diritto di critica. FO, “PARCE SEPULTO”: MA NON CHIEDETEMI DI AGGREGARMI AL GREGGE

Dario Fo
Dario Fo

MA NON CHIEDETEMI di aggregarmi al gregge dei piagnoni che lacrimano sulla scomparsa del “giullare” Dario Fo.

Gli hanno dato quel premio di latta che è divenuto il Nobel e, nell’attesa che anche il “giullare” Benigni lo ottenga, a noi dispiace solo che non gli sia stato assegnato il premio della Bugia, quello nazionale che danno a Le Piastre.

Perché questo signore era – a mio avviso – essenzialmente un bugiardo, un furbastro e altro ancora.

Paracadutista del Battaglione Nembo durante la R.S.I., a differenza di tanti suoi colleghi che “non rinnegarono”, da Vianello a Tognazzi, da Gian Maria Volonté a Walter Chiari e tantissimi altri ancora, questo immaginifico leccapiedi del sistema non si scusò, ma si glorificò pure dicendo che si era arruolato per poter fare la spia ai partigiani. Fra i parà della Nembo: avete inteso?

Eugenio Montale
Eugenio Montale

Basterebbe questa “bufala” per posizionarlo nel posto che la memoria collettiva dovrebbe dedicargli.

Magari assieme al suo sconcio “Mistero Buffo”, ed al “sig. Scavalcioni” (con riferimento ovvio a Pinelli), orditura niente affatto poetica dell’odio che contribuì a generare e al tragico epilogo che ne derivò: l’assassinio del commissario Calabresi; o accanto alla sua degna “tenutaria culturale” che si chiamava Franca Rame e con la quale intese difendere non le vittime, bensì Achille Lollo, uno dei carnefici dei Fratelli Mattei, bruciati vivi nella loro abitazione, avallando lo sconcio teorema di una faida politica interna.

Stefano e Virgilio Mattei bruciati vivi nella loro abitazione. Dario Fo ne difese gli assassini
Stefano e Virgilio Mattei bruciati vivi nella loro abitazione. Dario Fo ne difese gli assassini

Non una parola di scuse, non un mea culpa, ma solo odio gettato a piene mani in un mondo di giovani che, a quei tempi, si scannarono fra loro, “mandati” da questi cervelli che rinnovellarono anche lo sconcio Soccorso Rosso Militante di resistenziale e post bellica memoria, perché sapevano bene che con i soldi borghesi che si mettevano in saccoccia, potevano permettersi il lusso di simili vergogne civiche.

Un bugiardo, dunque, ma anche un furbastro.

Dopo avere abiurato se medesimo e la sua giovinezza, si è “dato” alla sinistra radical-chic e ai comunisti.

Quando questo mondo è miseramente crollato, nel 2013 si è profferto al carro di quelli che pensava fossero i novelli vincitori: i seguaci di Grillo e i Grillini.

San Pio da Pietralcina
San Pio da Pietralcina

Dei suoi sproloqui teatrali non ce ne frega niente, ma quando leggiamo le “mondane condoglianze” che esprimono anche i frati francescani da quel luogo che si chiama Assisi, ma che dovrebbe essere chiamato “Billionaire”, visti gli eventi modani e non religiosi che lì si celebrano e le milionate di euro che tali eventi producono, non per il bene dell’anima ma per le casse dell’Ordine, ci torna prepotentemente alla mente San Pio da Pietrelcina che si rifiutò di sanare i debiti dell’Ordine Cappuccino (vi ricordate lo scandalo Giuffrè?) per destinare, come da desiderio dei fedeli, le offerte ricevute a quello che sarebbe diventato il più grande Ospedale del Sud e non solo e che anche oggi si chiama “Casa Sollievo della Sofferenza”.

Che altro dire?

Chiunque muoia, anche il più perfido, il cristiano lo affida alla misericordia divina. Così facciamo noi, sperando che venga fatto anche per noi.

Ma umanamente dobbiamo ribadire che non è morto un “grande”: è morto un “giullare”.

Allora, anch’io piango: dal ridere.

[Felice De Matteis]

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