destra & sinistra. ALICE NEL PAESE DELLE MERAVIGLIE. E POI?

«Chi entra nelle stanze del potere non può e non deve pensare solo alla fascia tricolore che indossa quando deve fare il bello per ammaliare, magari, qualche bischero di turno e qualche procace donnina in cerca di sistemazione ed impiego…»
È qui, vivo e vegeto in mezzo a noi?

NEGLI ULTIMI GIORNI abbiamo battuto spesso – sia io personalmente che i miei collaboratori – sul rapporto che sembra sussistere tra gli amministratori locali di schieramenti opposti nell’avvicendamento al potere e, in particolar modo, tra la destra e la sinistra pistoiese.

Un rapporto – dobbiamo dirlo sùbito – ambiguissimo: più o meno identico a quello che passa tra la santa chiesa cattolica apostolica romana e il denaro dei ricchi.

Da una parte le due cose dovrebbero essere nettamente distinte; dall’altra, più passa il tempo, e più si nota una certa qual propensione dello spirito cristiano verso i piaceri del portafoglio dei benefattori.

Un esempio concreto? La posizione, ad Agliana, di don Paolo Tofani che, pur «correttore morale» della Misericordia di Artioli, assunse una posizione di chiaro non-interventismo quando Quarrata/news affrontò il problema della gestione della confraternita della Piana; e il suo atteggiamento progressista e, oggi, cosaccamente/casaccamente antisalviniano, preferì “epurare” uno dei suoi fedeli inquieti ma poveri (Alessandro Romiti, cacciato dal paradiso terrestre della parrocchia), piuttosto che unirsi con il ribelle alla ricerca della verità sulla gestione misericordiosa, che è rimasta avvolta nelle nebbie della Piana.

Don Paolo Tofani

Un atteggiamento – lasciateci dire – che, a nostro avviso, si chiarificò sufficientemente allorquando, a fine anno, la Misericordia di Artioli, come gli aerei degli aiuti umanitari che sganciano viveri e generi di prima necessità nelle zone di guerra, bombardò la parrocchia del centro con un generoso assegno da 5mila euro (leggi la storia qui).

Come giornalisti ci siamo interrogati su questo tipo di rapporto perché, lungi dal vedere che le amministrazioni di destra aprano – come dovrebbero – gli armadi della sinistra per tirarne fuori gli scheletri del Partito Dei santi, assistiamo a uno strano fenomeno di quasi Santa Alleanza alla quale sembra sotteso il sacro-inviolabile principio grazie al quale «quando al potere vai tu, non mordermi, ché quando ci andrò io non lo farò con te»: ovvero, in proverbio, «lupo non mangia lupo» oppure «i cani non si mordono fra loro». Eppure loro sono andati al potere con l’operazione Di Pietro, lo hanno mantenuto e lo mantengono ancor oggi con agli scandali di Palamara, Lotti[zzazione] dei pubblici ministeri e il permissivo silenzio di Mattarella.

Facciamo un passo indietro. Ricordate (marzo 1978) l’inferno di Aldo Moro? Le Brigate Rosse e tutto il resto dell’Italia incentrati sul famigerato «compromesso storico» in cui Dc e Pci si sarebbero dovuti fondere in un blocco di tipo monolito-sovietico? Da quell’epoca ad oggi non sembra passato neanche un istante e il “compromesso” – come Vasco Rossi – è ancora qui in carne e ossa.

Non si tratta di prima, seconda, terza o quarta repubblica: ma, sempre e solo, della solita sifilide; magari allo stadio primario-adenomatoso, secondario-ulceroso, terziario-gommoso o quaternario-finale più o meno stabilizzato.

Tutto deve cambiare perché tutto resti com’è. E con questo strano rapporto di trasformismo destra-sinistra, veniamo a noi.

