delitto sammommè. COSA ASPETTA IL COMUNE A COSTITUIRSI PARTE CIVILE?

Solo Italia e Grecia sono inadempienti nella tutela risarcitoria statale delle vittime di reati intenzionali violenti. In attesa del legislatore, inevitabili i processi civili contro la Presidenza del Consiglio dei Ministri
Lamiae Chriqi

PISTOIA. Lamiae Chriqui aveva 28 anni quando è stata uccisa nell’ottobre del 2016, nella propria abitazione a Sammommè.

Era venuta a Pistoia insieme al marito da una zona rurale del Marocco nel 2010 e a Sammommè la coppia dava aiuto, condividendo la fede religiosa, a un pachistano di 29 anni, Hussain Afzal, ospitato nell’albergo Arcobaleno come profugo richiedente asilo all’interno del programma Sprar (Sistema di protezione per richiedenti asilo e rifugiati) sotto l’egida della cooperativa Arkè.

Era stato proprio Hussain Afzal ad assassinare la donna, direttamente nella casa dei coniugi in cui veniva accolto, dopo il rifiuto a una serie di ripetute avances; aveva poi dato letteralmente fuoco a una bombola di gas cercando così di simulare un incendio per coprire il femminicidio.

Per vari ordini di motivi la nuova Giunta Tomasi potrebbe dare un segnale costituendosi parte civile.

In primis episodi come questo ledono profondamente la collettività e l’immagine stessa della città: per l’amministrazione, cui spetta la tutela dell’incolumità pubblica e della sicurezza urbana, la lotta alla criminalità e all’illegalità, sarebbe un fatto di civiltà.

Non a caso altri comuni (Perugia e Terni) si sono già costituiti per vicende tragicamente e ugualmente efferate.

Inoltre la costituzione parte civile del Comune potrebbe stimolare indirettamente il legislatore a sanare un handicap inaccettabile per uno stato occidentale: l’Italia è attualmente con la Grecia l’unico paese membro dell’Unione Europea a non aver attuato la Convenzione europea relativa al risarcimento delle vittime dei reati intenzionali violenti, la 2004/80/Ce.

Palazzo di Giano

La condanna della Corte di Giustizia inflitta all’Italia per il mancato recepimento risale al 2007 e nel 2010 il Tribunale di Torino, a causa appunto della mancata attuazione della direttiva, ha condannato la presidenza del Consiglio dei Ministri a risarcire una donna vittima di violenze.

In pratica per ottenere quanto garantito dalla direttiva 2004/80/Ce in materia di tutela risarcitoria, in Italia si deve ricorrere ai Tribunali e avviare processi civili contro la presidenza del Consiglio. Come del resto sta succedendo, con ulteriori e immaginabili aggravi per lo Stato.

La questione era stata portata all’attenzione mediatica anche da Le Iene, in uno straziante servizio realizzato con interviste dirette a persone con la vita distrutta (vedi qui).

Infine la costituzione come parte civile di Palazzo di Giano potrebbe indirettamente continuare a sollecitare un generale ripensamento, in termini di seria programmazione di attività e controlli, delle politiche di gestione-accoglienza-integrazione dei richiedenti asilo.

Un ripensamento che comunque, indipendentemente dall’omicidio di Lamiae, si rende con sempre maggiore preoccupazione improcrastinabile.

[Lorenzo Cristofani]

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