diffamazione & dindi. ONOR, REPUTAZION E PUR DECORO: GIUDICE SAGGIO, ORSÙ, COPRIMI D’ORO!

Dalla rivoluzione russa per il socialismo reale all’idolatria del denaro come cura delle scartavetrate che ciascuno può ricevere dalla vita. Ovvero come sanare le «scorticate» piazzando fogli da 500 €uro sopra la carne viva. E la questione morale? Per carità… Oggi le regole sono simonia in chiesa e imborsazione nella pubblica amministrazione

 

Libertà di stampa? Raccontalo a qualcun altro!

L’UNICO ONOR CHE TIENE
È IL SOLDO SE TI SCORRE NELLE VENE


Bocca di rosa: e sai cosa mangi…

 

È UNO STRANO MODO quello con cui nobili dame e cavalier gentili di questo nostro mondo di ladri intendono tutelare il loro buon nome, l’onore e il decoro che gli competono, impegnandosi fino allo spasimo per ristorarlo, se offeso (ma solo secondo il loro insindacabile giudizio) con il chiedere [n]€uro sonanti.

Sembra di essere alla vendita non delle «vacche di Di Maio», ma delle indulgenze di Leone X Medici per costruire San Pietro: appena una moneta in cassa rimbalza, un’anima di diffamato in ciel s’innalza (più o meno dicevano così).

Pistoia e Prato, due borghi malcresciuti, caravanserraglio di hinterland ibrido fiorentino, da Firenze e da Scandicci hanno appreso in fretta – grazie all’amico Renzi che querela tutti – a fare causa a chiunque e a trascinare la gente in tribunale: ovviamente sempre e comunque quantificando il vetro appannato dell’onore in sonante stercus diaboli o «merda del diavolo», come anche si chiamano i soldi.

I soldi, benché merda,  sembrano essere un toccasana universale. Ne sa qualcosa Soros che, a forza di farne, sembra che abbia trovato perfino il modo di firmare un patto col diavolo per non morire, anche se lui, più che somigliare a Faust, è – credo – più infausto che altro, e molto più simile a quel ragno secco e cinico di Montgomery Burns (Mr. Burns) dei Simpson.

In questo cercar quattrini non c’è differenza fra ricchi e poveri, alti e bassi, maschi e femmine, gay e diversamente gay (= eterosessuali), genitore 1 e genitore 2: ma perlopiù – udite udite – sembrano essere portati a questa redditizia pratica i cosiddetti “democratici di sinistra” o filo-tali. Sarà un caso?

Ve ne faccio un bell’elenco. Èccolo:

1. Luigi Egidio Bardelli con la sua causa inutile contro Quarrata/news

2. Rita Flamma, fu-preside del Liceo Forteguerri, che ci aveva trascinato in tribunale chiedendoci 50mila euro di danni e che, annusato che il giudice le stava dicendo di non rompere i coglioni, tentò di arrivare a un accordo a cui fu risposto con un nobile e dignitoso niet

3. il mega-presidente della Misericordia di Agliana, il famoso geometra Corrado Artioli, ex-direttore di banca, con la sua schiera di avvocati pratesi (Bertei & C.) che vogliono estorcere (non credo ci sia altra parola più adatta) 30mila euro perché abbiamo scritto la verità, tutta la verità, nient’altro che la verità sulla sua ultradiscutibile gestione dell’opera pia aglianese, tanto apprezzata da tutti i mangia-bistecche della festa, come il fu-luogotenente dei carabinieri di Agliana Antonio Cataldo, ossessionato dall’idea che qualcuno volesse picchiare il suo amico Artioli.

Corradino di Soavia

Perfino la moglie artiolica partecipò all’assalto alla carovana, la gentile dottoressa Daniela [we judge in god] Borri, arriva-mordi e corri.
E ora tutti insieme gongolano perché trovarono un pubblico ministero – di quelli, credo, assoldati a un tanto al metro fra gli avvocati, non togati e tantomeno «toghi» – che accolse la loro tesi: ma da lì alla corte di giustizia europea n’ha da passare di tempo e di acqua sotto il ponte della Brana! Ttanta e più di un mutuo di 50mila euro non concesso, come ben sa Corradino di Svevia.
Tra l’altro il prode presidentissimo mentì ripetutamente al giudice in aula, solo che è stato salvato per l’intervento di alcuni carabinieri di Pg, che gli hanno fatto un evidente favore – come del resto faremo vedere per tabulas, pubblicando l’ineccepibile modus [s]ragionandi di certi uomini dell’arma fedelissima.