Al lavoro per l’ampliamento della scuola di Masotti

Ieri, 9 agosto, due notizie di Serravalle Pistoiese sono rimbalzate e si sono susseguite on line. Parlavano ambedue dell’unico punto all’ordine del giorno del consiglio comunale di Serravalle Pistoiese del 7 scorso. Erano due comunicati stampa:

serravalle. cemento al posto del verde pubblico nel centro di masotti prodotto dal gruppo consiliare Centrosinistra per Serravalle e
serravalle. scuole masotti, “corsini si rivolga ai precedenti amministratori” prodotto da Fratelli d’Italia di Serravalle Pistoiese

Provate a ri-leggerli, ex-comunisti e nuovi “destraioli” di Serravalle, questi due pezzi che cozzano fragorosamente fra loro. Sono due interventi in cui – come si dice – Cencio dice male di Straccio o il bue dà di cornuto all’asino, in una manfrina grazie alla quale si rappresenta, ancora una volta, il cosiddetto “balletto dei ladri di Pisa”, che di giorno litigano e di notte rubano insieme.

Chi esamina la polemica sopracitata, si stupisce ed è portato istintivamente a dire: «Ma senti come se le suonano questi due avversari! Che botte, che cazzotti!». Eppure non sono affatto cazzotti ma… cazzate. Sì, perché la verità non traspare affatto dai testi pubblicati, nei quali, al contrario, tutto s’abbuia e si disperde sotto il pelo dell’acqua quasi immobile.

L’ex-Sindaco Eugenio Patrizio Mungai

Vogliamo, invece, provare a ricostruire i fatti in piena trasparenza e per quelli che verosimilmente sono? Allora, ecco i passi:

  1. l’amministrazione Mungai (Pd) decide di ampliare la scuola di Masotti
  2. i lavori partono in mezzo a varie difficolta (masse di terra su suolo pubblico perché i tecnici del Comune si sono dimenticati che il materiale di sbancamento sarebbe dovuto andare in discarica, ma questo non era stato previsto e, perciò, mancavano più di 100mila € per lo smaltimento della terra; e poi smottamenti dei mucchi sotto le dita della pioggia e fanghiglia libera)
  3. il tecnico del Comune, ingegner Gaetano Pollerone, segue i lavori ma, guarda caso, oltre al problema della terra scaricata su suolo pubblico, non si accorge neppure del fatto che l’ampliamento della scuola “sbarroccia” oltre il confine pubblico e finisce per invadere e occupare una parte di terreno di una società immobiliare del luogo
  4. l’immobiliare, che si chiama Alice, ci permette una facile battuta per il lancio di un nuovo romanzo intitolato, appunto, Alice nel paese delle meraviglie. Perché Serravalle, dal Montalbano in giù, con tutto quel che è successo anche nella discarica del Cassero e alle Rocchine, è tutto un paese delle meraviglie.

Il Vangelo, a questo proposito, sarebbe rigoroso: «non sappia la tua sinistra ciò che fa la tua destra». E invece – che strano – qui, a Serravalle, sia la destra che la sinistra sanno chiaramente tutto, anche se, come sembra, fingono di strapparsi i capelli e di farsi la sassaiola.

Lunardi, Sindaco atipico che segue le vie della provvidenza e dell’erba sui cigli delle strade, è favorevole a fare un passo indietro fino agli albori della civiltà e a tornare al baratto: il Comune, dice, prende i 3mila metri di Alice e gliene rende altrettanti altrove e tutti pari. Così si scongiura una causa civile e, come alle catacombe romane di San Callisto, chi s’è visto, s’è visto.

Il Sindaco Piero Lunardi

C’è un problema, però: i tremila metri – suscettibili di diventare edificabili – che Lunardi vorrebbe dare in baratto ad Alice, vedi un po’, sono terreno pubblico originariamente riservato a verde pubblico: e la sinistra, che pure è la causa prima di questo casino istituzional-costruttivo, si oppone e strilla contro Lunardi: «Perché in due anni di carica non hai espropriato la terra usurpata ad Alice quando la scuola è stata ampliata?».

