disagio & solitudine. DISABILE MUORE DA SOLO IN CASA

IMG_0087_d3FIRENZE-QUARRATA. “Sono profondamente scossa ed indignata per la morte di Roberto Guerri, una persona molto coraggiosa e determinata, che ho avuto la fortuna di conoscere. Mi sento oppressa e scoraggiata da un dolore doppiamente pesante, perché vi si aggiungono la rabbia e l’amarezza per una morte che molto probabilmente si sarebbe potuta evitare”. Lo scrive Meri Breschi, portatrice di handicap dalla nascita, quarratina, attiva nella difesa dei diritti dei più deboli.

Dal suo sfogo, pubblicato nei giorni scorsi sul suo profilo facebook, siamo venuti a conoscenza della morte – nei giorni scorsi – di una persona con grave disabilità, molto conosciuta nell’ambiente della disabilità per il suo impegno per la “Vita indipendente”. Anche recentemente aveva intrapreso una sorta di protesta, legittima considerato la sua condizione su una sedia a rotelle, per sensibilizzare e ottenere aiuti concreti da parte degli assistenti sociali e l’ambiente che vi gira attorno a livello istituzionale.

Roberto – che abitava in una casa popolare – è stato trovato morto sulla carrozzina ormai da alcuni giorni con la casa in uno stato di totale degrado. Da quanto ricostruito sembra che l’uomo fosse da settimane in una condizione insopportabile di solitudine ed abbandono da parte di tutti compresi i servizi sociali totalmente assenti tanto che i vicini di casa per ben due volte il 28 novembre e il 9 dicembre avevano dovuto chiamare il 118 allarmati da una situazione che peggiorava di giorno in giorno. Lo avevano trovato in pessime condizioni igieniche e di salute, praticamente solo senza assistenza e cure personali. Il 9 dicembre gli hanno proposto una ricovero che Roberto sembra aver rifiutato”.

Su questa drammatica vicenda è intervenuto con un comunicato anche il coordinamento disabilità Cgil Toscana che scrive:

Roberto Guerri, una persona con grave disabilità che si muoveva solo con la carrozzina elettrica (la guidava con una mano tramite il joystick), è stato trovato morto nella sua abitazione (una casa popolare) di Firenze il 13 dicembre scorso, in una situazione di drammatico disagio.

Una recente manifestazione per la "Vita indipendente"
Una recente manifestazione per la Vita indipendente

Roberto era da settimane in una condizione di solitudine, tanto che i vicini di casa più di una volta hanno dovuto chiamare il 118 (gli è anche stato proposto un ricovero che Roberto sembra aver rifiutato). Il 13 dicembre una vicina di casa, preoccupata, ha richiamato il 118 che è intervenuto insieme ai carabinieri e ai Vigili del Fuoco, trovando Roberto morto sulla carrozzina in uno stato di totale degrado.

“Come è accaduto questo? Come e quando è morto Roberto? Sono domande a cui è doveroso dare risposte”, è la richiesta di Adriano Turi del Coordinamento delle politiche della disabilità di Cgil Toscana. Che aggiunge: “Bisogna sia fatta chiarezza, per fare in modo che fatti come questo non succedano ancora. E’ indispensabile dar voce a questa morte silenziosa, proprio per dovere nei confronti di Roberto, il quale ha lottato fino alla fine per una vita indipendente, per una vita che voleva vivere fino in fondo nonostante la sua disabilità, ma soprattutto nel rispetto del suo pensiero e modo di vivere”.

Stefania Saccardi
Stefania Saccardi

Tante le domande aperte rivolte anche all’assessore regionale alla Salute Stefania Saccardi e a quello del Comune di Firenze Sara Funaro.

A chiedere che sia fatta chiarezza sull’accaduto è anche , un ex obiettore di coscienza di Roberto Guerri nel periodo fine anni ’80 con cui poi ha continuato un rapporto di amicizia in questi anni.

