diritto di critica. FO, MORTO UN NOBEL SE NE FA UN ALTRO

«È morto Dario Fo, novantenne, come ne muoiono tanti, purtroppo non sempre di vecchiaia. Non sarà fine versare lacrime...»
Dario Fo
Dario Fo

PISTOIA. È morto Dario Fo, novantenne, come ne muoiono tanti, purtroppo non sempre di vecchiaia.

Non sarà fine non versare lacrime per tale perdita, ma morto un Nobel se ne fa un altro: funziona per i Papi, figuriamoci se non funziona anche per i Nobel.

Se ne farà sicuramente un altro perché l’Italia è la capitale della moda, e Dario Fo (adesso Fu) è stato il capofila dei modaioli all’incirca sempre. Da quando faceva parte della Repubblica Sociale a quando, con senile disinvoltura, passò dall’altra parte della barricata allineandosi ai sessantottini e poi alla sinistra extraparlamentare.

Siccome la sinistra oltre a essere radical è anche chic, il capofila dei modaioli venne accolto a braccia aperte da coloro che fino a non molti anni prima gli avrebbero fatto volentieri la pelle, un po’ come accadde a Indro Montanelli, con la differenza che quest’ultimo non ha mai compiuto azioni folli come la sottoscrizione del documento che condannava il commissario Calabresi per l’omicidio di un “compagno” in realtà mai avvenuto.

Fo, invece, mise la sua firma su quel foglio, assieme ad altri sedicenti intellettuali modaioli che al tempo andavano per la maggiore. Qualcosa andò storto però, poiché il povero commissario risultò poi totalmente estraneo alle accuse mosse contro di lui. Ma che vuoi che sia? Era uno sbirro dello Stato borghese, una vita trascurabile. Perdita zero, insomma: come il Pil di Renzi.

Ormai guru della “società migliore”, nel 1974 occupò una palazzina Liberty abbandonata e ne fece il suo quartier generale per i suoi spettacoli e recite. La moglie si prodigava nell’assistenza ai carcerati e nelle manifestazioni per la Festa della donna, roba che il vecchio Montanelli definì “una festa popolare che, con il solito corredo di violenze e abusi, si è conclusa dentro la palazzina Liberty con una sorta di rito pop, il che la dice lunga sulla situazione morale del Paese”.

Dario Fo riceve il Premio Nobel
Dario Fo riceve il Premio Nobel

E via su e giù per il Belpaese, con i suoi spettacolini in fabbriche e officine, facendo teatro per il popolo, volendo evidenziare le sue esigenze che lo Stato borghese trascurava.

Formidabile e geniale, nessuno lo nega, e difatti gli venne assegnato anche il Nobel per la letteratura. Da qui venne un cambiamento improntato alla demagogia e al noglobalismo militante, per i quali si meritò le sferzanti critiche della ancora in forma Oriana Fallaci, la quale ricevette in risposta un “terrorista!” urlato in coro nel 2002 dal Nobel e da sua moglie, all’unisono.

Alla fine, l’ultima spiaggia del modaiolo in là con l’età è il grillismo, e così è stato. Tutto il resto è storia recente, anche un po’ insipida. Perché prendere per i fondelli Brunetta per la sua statura sa di poco come la pastasciutta cotta in acqua senza sale.

Ma chiunque lo rimpianga stia sereno: di Dario Fo ne nascerà un altro domani, al più tardi. Perché è pieno di fenomeni che fanno i ribelli stando dalla parte verso la quale tira il vento.

[Lorenzo Zuppini]

Vedi anche:

Sostenete questo quotidiano con un piccolo contributo attraverso bonifico intestato a

«Linee Stampalibera» Iban IT08V0306913833100000001431 su CariPt di Porta San Marco-Pistoia. Riceverete informazioni senza censure!

Print Friendly, PDF & Email

Lascia un commento