivo) e uno dei suoi più validi scoperchia-popò che ci siano, Alessandro Romiti.

Tutta gente che – contrariamente a quanto pensano Claudio Curreli e Giuseppe Grieco – il giornalismo montanelliano lo vive da sé ogni giorno: e anche se non viene gambizzata, come il maestro, viene condannata alla galera perché chi è stanco di lavorare trova più facile applicare lo stalking giudiziario che un attento, impegnativo e faticoso esame delle situazioni, utile a riportare la legalità dov’essa è ricoperta di concime, come accade non di rado nella pubblica amministrazione.

 

PUNCTUM DOLENS

 

Partiamo dal cosiddetto punctum dolens, ossia l’origine del male nel mondo nonostante Dio. È citazione di pensiero manzoniano, o colti democratici del pensiero unico contemporaneo!

Il tutto inizia – per chi non ricordasse – da mie segnalazioni quasi giornaliere alla procura della repubblica di Pistoia, perché indagasse su come al Comune di Quarrata siano stati rilasciati autorizzazioni e permessi “di manica larga” a un tizio, il ragionier-non dottor Romolo Perrozzi, evidentemente comunque favorito dall’amministrazione Sergio Gori-Mazzanti-Romiti.

Peggio che arrivare al tesoro dei pirati…

Giorno dopo giorno scrivo e ripeto: andate a controllare perché questo signore (che poi risulta anche molto caro alla procura pistoiese) ha ottenuto dal Comune di Quarrata non solo l’autorizzazione a chiudere tre strade vicinali-interpoderali, che dovevano rimanere aperte; ma addirittura anche la trasformazione di due piazzole, subordinate da sempre a servitù di uso pubblico di parcheggio lungo la Via Vicinale di Lecceto, in «parcheggio privato esclusivo con passo carrabile». Una fantozziana cagata pazzesca!

Da quanto ho capito, si mobilita, alla velocità della luce, il sostituto Claudio Curreli. E ordina di indagare al luogotenente Salvatore Maricchiolo. Parte in tromba, insomma, un sostituto che dovrebbe, lui per primo, a mio giudizio, essere indagato.

Infatti: 1. è incompatibile su Pistoia perché lavora gomito a gomito con la moglie Nicoletta Maria Curci; 2. fa il defensor legis, ma favorisce e coordina i flussi dei clandestini investito della carica di coordinatore della capofila Terra Aperta, legata alle onlus dell’accoglienza clandestini.

Salvatore Maricchiolo, luogotenente CC di Quarrata, va a prendere informazioni su come stiano le cose, non da me, ma da coloro che hanno favorito (lo sottolineo e lo sottoscrivo: favorito) il Perrozzi.

«Avete favorito – chiede Salvatore al sindaco Mazzanti e al suo staff tecnico, in primis Iuri Gelli – il ragionier non-dottor Perrozzi?». Risposta: «Noooiiii? Nooooo, mariscià! Ma scherza! È il Bianchini un pazzo visionario che non capisce una minchia. Guardi qua: ecco tutte le autorizzazioni e i permessi che gli abbiamo rilasciato».

E gli mostrano una caterva di cartacce igieniche mezzo usate: ma ovviamente tacciono i motivi che ostacolerebbero le concessioni medesime di manica larga.

 

CARTA IGIENICA COME “ROSE ROSSE PER TE”

Della Cassazione sia Curreli che Gireco si servono: ma solo se non dà loro fastidio. Quando difenderebbe una persona destinata al patibolo, allora la Cassazione può andare a farsi friggere…

 

Claudio Curreli si arrota i denti, affila le unghie e nel giro di tre mesi tre, procede. Veloce così il sostituto tosto (come lo definiscono qua i suoi fans), ha agito solo con Hitachi Rail nel richiedere tabulati telefonici espressi: è scattato dal venerdì al lunedì.

Improvvisamente arriva da me il maresciallo Mario Tari e altri tre militi. Giungono a sequestrare (grazie alla distratta e, a mio parere di filologo titolato, superficiale e incompetente in italiano, Patrizia Martucci) quattro computer, un cellulare e un tablet.

Si noti che la Cassazione, pluri-citata da Curreli e Grieco, ha ben ribadito che ai giornalisti questi strumenti di lavoro non possono e non devono essere toccati né tolti. Mai i magistrati di Pistoia la legge se la fanno da sé: su misura, come le scarpe di Baffino D’Alema o i suoi completi di velluto, che quel barbiere di Gallipoli andava a farsi cucire in Sardegna, a uno stonfo di lilleri per volta.

L’irreprensibile Curreli, che fa quel che vuole nel silenzio complice dei colleghi, degli avvocati, di tutta Pistoia, del Csm e di Dio Mattarella (con suo figlio Davide Ermini e la procura della Cassazione), senza prove (lo sottolineo e lo sottoscrivo: senza prove) ottiene quel che ho detto. E per giunta la Gip Martucci mi ordina di stare alla larga (300 metri almeno) dal Perrozzi e di «non comunicare con lui».

