DISASTRO ECOLOGICO: PENSIAMO ALLA BIBBIA

Piccioni in fila su una facciata
Piccioni in fila su una facciata

PISTOIA. La natura, quanto parlare si fa di essa, quante tavole rotonde, quante commissioni e quanti gruppi di studio ad ogni livello istituzionale! Eppure proprio la natura non ha mai sofferto così tanto a dispetto dei molteplici intenti teorici, purtroppo solo teorici, spesso errati, di una miriade eterogenea di “pensatori”.

Succede un po’ come è successo e sta succedendo per i giovani. Mai come ora se ne sente parlare, mai come ora si parla di loro, si organizzano tavole rotonde, associazioni, intere trasmissioni a loro dedicate, legislazioni ad essi rivolte eppure, nonostante questo enorme, ma, secondo me, pseudo-interessamento, che dovrebbe tutelare i giovani e il loro sviluppo, la nostra società non ha mai abbondato tanto di disadattati, di tossici, di vagabondi, di immaturi, di insicuri ecc.

Qualcosa evidentemente abbiamo sbagliato e di sicuro più di qualcuna delle filosofie scelte e programmate dai moderni pedagoghi e naturalisti per affrontare le due questioni, natura e giovani, non ha riscontri positivi nell’attualità, questo mi pare evidente e quindi ineccepibile.

Abbiamo incrinato irrimediabilmente l’equilibrio del pianeta al fine di renderci la vita più comoda, di avere 25° in casa sia d’estate che d’inverno, di usare senza criterio l’automobile, di avere il bucato bianco “che più bianco non si può”, ecc. Tutte cose che hanno migliorato indubbiamente il nostro tenore di vita ma che hanno avuto ed hanno sull’ambiente un impatto tremendo, tanto grave che la natura ci sta via via rimettendo il conto, un conto salato che dovremo pagare, senza deroghe e rateizzazioni.

Molte sono le trasmissioni e altrettanto numerosi gli esperti che si sbracciano elencando i danni e quindi le malattie dell’ambiente. Nessuno di essi propone rimedi efficaci, sostanziali, concreti che possano non risolvere una situazione ormai definitivamente compromessa, ma almeno rallentare i processi più pericolosi dell’inquinamento e della conseguente rovina ecologica.

La ragione è molto semplice, o dipende dall’ignoranza in materia e allora ci sono persone che occupano il posto sbagliato con le responsabilità che ne discendono; oppure la cura ambientale da suggerire viene ad arte taciuta poiché sarebbe così impopolare da risultare politicamente sfavorevole. Ci si ferma quindi all’analisi dei problemi. Qualche esempio? Eccolo.

Ho assistito, da naturalista, a dotte e tronfie discussioni cittadine che prendevano in esame l’inquinamento globale, come se Pistoia fosse una piazza dalla quale potesse partire un messaggio per la rivoluzione ecologica del pianeta, riducendo gli argomenti e le ipotesi a mera, inapplicabile retorica.

Suggerimento dell’uomo di campagna: l’inquinamento della terra non può essere combattuto da poche persone ma da tutti gli umani consorziati insieme (da qui l’utopia di una soluzione efficace) per cui noi, cittadini pistoiesi potremmo e dovremmo accontentarci di contribuire a ciò con un impegno piccolo ma tangibile magari pulendo 500 metri dell’alveo della Brana. Non avremo risolto nulla di universale ma di sicuro avremmo restituito alla natura 500 metri di torrente. Se come noi, comuni vicini ne pulissero altri 500 metri, i metri diventerebbero 1000 e così via. Lo stesso criterio ovviamente per altre realtà da curare a piccole dosi, quelle possibili per le forze anche modeste di ciascuno nella certezza che sarà la loro sommatoria a determinare l’esito finale. Meno parole e più fatti.

Piccioni in fila in piazza
Piccioni in fila in piazza

I piccioni. Veicolo di malattie e dannosi per i monumenti. Per il primo aspetto occorre considerare come l’uomo abbia modificato negativamente l’ambiente ove i piccioni vivono da sempre. Guardate la città e lo sporco che la domina. Osservate questi animali, mangiano solo rifiuti perché per terra c’è di tutto e bevono in pozzanghere dove ristagna acqua putrida e venefica. Pensate che sia salutare? Non fanno altro che restituirci le malattie che la responsabilità dell’uomo ha loro trasmesso.

Potremo eliminare gli animali, come qualche ecologo improvvisato sostiene, ma rimarrebbe il pattume e insieme ad esso il nostro modo di essere che non intendiamo cambiare. Per i monumenti i piccioni francamente appaiono un candido pretesto visto lo stato di abbandono in cui molti di essi versano e questo non è da attribuire ai poveri pennuti. Tale tipo di soluzione cruenta appare inflazionata dopo che ogni tanto torna alla ribalta la necessità di eliminare gli squali per poter fare il bagno in santa pace o la vipera per poter raccogliere i funghi in tutta sicurezza.

Finché questo sarà il tipo di educazione prevalente, non vedo futuro per una vita ecologicamente dignitosa dell’attuale società e di quanto la circonda. La trasformazione che l’uomo ha operato sull’ecosistema in generale negli ultimi 30 anni, oltre che repentina è stata sconvolgente in termini ambientali sacrificando piante e animali, pregiudicando nel contempo la nostra stessa esistenza strettamente legata a quella degli altri esseri viventi.

“La sorte degli uomini e quella delle bestie è la stessa; come muoiono queste muoiono quelli; c’è un soffio vitale per tutti. Non esiste superiorità dell’uomo rispetto alle bestie, perché tutto è vanità”. Ovvero quanto ammonisce l’Ecclesiaste, il Qohelet, e, detto dalla Bibbia, almeno qualche dubbio dovrebbe farlo sorgere.

La natura ha degli aspetti curiosi, alcuni più curiosi degli altri, essa fa nascere e sviluppare le malattie, altrettante volte è in grado di fornire i rimedi opportuni a tali afflizioni: basta solo sapere (e volere) leggere i suoi codici.

Paolo Nesti

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