diossine? MAI VISTE NELLA PIANA

Planimetria del modello delle ricadute dei microinquinanti

PIANA.  Il Sindaco Betti, informò la commissione ambiente [dis]giunta (infatti, mancavano i commissari di Montemurlo) del 27 settembre scorso che l’Usl aveva concluso lo studio delle possibili contaminazioni da diossina nelle olive coltivate in zona.

La notizia non poteva che rassicurare la nostra testata che ha però ritenuto di fare una verifica dei documenti per capire meglio le qualità della notizia, ovvero la sua qualificazione sul piano scientifico anche in relazione alla disponibilità degli atti pregressi.

Infatti sulla ricadute di diossine emesse dall’impianto esiste una “modellistica di ricaduta” elaborata da Arpat nel 2009 che è acquisita agli atti e che venne presentata il 16 dicembre 2015 al dipartimento di Prevenzione di Usl Centro (direttore Aldo Fedi) dallo stesso Comitato antinceneritorista il quale si sentì rispondere che “non l’avevano mai veduta” (prima di allora).

E qui viene una prima domanda: ma gli organi di controllo non dovrebbero interfacciarsi e scambiarsi e notizie per una più proficua azione di controllo e prevenzione?

L’ex Direttore dell’Arpat, Claudio Coppi, indica le aree di maggiore ricaduta dei microinquinanti dell’inceneritore

Ordunque, Usl Centro sollecitata dalle preoccupazioni dei cittadini a seguito dell’incendio della discarica del Cassero fece una campionatura di olive sul territorio della piana e così provvide a una sintetica relazione sulla effettiva “contaminazione da diossine” che però ci appare autoreferenziale e non poco viziata per la ubicazione delle aziende (fuori dalla zona rossa di ricaduta), la mancata pubblicazione dei dati analitici e la numerosità dei campioni prelevati.

Le aziende selezionate sono state infatti solo due, la “Marini” di Pistoia (opposta e sopravento alla zona di ricaduta così definita da Arpat) e la “Colle Alberto” di Montale (Fognano) più vicina all’impianto di incenerimento ma ancora troppo decentrata a Nord.

Infatti – noi c’abbiamo una maledetta memoria fotografica – ci ricordiamo che la planimetria di Arpat definiva bene il territorio di maggiore probabilità di ricaduta delle diossine e dei policlorobifenili, dispersi dai venti dominanti.

Molto bene: la “zona rossa” ha una forma di pera con picciòlo su Agliana, con il centro coincidente con il territorio di Montemurlo e non Montale.

16 Dicembre 2015. Giacomo De Lucia presenta il documento di Arpat sulle ricadute dell’inceneritore allo staff del Dip. Prevenzione di Asl 4, Prato, che non lo conosceva ancora.

Siamo certi che nelle pendici degli appennini (perfetta la zona della Rocca), Usl centro potrà trovare qualche olivo meglio esposto per effettuare un campionamento ancora più fedele alla realtà, dunque, provatèci ancora!

Con l’occasione, sarà cosa utile aumentare la numerosità dei campionamenti e così migliorare la rappresentatività statistica dell’indagine e correggere l’approssimazione dell’indagine alla realtà.

Siamo certi che il Dott. Renzo Berti vorrà scusarci se ci siamo permessi di fare queste ardimentose considerazioni, solo dovute a quella incomprimibile voglia di stimolare Usl Centro a fare quanto di meglio è possibile nell’interesse generale dei cittadini.

Già che ci siamo, ringraziamo fin d’ora se ci vorrà dare informazione anche dei valori analitici del laboratorio: i comitati ambientalisti hanno egregi tecnici che sono bene capaci di leggerli.

[Alessandro Romiti]

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