La figura più interessante però, a nostro giudizio, la fa la signorina Alice con le sue “scarpette rosse”, che è stata buona buona e zitta zitta quando – scusate – logica avrebbe voluto che, come Romolo con Remo, una volta che il Comune avesse varcato proditoriamente il confine della proprietà e occupato il suo territorio, alzasse la vanga per spaccare la testa del prevaricatore che invadeva, nella fattispecie la pregiata coppia Mungai/Pollerone.

Nei due comunicati a confronto sopraindicati, nessuno dei contendenti fa il nome di nessuno: e che è tutto questo «politically correct»? La sinistra non nomina l’ingegner Pollerone che sembra responsabile di errori impossibili anche per un gelataio; la destra sembra vergognarsi di nominare il nome di Elena Bardelli invano, anonimizzata sotto un generico «la nostra rappresentante in consiglio comunale»: temeva di fare troppa propaganda alla Bardelli con il darle un’overdose di visibilità?

Se vogliamo, ora, tirare le somme, èccole:

Lunardi pensa di risolvere il problema con un baratto per non entrare in un contenzioso distruttivo per le casse del Comune; ma dimostra – fin troppo chiaramente – di non saper riflettere. Infatti: perché dovrebbero pagare il Comune e i Serravallini per una serie di errori (e ci sia consentito) grossolani ed evidenti di un ingegnere-capufficio tecnico che non ha, evidentemente, saputo fare il suo mestiere a regola d’arte?

Leardo Corsini

Leardo Corsini, segretario del Pd, e la sua sinistra, hanno un bel gridare contro il centrodestra con la pretesa che la nuova amministrazione avrebbe dovuto fare ciò che la sinistra stessa non aveva saputo fare (cioè ricomporre i cocci di Mungai/Pollerone) e che quel che aveva fatto, era stato fatto non male ma pessimamente (il progetto baratto).

Ora: è bensì vero che nessuno vuole entrare negli ingranaggi di Piazza del Duomo 1 e salire all’ultimo piano a far visita al dottor Giuseppe Grieco, e che qualcun altro consiglia caldamente ai propri figli di centrodestra di stare alla larga dai giudici come dalla peste nera; ma se non si batte la via, anche penale, e se non si richiamano i propri dipendenti (che magari hanno riscosso anche premi e prebende di altra natura nonostante gravi distrazioni ed errori di confine che perfino un contadino avrebbe saputo rispettare) quando e come si pretende di riportare la legalità, la trasparenza e la correttezza in questa Italia del caos e degli impuniti che non pagano mai? È onesto spalmare i danni sulla schiena del popolo? È un modo corretto di amministrare?

Chi entra nelle stanze del potere non può e non deve pensare solo alla fascia tricolore che indossa quando deve fare il bello per ammaliare, magari, qualche bischero di turno e qualche procace donnina in cerca di sistemazione ed impiego: ha, al contrario, come primo e imprescindibile dovere, quello di spianare la via alla legalità, all’equità e alla giustizia; o altrimenti, per citare Sant’Agostino, uno stato in cui non esiste giustizia, è solo una banda di ladri.

E il popolo paga, eh?

E soprattutto è necessario che chi sbaglia deve pagare: non devono essere i serravallini a salvare sempre e comunque il cosiddetto culo a chi non fa il suo dovere secondo l’art. 54 della Costituzione: «Tutti i cittadini hanno il dovere di essere fedeli alla Repubblica e di osservarne la Costituzione e le leggi. I cittadini cui sono affidate funzioni pubbliche hanno il dovere di adempierle con disciplina ed onore, prestando giuramento nei casi stabiliti dalla legge».

Ci volete spiegare, ora, che «disciplina ed onore» c’è nel caricare i danni economici altrui (Pd-Mungai/Pollerone) sulla gobba del popolo-cammello di Serravalle?

E dato che siamo in tema, perché non aprire anche un’indagine della Corte dei Conti per il possibile danno erariale provocato da chi ha così pacchianamente sbagliato?

Edoardo Bianchini
[direttore@linealibera.info]
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