diffamazioni. E SE LO AVESSIMO DETTO NOI…?

Se si può "diffamare" la Corte di Cassazione e il Tar , perché perseguitare i giornalisti non primogeniti per delle critiche graffianti ma non offensive né ingiuriose? Siamo a fronte di una mutazione dei costumi o a un compromesso tra il Tar e la Regione Toscana?
Il collega Cruciani ha pronunciato vari epiteti contro le sezioni unite della Suprema corte di Cassazione

FIRENZE. Dopo che le sezioni unite della suprema Corte di Cassazione hanno emesso una molto categorica sentenza sulla proibizione della vendita della marjuana light, numerose sono state le prese di posizione critiche sull’argomento, tese a stigmatizzare il ritardo della sentenza sulla messa in esercizio della filiera di produzione del prodotto, che implicava una coltivazione controllata e, dunque legalizzata, in una logica d’impresa e sviluppo di una rete commerciale che è già molto diffusa nell’intero paese.

Il collega Giuseppe Cruciani, ieri sera, commentando l’episodio con un ospite, ha pronunciato il seguente commento sulla figura dei Giudici della Suprema corte, riunita – ricordiamo a i lettori – a Sezioni unite: “quatto legulei… gente che non capisce un c…”. Non contento, dopo qualche minuto ha aggiunto un’ulteriore definizione sui relatori della sentenza che riportiamo testualmente “… quattro giudici senza sapere un c— della vita reale… che non capiscono un c—!”.

Le droghe leggere sono non più vendibili

Una sequela di parole non certo continenti, con una forte connotazione  critica, che debordano sicuramente dalla retta via e che, comunque, dovrebbe essere ricompresa nel diritto di critica legato all’esercizio della professione di giornalista.

Una situazione che dimostra come l’argomento droghe leggere è spaccato e fortemente ideologizzato fra due fazioni: l’una “conservatrice” (perché contrari all’uso e alla diffusione delle droghe leggere), l’altro “progressista e liberalista”, favorevole a una vendita disciplinata delle sostanze psicotrope.

L’aeroporto di Peretola è bocciato dal Tar

A Firenze la comunità degli enti privati e degli organismi politici favorevoli all’aeroporto di Peretola, hanno specificamente dichiarato che il Tribunale Amministrativo Regionale avrebbe emanato una “sentenza ideologica” perché dimostratamente superficiale, pronunciando sulla irregolarità della formazione del procedimento di Via e altre amene incongruenze metodologiche.

Il Tar interviene con una nota di difesa delle diffamazioni ricevute

La maggior parte della stampa locale è “schierata” con il “Comitato per il sì” e non ha mai proferito verbo circa le controdeduzioni tecniche, che non arrivano ai lettori se non tramite social media e poche testate on line come la nostra.

Grave appare, a nostro parere, che dei politici e industriali – per primo Enrico Rossi – non abbiamo esitato a pronunciare delle considerazioni davvero poco rispettose nei confronti del Tribunale Amministrativo Regionale che non ha proferito un pronunciamento superficiale, ma ben chiaramente motivato, come spiega la nota a lato. E questa è arroganza e tracotanza dei politici o incompetenza della magistratura?

Pubblichiamo dunque la replica dell’Ufficio Stampa del Tribunale Amministrativo che, senza mezzi termini, bacchetta le valutazioni di Toscana Aeroporti bollandole anche come “diffamatorie”.

Viene solo da chiedersi: se l’avessimo fatto noi in quanti ci avrebbero squartato? Ma loro sono importanti e noi solo dei pòeri cristi, eh? Solo che c’è un piccolo particolare che non vogliamo sia trascurato: non s’ha paura!

Alessandro Romiti
[alessandroromiti@linealibera.info]


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