E la serie dell’onor mio che chiede sangue fresco, può continuare con tutte le moine e le mosse

1. del fu comandante dei vigili d’Agliana, il dottor Andrea Alessandro Nesti e gentile signora

Qualcuno ha il Giglio Magico, altri il Biscotto

2. dell’avvocato pratese Guido Giovannelli che, per il suo amico notaio di Montemurlo (il dottor Mario Muscariello), semplicemente citato sul nostro giornale come estensore di un rogito (che però ha destato sospetti altrui e altrove), ha chiesto 30mila € per danni d’immagine e decoro (cacato dal Moro).
E altrettanti ne ha chiesti per una gentile dottoressa, Loretta Giuntoli, di Limite e Capraia («da Montelupo si vede Capraia, Cristo fa le coppie e poi l’appaia»), che si sente mortalmente lesa dal fatto che Alessandro Romiti la ha citata in una storia di Agliana, indicando le notizie pubbliche che la riguardano, pubblicamente raggiungibili in ambiente web e in oltre mezza Italia.
Anche questi signori sono tutti legati in una specie di storia di «Biscotto Magico Pratese», connesso a Misericordie, terzo settore, accoglienze migranti e coop, e vescovado di S.E. l’ex Agostinelli, un dì responsabile dei «correttori morali misericordiosi”, ossia  quegli esseri strani a cui appartenne anche il proposto di Agliana, don Paolo Tofani, che alla «correzione morale» – come disse – non credeva, ma che ebbe assai più fede nei 5mila euro che Artioli gli versò a Natale per tenere sempre la PortAperta.
Evidentemente anche la fede ha, talvolta, una strana propensione per la «merda del diavolo».

Gente che si «strasputtana» da sé o che finisce sotto inchiesta (se anche solo per caso), ai domiciliari oppure condannata e che, da ultimo, urla e strilla perché noi giornalisti la mettiamo in piazza e scopriamo i culi raccontando non la loro «merda del diavolo», ma semplicemente la loro «merda».

Padre, allontana da me questo calice amaro…

Anche Cristo chiese a suo padre di non fargli bere tutto il calice amaro fino in fondo: eppure il Nazareno fece solo un “patto col diavolo di Arcore”, non fece causa né ai traditori del sinedrio né a quel coglione di Pilato – e tantomeno ha mai chiesto e preteso il «diritto all’oblìo»…

Siamo malvagi, noi giornalisti, sì. Lo siamo perché mettiamo (pochi, non tutti) sotto il naso della gente errori e storture che certi cervelli in tempesta vorrebbero coprire come i gatti fanno con la loro profumatissima cacca. E credono (erroneamente, però) di poter regolare il traffico con l’intimidazione legale dopo avere scoperto che il tribunale, per i tempi e per la sua connaturata irragionevolezza logico-mentale, sfibra e fiacca perfino Galileo Galilei, che abiura, o la Beata Vergine della Pazienza.

L’ultima di queste puntate di Euroful, tanto per parodiare le cacate seriali americane, ce la offre un duetto di pistoiesi che hanno studio associato: Fausto Malucchi & Elena Baldi; il primo in funzione di pseudo-patrono e la seconda in funzione di pseudo-assistita, gravemente lesionata (come le case di Amatrice?) da un nostro articolo (peraltro su Quarrata/news) di quasi tre anni fa, quando la Baldi, al centro di una incasinatissima questione giudiziaria, fu condannata in prima istanza e si prese anche un po’ di sbarre, sebbene con sospensione della pena.

Querele facili? Incapacità di mettersi in discussione. Ci si mette perfino Vauro…

Ecco: di recente la signora Elena sembra – perché nessuno ce ne ha ancora fornita la prova certa, pur avendola noi immediatamente richiesta al Malucchi – che sia stata assolta in appello a Firenze.

È bello vedere (e questa è una riflessione personale: sarà anch’essa un’offesa da lavare col sangue [n]€uronico o una semplice espressione di opinione?), vedere come il tribunale può essere simillimo al pensiero dominante del Vernacoliere: «ci fa e ci sfa» a suo piacere. Oggi ci svergina e domani ci rinsanta.

E lei, madame Elena, così attenta al proprio profilo umano e professionale, rammenta – a distanza di tre anni: dunque con evidente meditata premeditazione prolungata; cazzo, che razza di elefante africano! – il nostro articolo: se ne rammarica, ma solo oggi; chiede che lo togliamo dal web, ma solo oggi, in nome del diritto all’oblìo (non poteva farlo dopo 6 mesi, no?) e, dato che spieghiamo al suo patrono Malucchi, anche con elementi di ben chiaro rilievo giuridico, che l’invocato diritto di oblìo non è assoluto e che perciò stesso non cancelleremo l’articolo, lei, la lesionata, cosa fa? Fa andare a diritto il suo campione (nuova Locomotiva di Guccini?), che ci invita, ovviamente a forza, al tentativo di conciliazione e richiede danni per l’assistita. Obbràvo!

Per ora mi limito a questo, magari domani, o più in là – dipende –, vi farò leggere tutta la corrispondenza, così vi rendete conto di cosa si tratta e di come si lavora a Pistoia, foro in cui si sono visti perfino avvocati che autenticano firme false su procure di clienti – e con la rassicurante protezione di certi pubblici ministeri (la bibliografia potete trovarla in Forteguerriana o alla San Giorgio, sotto il volume rappresentato in foto qua accanto).