“Anch’io mi sento responsabile per non aver saputo cogliere i suoi segnali di aiuto e per non aver compreso la situazione drammatica di solitudine, degrado e mancanza di assistenza delle ultime settimane o forse mesi che emerge con chiarezza dalle testimonianze dei vicini di casa e delle persone che lo hanno visto nell’ultimo periodo della sua vita…

“Come ha scritto Meri Breschi quella di Roberto è una morte che forse si sarebbe potuta evitare se un po’ tutti avessimo dato ascolto alla sua debole voce e non lo avessimo lasciato solo! Quello che mi angoscia e che trovo inaccettabile è che Roberto nelle ultime settimane in particolare da fine novembre alla sua morte era praticamente quasi sempre solo notte e giorno proprio in un periodo in cui stava affrontando una cura impegnativa dal punto di vista fisico…

“Come poteva sopravvivere in tale condizione? Come poteva bere, mangiare, andare in bagno, lavarsi, etc?? Ho saputo che negli ultimi giorni passava delle notti intere in carrozzina non potendo andare a letto perchè poi la mattina non sarebbe stato più in grado di alzarsi (Roby riusciva, come spesso faceva negli ultimi tempi, a rotolarsi vestito in letto dalla carrozzina ma non riusciva poi a rimettersi dal letto alla carrozzina..)…

“Mercoledì 9 dicembre è intervenuto il 118 chiamato per la seconda volta dai vicini di casa allarmati per la situazione e la salute di Roberto. Lo hanno trovato (e non era la prima volta) in condizioni igieniche scandalose per la dignità di una persona …poi lo hanno ritrovato già morto da giorni domenica 13…

“Questo significa che nessuna assistenza, nessuna cura e nessuna visita, era prevista per 5 giorni..!! come ci può sembrare normale ed accettabile tutto ciò?? in questi giorni non ho trovato nemmeno una riga o un commento dei giornali e delle tv locali su questa vicenda… e mi sembra davvero strano ed inquietante che non se ne parli…so che è in corso un’interrogazione al Consiglio Regionale e che qualcosa si sta muovendo non credo si possa tollerare di abbandonare Roberto per una seconda volta prima in vita e ora nel silenzio della sua fine…”.

I funerali di Roberto Guerri si svolgeranno oggi, mercoledì 23 dicembre, al cimitero di Sollicciano alle ore 9.

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One thought on “disagio & solitudine. DISABILE MUORE DA SOLO IN CASA

  1. Roberto Guerri. Un disabile grave morto solo, in casa, a Firenze, in stato di abbandono e desolazione, almeno così viene riferito da più parti. Aveva rifiutato un ricovero. Perchè voleva vivere una Vita Indipendente. Che non è uno slogan nè un generico sostantivo accompagnato da un generico aggettivo, ma un principio ben preciso, un’idea definita e sancita, un diritto di civiltà. La Vita Indipendente per i disabili. Ovvero il diritto a vivere a casa propria, non con genitori o fratelli, non con i figli, non in un istituto, non all’ospedale. A casa propria, con assistenti scelti, formati e pagati dal disabile stesso. Il diritto al lavoro e alla dignità. Il diritto all’uguaglianza sostanziale sancito dalla Costituzione. Ho lavorato molto su questo tema in Consiglio Regionale. Abbiamo ottenuto con un mio emendamento alla Finanziaria Regionale 2011, approvato all’unanimità, che i progetti di Vita Indipendente non siano legati all’Isee, anche se adesso la Giunta Regionale sembra affermare che vi è una norma nazionale sovraordinante che lo impone … Abbiamo fatto inserire nel piano sanitario la garanzia di continuità dei progetti e il riconoscimento dell’aggancio al principio di uguaglianza costituzionale. Eppure, ancora tante cose non funzionano. Asl che si comportano diversamente l’una dall’altra, intollerabili farraginosità burocratiche, quantità economiche insufficienti, richiesta di rendicontazioni umilianti per pochi spiccioli (chissà se per i 200mila euro alla curia per la visita del papa sono state disposte rendicontazioni così fiscali … vedremo). La vicenda di Roberto, la sua morte che è un atto di accusa per noi tutti, per una politica e per istituzioni che evidentemente non sono state in grado di dargli le risposte necessarie, deve far suonare per tutti un campanello d’allarme. Vi è una solitudine e una disperazione che non trova risposta nemmeno nella civile toscana, nemmeno in una delle poche regioni che la Vita Indipendente la riconosce, che stanzia fondi appositi, che prevede progetti. E’ un dato di fatto di cui si deve prendere atto. Non si può pensare che se dei disabili continuamente manifestano, tentano di occupare, si sdraiano su materassi davanti alle istituzioni, lo facciano per divertimento, o perchè pretendono troppo, o per ideologia. Vi è evidentemente un disagio che ancora non è coperto, è necessario rendersene conto. E allora rispondiamo. In maniera convincente, facendo un salto in avanti. Lo dobbiamo alla memoria di una persona che ha speso una vita per la dignità sua e di tanti altri. E che non doveva morire così.

    Mauro Romanelli (da fb)

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