Ma con lui, Gip Martucci, scarsa in italiano (sia in scrittura che in comprensione della lingua), chi ci ha mai comunicato? L’ultima volta che vidi Parigi, per citare un film famoso del 1954, era stato il 31 dicembre 2008; non avevo mai telefonato al Perrozzi per tormentarlo; ho appena risposto ai suoi avvocati rompicoglioni (Landoni, Lastraioli) ed ecco che scattano i forti indizi di stalking?

Che pensare se non che a volte anche i magistrati sono persone più comuni degli altri comuni mortali a cui il cervello, improvvisamente, si mette a scorreggiare come fa Biden?

 

E IO SCRIVO LO STESSO

Ognuno deve fare ciò che sa fare. Fàtevene una ragione: il mio mestiere è scrivere

 

Mi è stato imposto dalla Martucci di «non comunicare» con il Perrozzi: non di smettere di scrivere sui fatti che lo riguardano (protezionismi e favoreggiamenti vari).

Quindi io continuo a scrivere tranquillamente: e senza contravvenire agli ordini della Martucci. Sono un stalker? Non credo. Sono scarsi e imprecisi, in lingua italiana, i magistrati? Ne sono più che convinto.

Eppure la Gip Martucci, istigata dall’irreprensibile Curreli, mi perseguita con un provvedimento di arresti domiciliari, poi durati 104 giorni e riconosciuti illeciti. Roba da polizia dell’impero austro-ungarico, se non da regimi stile Saddam.

Se la Martucci avesse la responsabilità civile e non fosse una privilegiata/favoreggiata del/dal sistema; e dovesse pagare i danni di tasca sua (e non caricandoli sul popolo bue), sono convinto che sarebbe più saggia e cauta di quanto intenda far credere con molte delle sue iper-discutibili decisioni.

 

 

CONTRADDIZIONE E VIOLENZA

 

Tre signore avvocate (Elena Giunti, che non sa il latino; Cristina Meoni, che difende il falso testimone Maurizio Ciottoli, il segatura-cianchettatore; e Elena Augustin, sensibile difensorA di un falso epigastràlgico, comunque calunniatore, Bibò Pedrito Benesperi, uomo della coerenza morale, altrove detto bimbominkia o cacaiola…) si rivolgono al Pm Tommaso Coletta per chiedere che sequestri Linea Libera e ne impedisca la lettura in linea. Ma il Coletta, facendo sottoscrivere la risposta anche a Curreli, rigetta l’istanza perché nessuno può impedire a nessuno di scrivere. Occhio; sottolineo: Curreli il tosto sottoscrive e approva il rigetto marca-Coletta, capito?

Domanda: ma allora perché mi avete sequestrato 4 computer, il cellulare e il tablet? E perché ve li tenete, padroni della legge dei nostri malmessi destini, cui sono negati tutti i diritti? Siete solo dei «visi pallidi che parlano con lingua biforcuta», direbbero Toro Seduto o Cavallo Pazzo. Oppure siete impreparati in diritto e lo dimostrate contraddicendovi. Oppure, peggio ancora, solo dei poveri uomini in malafede che si nascondono dietro un loro potere malgestito, ingiusto e pericoloso.

Questo documento è una illogicità manifesta. Io posso scrivere quello che voglio. Lo dice Coletta, lo dice Curreli, ma i miei strumenti per scrivere restano sequestrati. E ciò che è illogico, è illecito; e in questo caso illegale. Vi piace questo paese di Mattarella?

Nel frattempo Claudio Curreli ha provveduto a fare rastrellamento (o forse meglio: abigeato) di altre mille-e-una querela contro Linea Libera e chi scrive. E ha messo insieme una bica di grano o un pagliaio di stupidaggini (a scelta).

E parte all’attacco anche con un rinforzo doc, il sostituto Giuseppe Grieco che, è mia opinione, con me e per estensione (ma questo lo vedremo in séguito) con la mia famiglia – ha un certo qual dente avvelenato.

Insieme i due ci vogliono insegnare a fare giornalismo montanelliano: proprio loro che, innanzitutto, forse, dovrebbero imparare a fare il loro mestiere come si deve per Costituzione (art. 54) e per Codice di Procedura Penale (art. 358) – un articolo che a Curreli sembra non piacere, proprio fin dall’epoca della vergogna contro Padre Fedele Bisceglia..

«Dovrebbero imparare a fare il loro mestiere» significa, spicciolato in soldoni: 1. non hanno svolto una indagine una a modo; 2. hanno ascoltato solo le cosiddette (calunniose) persone offese e hanno dato loro credito in maniera acritica e, pertanto, illegittima; 3. hanno confuso fatti e persone, il che non è poco; 4. non hanno letto una riga una dei documenti ufficiali e inconfutabili di cui erano in possesso o erano stati informati; 5. si sono indegnamente permessi di portare in aula, fatti e persone che niente avevano a che fare con le “accuse” raffazzonate alla meno-peggio. Le prove sono qua: le abbiamo a disposizione per mostrare e dimostrare come opera la cosiddetta giustizia del Bel Paese (Galbani).

