detto fra noi. SUL REGOLAMENTO DI POLIZIA MUNICIPALE AVEVANO RAGIONE LE ORGANIZZAZIONI SINDACALI

Dopo più di 90 giorni la Regione Toscana, con lettera del 6.3.2019 a firma dell’Assessore Vittorio Bugli, ha risposto all’interrogazione del Consigliere Regionale Paolo Marcheschi (FdI): e il Regolamento dei Servizi Associati di Polizia Municipale Agliana-Montale ne esce come uno strumento “simpatocratico” e redatto con regole sviluppate “ad personam”. A chi sarebbe dovuto servire?
La Comandante Paola Nanni, “appassionata” del suo regolamento in odore di illegittimità

AGLIANA.  I lettori ci vorranno perdonare per il contenuto molto tecnico del nostro intervento, ma lo “spirito sovietico” adottato per l’approvazione del regolamento dalle “truppe fragaiane”, ci ha impegnato in una verifica normativa accurata e dunque bene illustrata dai riferimenti che giustificano la correttezza delle opposizioni proposte dai sindacati tutti, esclusa la Cgil – ci si sarebbe potuti aspettare il contrario, forse?

La Risposta di Vittorio Bugli è finalmente arrivata confermando la piena validità inderogabile del Decreto del Presidente della Giunta Regionale n. 6/R del 2.3.2009, deducendo di fatto l’illegittimità del Regolamento di Sa di Polizia Municipale.

Risposta Bugli (a)

Risposta Bugli (b)

L’analisi delle norme di legge mostrano errori incrociati anche nel parere richiesto allo Studio Lessona dalla Segretaria Generale D’Amico (che entro qualche giorno dovrà dare chiarimenti alla Corte del Conti su certe decisioni dell’ex-comandante Nesti in merito a una spesa per “acquisto beni” di oltre 11mila euro). Ormai sappiamo bene a chi e come, avrebbe giovato tanta discrezionalità e simpatia.

L’Assessore Bugli nella sua lettera ha precisato:

  1. Andrea Alessandro Nesti, ex comandante dei vigili di Agliana, ha lavorato al regolamento

    che l’art. 117 della Costituzione, al comma 2, elenca le materie sulle quali lo Stato ha potestà legislativa esclusiva; alla lettera h) si fa riferimento all’ordine pubblico e sicurezza a eccezione della Polizia Amministrativa Locale che, non rientrando nell’ambito del comma 3 relativo alle materie di legislazione concorrente, va ricondotta nell’alveo del comma 4, che attribuisce alle regioni potestà legislativa residuale su ciò che non è regolato dai commi precedenti. Le organizzazioni sindacali (Oo. Ss.) hanno sempre sostenuto nei documenti trasmessi al comune di Montale e di Agliana che, a seguito della legge Costituzionale n. 3/2001 le cose erano cambiate e che la Legge Regionale Toscana 3.4 2006, n. 12 (Norme in materia di polizia comunale e provinciale) era stata emanata in conformità a quanto previsto dall’art. 117, comma secondo, lettera h), della Costituzione e che il parere dello Studio Legale nella parte in cui veniva sostenuto che la succitata L.R.T. n. 12/2006 è attuativa dell’art. 6 della legge 7.3.1986, n. 65 era errato. La Regione Toscana, confermando, dà quindi ragione alle Oo. Ss.!