Voglio aggiungere soltanto un pensiero e non peregrino, ma logico, dacché alla logica mi hanno abituato i maestri del Liceo Forteguerri, donde tanti legulei sono usciti: il diritto all’oblìo è bello e santo e salutare; è buono e giusto. È roba da cattocomunisti, però, perché non si invoca in assoluto e solo per coprire le cacche e chiedere soldi in cambio: prima si deve avere l’educazione – qualità oggi ignota – di richiederlo in tempi non sospetti; poi si parla: certo non si scende in campo dopo tre anni con il precipuo e solo intento di far la spesa di [n]€uro alla Coop.

Ma in termini diversi, cosa accadrebbe se la signora Elena Baldi d’ora in poi, in virtù del suo desiderio di non comparire e di essere lasciata in pace nella sua privacy (che palle!), non venisse mai più rammentata per le cause che eventualmente riuscirà a vincere? Scommettiamo che se questo accadesse, s’incazzerebbe come una tigre con la collega Agati o con il collega Donati o con la redazione di Tvl, invocando il diritto a che le sue glorie debbano essere esposte come i famosi gioielli della Cornelia nella storia romana, gioielli (Tiberio e Caio Gracco) che, peraltro, finirono a pezzi nel Tevere?

Allora il discorso è evidentemente un altro: se mi rompi i coglioni raccontando le mie puttanate, io ti perseguito; se invece mi elogi e mi porti alle stelle, stai facendo solo il tuo dovere.

Quando si dice «Se la vita ti affanna, fatti una canna!»…

La gente, oggi, soffre di una nuova patologia, il «complesso di Dio»: vuole essere solo venerata, esaltata e pregata; anche quando piscia fuori dal vaso. Ma per l’esaltazione c’è solo la droga libera dell’on. Monica Cirinnà. Fatevi, dunque, delle belle canne e vedrete passare cammelli e galline come – se non sbaglio – in Donne con le gonne del grande Francesco Nuti. Fàtevele, magari, A Ovest di Paperino, nei campi della Bassa Pratese.

Cari, carissimi avvocati che, per qualche [n]€uro in più, dareste l’anima al diavolo: la cosa non funziona così. Noi non ci lasceremo intimidire dalle solite minacce di estorsione, succeda quel che succeda. Il bavaglio mettétevelo voi, cominciando da quello che portavate quando stavate seduti sul seggiolotto della Chicco e mangiavate gli omogeneizzati al Plasmon.

Non lo faremo perché siamo dementi e ci scagliamo contro una lobby potentissima di giganti come voi, dai piedi non di argilla ma di «merda del diavolo».

No. E semplicemente per una ragione banalissima e ovvia: che non abbiamo paura di alcuna minaccia e/o ritorsione, che non ci chiniamo alla violenza della legge usata come grimaldello o piede di porco con cui scassare non casseforti, ma minchie di persone che si limitano a fare il dovere del loro pericoloso e sgradito mestiere.

È il vizio dell’èra dell’Italia in Europa

Credete di poter pigliare l’olio con le mani senza che ve ne cada una goccia? Se avessimo avuto paura, avremmo scelto di fare gli avvocati come quello di Palazzo Chigi, non i giornalisti. Anche noi (almeno alcuni, non tutti – e non quelli a cui siete abituati voi) abbiamo un pizzico di dignità.

Almeno a questo ci arrivate o no?

Edoardo Bianchini
[direttore@linealibera.info]
Chi non ha Azzo non vada a Palazzo [s’era detto con nomi e cognomi…]


«CIÙCCIATI IL CALZINO!»

Malena. Cosce mafiose

 

In Inghilterra per ottenere condanne e risarcimenti è necessario dimostrare la volontà di offendere del giornalista, il cosiddetto «dolo»: ma lì non sono mica buocesian-comunisti come nelle chiese d’Italia!

Loro sono per la Brexit e per liberarsi dalla mefitica sinistra intellettuale, che ha sempre «il culo pulito e lucido come una saliera» (badate, asini, che questa è una citazione da un grande poeta latino, non una cazzata come la «mucca nel corridoio» o il «giaguaro da smacchiare»!).

Al contrario in questo paese di capalbi e bibbiani, di Ascani e Fiani, di 5 Stelle e Di Maio[nese], di baccalà e di Cirinnà, pieno di democratici di sinistra, di sardine, di Enrichi Rossi e Renzi slavati, il giornalista va spezzato in quanto tale, come le famose reni della Grecia.

Alla faccia delle cosche e delle cosce mafiose!

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PS – E se un pubblico ministero non capisce che questo articolo è come uno spettacolo di Crozza, conferma la nostra idea che molti (non tutti) di quelli che hanno fatto giurisprudenza, non comprendo l’italiano, non distinguono i toni e ignorano i generi letterari, satira in primis. Per cui: ma chi li ha fatti laureare,  la minEstra (proprio così) Fedeli o il Pd? «Nnàmo bbène!», diceva la sora Lella.


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