Se questo è un servizio pubblico, si sta lustri, come si dice in campagna da noi, dove i cittadini arrivano e snaturano tutti i beni ambientali protetti col beneplacito di sindaci, tecnici e magistrati!

 

E VENIAMO AL DUNQUE

 

L’elemento scatenante è stato – basta vedere la tempistica – il caso del ragionier non-dottor Romolo Perrozzi.

Domanda: quanti di questi 15 uomini sulla bara del morto credete che abbiano letto i documenti che seguono? Li riepilogo, italianisti della Crusca e della Semola:

  1. Legge 24 dicembre 1954, n. 1128. Ordinamento delle anagrafi della popolazione residente. D.P.R. 30 maggio 1989, n. 223. Approvazione del nuovo regolamento anagrafico della popolazione residente. Istruzioni per l’ordinamento ecografico. aggiornamento al 1 agosto 2018 – Art. 22. DUG riferite a strade vicinali, poderali, consortili e di bonifica;

  2. Legge n. 126/1958, «Disposizioni per la classificazione e la sistemazione delle strade di uso pubblico»;

  3. artt. 82, 83 e 90 del Regolamento Edilizio del Comune di Quarrata;

  4. Piano Strutturale – art. 92 Lr 65/2014 – doc.8 disciplina del piano modificato a seguito di conferenza paesaggistica.Frutto dell’intelligenza tecnico-politica del sindaco Mazzanti e anche dell’ingegner Iuri Gelli, che si presenta in aula e depone un uovo falso, ma viene preso sul serio e creduto dal giudice Luca Gaspari;

  5. art. 111 del Regolamento Urbanistico di Quarrata da coordinare con gli artt. 109, 110, 114.Anche qui roba confezionata da Sabrina Sergio Gori, poi ripassata in padella da Marco Mazzanti e Iuri Gelli, il falso testimone;

  6. A.R. Toscana, Firenze, Sez. I, 14 dicembre 2020. Argomenti trattati: strada pubblica e strada privata, sulla nozione di strada vicinale. [b] La differenza tra strada vicinale e strada pubblica. Sentenza n. 1633;

A volte non sanno o non vogliono capire, a volte non sanno scrivere. Nessuno sa leggere. Si dura troppa fatica…

La risposta è semplice: NESSUNO.

O altrimenti non avrebbero mai rinviato a giudizio e fatto condannare chi, come chi scrive, stava dando indicazioni certe e inconfutabili sulla corruttela al Comune di Quarrata.

Per reggere il punto e affliggere chi rompeva le scatole:

  1. Curreli, Grieco, Coletta, Martucci: non hanno indagato, come era loro dovere;
  2. Gaspari non ha voluto vedere i documenti di cui era in possesso, come era suo dovere;
  3. Maricchiolo ha preso il cannocchiale dalla parte dell’obiettivo e non dell’oculare, e ha allontanato le distanze confondendo le acque;
  4. Mazzanti, e oggi Romiti – peraltro semianalfabeti –, continuano a fare orecchie da mercanti (rectius: da asini);
  5. le strutture comunali (segretario Guerrera, Bai, Gelli, Casseri, Gori, Biagiotti, Bertaccini) continuano, in vari modi e con vari stratagemmi e sviamento di potere, a rifiutarsi, di fatto, di intervenire, come loro dovere, per correggere, come dovuto, un immondezzaio di licenze e permessi nulli in radice, in quanto non ammessi dalle norme sopracitate, belle, chiare, salde e pienamente vigenti.

 

IL GIORNO DELLA MEMORIA

Anche molti cittadini italiani vivono l’incubo della giustizia e della pubblica amministrazione distorta, inefficiente e non di rado corrotta

 

Per non dimenticare che il Lager non è solo quello dell’olocausto, ma anche quello dei cittadini italiani massacrati usando la legge rivista e corretta a capocchia, Carlo Nordio deve correre a Pistoia. Meglio, addirittura, se di persona e con una task force.

E voi tutti, gentili lettori (soprattutto democratici e sostenitori delle «autorità costituite care alla Gip Patrizia Martucci), cercate di fare un rapido conto. Oggi, se non sapete fare le somme neppure a occhio, ci sono le famose calcolatrici digitali.

Chiedetevi quanti stipendi vengono pagati al mese, fra Quarrata e Pistoia, e solo per avere un servizio pubblico così palesemente indecente, difettivo, afflittivo, persecutorio, favoreggiatore e di fatto infame, ma classificato con le parole: giustizia, anticorruzione, trasparenza, legalità, accoglienza, cultura democratica, rispetto delle istituzioni e delle «autorità costituite».

Provate a negarlo, campioni istituzionali, se vi riesce senza mandare la gente allo Spielberg con decisioni da dittatura del potere della peggior razza.

Edoardo Bianchini
[direttore@linealibera.info]


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