  2. che nella fattispecie, la norma di riferimento è la legge regionale n. 12 del 3.4.2006 (norme in materia di Polizia comunale e provinciale) la quale all’art. 12 prevede che con apposito regolamento regionale, siano disciplinati, tra l’altro, le caratteristiche delle uniformi, i distintivi di grado, le peculiarità degli strumenti e delle tessere di riconoscimento. Che tale regolamento è il D.P.G.R. n. 6/R del 2.3.2009 (Norme in materia di uniformi, veicoli e strumenti della Polizia Locale) a cui, in virtù dell’art. 23, comma 3, della norma di cui sopra, gli enti locali devono adeguare i propri regolamenti di organizzazione delle strutture di Polizia Locale; inoltre, il comma 4 dello stesso articolo stabilisce che l’adeguamento, da parte degli Enti Locali, alle prescrizioni della L.R. 12/2006 costituisce condizione per l’accesso ai finanziamenti ex L.R. n. 38 del 16.8.2001 (Interventi regionali a favore delle politiche di sicurezza della comunità toscana) relativi alla funzioni di Polizia Locale. Anche questa volta l’Assessore dà ragione alle Organizzazioni Sindacali! Infatti afferma che gli enti locali devono (si tratta quindi di un obbligo), adeguare i propri regolamenti di organizzazione delle strutture di Polizia Locale alle norme della L.R.T. 12/2006 e del D.P.G.R. 6/R/2009. Da ciò ne discende che le suddette norme di legge e regolamentari non possono essere derogate, omesse o applicate in modo difforme. La violazione di tali principi nel Regolamento del Servizio Associato della Polizia Municipale dei comuni di Montale e Agliana rende illegittimo il provvedimento e comporta altresì una preclusione all’accesso dei finanziamenti previsti dalla L.R.T. n. 38/2001.
  3. che occorre tener presente anche l’evoluzione normativa che ha avuto tutta la materia del pubblico impiego che, nel tempo ha progressivamente teso a valorizzare gli istituti legati alla qualità delle prestazioni lavorative e al riconoscimento del merito. Le OO.SS. hanno fatto presente più volte che l’art. 23, comma 3, del D. Lgs. 27.10.2009, n. 150, stabiliva che la collocazione nella fascia di merito alta per tre anni consecutivi, ovvero per cinque annualità anche non consecutive, costituiva titolo prioritario ai fini dell’attribuzione delle progressioni economiche, ma che la norma era stata abrogata dall’art. 15, comma 1, lett. a) del D. Lgs. 74/2017) e che l’art. 24, comma 3, sempre del succitato decreto, stabiliva che la collocazione nella fascia di merito alta, per tre anni consecutivi, ovvero per cinque annualità anche non consecutive, costituiva titolo rilevante ai fine della progressione in carriera ma che, anche in questo caso, la norma era stata abrogata dall’art. 16, comma 1, lett. b) del D. Lgs. n. 74/2017 (Decreto Legislativo di attuazione della legge Madia 124/2015). Le schede di valutazione del personale sono oggi utilizzabili ai sensi dell’art. 16 del CCNL 21.5.2018 per l’attribuzione delle progressioni economiche orizzontali e per l’erogazione della produttività (performance individuale). Se la Regione Toscana ritiene che sia utile utilizzare strumenti legati al riconoscimento del merito, nell’ambito della gerarchia del personale di Polizia Municipale, deve modificare la L.R. 12/2006 e il regolamento 6/R/2009 stabilendo le nuove regole alle quali si dovranno adeguare tutti gli enti locali, ma al momento è innegabile che rimane in vigore il DPGR 6/R/2009.
Il Prefetto Zarrilli ha escluso la “meritocrazia” come elemento di scelta nella Pubblica Amministrazione: sarebbe come dire «scelgo chi mi pare»

Anche il Prefetto di Pistoia, Dott.ssa Emilia Zarrilli, ci spiegò, il 5 dicembre scorso, come, nella Pubblica Amministrazione, l’adozione di criteri “meritocratici” sia un’ipotesi inapplicabile e che deve comunque rimanere stabile il principio della “matricola” assegnata con criteri progressivi di anzianità e non altro.

Non possiamo dunque che elogiare il lavoro svolto dai sindacati Cisl Fp-Uil Fp-Diccap che, con due dirimenti lettere (prot. nn. 126 e 198 rispettivamente del 8.10.2018 e del 18.12.2018 inerenti alle osservazioni e/o controdeduzioni al Regolamento del Servizio Associato di polizia municipale di cui ai doc. n. 3 e 4), hanno dimostrato di avere una conoscenza della complessa materia e con un distinto profilo professionale.

Resta da chiedersi: ma allora dov’era la Mamma Cgil?

Cappellini, con la Cgil, dov’era quando doveva controllare il testo del regolamento?

E quale giudizio dovremmo esprimere in merito al lavoro svolto dalla Segreteria comunale D’Amico, dalla Comandante Paola Nanni, dall’ex Comandante Andrea Nesti – redattore del Regolamento, dal Sindaco Betti e dall’ex Assessore, il Rynocommissario Fragai anche ex sindacalista, e di tutti quelli che hanno partecipato, a vario titolo, alla redazione del contestatissimo Regolamento?

Per non parlare del parere dello Studio Legale Lessona nel quale, si afferma che, la legge regionale Toscana del 3.4.2006 n. 12 è attuativa dell’art. 6 della legge 7.3.1986, n. 65 (Legge quadro sull’ordinamento della Polizia Municipale). È evidente che siamo in presenza di un errore perché la legge Costituzionale 3/2011 nel modificare l’art. 117 ha stabilito che la ripartizione delle competenze legislative avviene per materie, che possono essere classificate in tre categorie:

  • materie di competenza esclusiva dello Stato;
  • materie di competenza concorrente Stato/Regioni sulle quali le Regioni possono legiferare nel rispetto dei principi fondamentali stabiliti dalla legislazione dello Stato (cosiddette leggi quadro);
  • materie di competenza regionale costituite da tutte quelle che non sono esplicitamente attribuite allo Stato (cosiddetto criterio residuale).

È quindi di evidenza solare che soltanto nelle materie concorrenti la Regione ha obbligo, nel legiferare, di rispettare i principi fondamentali stabiliti dalla legislazione dello Stato. È altrettanto doveroso evidenziare che la legge Regionale 12/2006 è stata emanata successivamente alla riforma costituzionale e quindi con le nuove procedure.

Quando verrà data concreta applicazione al Regolamento e i suoi effetti andranno a incidere su diritti soggettivi perfetti, ogni agente che si sentirà danneggiato, potrà proporre ricorso al Giudice del Lavoro: ed ecco che se ne vedranno ancora delle belle.

È bene ricordare a tutti gli attori (e soprattutto alle comparse) in campo, che la Corte dei Conti i danni li farà pagare a chi ha approvato il contestatissimo Regolamento Associato e a chi ha dato i pareri di regolarità tecnica e di legittimità. Nel caso che si debba rispondere, dunque, non pagherà lo Studio Lessona, ma la dottoressa D’Amico.

Nel mese di dicembre 2018 il Giudice del Lavoro del Tribunale di Forlì ha condannato il Comune di Cesena a pagare oltre 160.000,00 euro per dequalificazione e demansionamento professionale di due Ispettori di Polizia Municipale.

Ora resta l’ultima e più decisiva domanda da porsi: a chi mai era riservato questo trattamento preferenziale insito nel “criterio meritocratico”, parametro più elastico – direbbero a Palermo – della elasticissima «pèddi d’aa uàddira» che va dove si tira?

Teniamolo presente, lettori di Agliana!

PS – E non si vada a dire che stiamo facendo delle insinuazioni: la Corte Europea dei Diritti Umani, a cui il giudice italiano deve sottostare, ha ribadito e sentenziato più volte che è compito “dei mastini della democrazia” essere inopportuni, importuni e capaci di insinuare il dubbio salutare del ragionamento nei cittadini!

[alessandroromiti@linealibera.info]


Riferimenti

Documento n. 1 (Interrogazione del Consigliere Regionale)
Documento n. 2 (Risposta della Regione Toscana)
Documento n. 3 (Lettera delle OO.SS. prot. 126 del 8.10.2018)
Documento n. 4 (Lettera delle OO.SS. prot. 198 del 19.12.2018)
Documento n. 5 (LRT n. 12 del 3.4.2006)
Documento n. 6 (Estratto Pag. 10 Parere Studio Legale Lessona)


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