DISERBANTI & PESTICIDI: «MA VI SEMBRA NORMALE…?»

Una letterice lamenta di essere stata “diserbata” e/o “depestificata”. Ma nessuno le avrebbe dato ascolto
Si inquina...
Si inquina…

PISTOIA. Una lettrice, giustamente allarmata, sentendosi presa in giro ci scrive:

Questa mattina (ieri – n.d.r.), appena alzata, di buon’ora, ho sentito come mi era già capitato che nell’aria c’era qualcosa che non andava. Stavano dando il diserbante nel vivaio prospiciente alla mia abitazione. Poco dopo le 8 accompagno mia figlia a scuola e durante il tragitto, in una strada poco lontana dalla mia residenza, scorgo che nel vivaio stanno facendo un altro trattamento chimico: avverto nausea, vomito, una forte lacrimazione, bocca amara e secca e ghiandole del collo gonfie e doloranti.

Martedì scorso hanno fatto 6 ore di trattamenti; questa mattina hanno già superato le quattro ore. Ho chiamato i vigili: “non è di nostra competenza”, mi hanno detto; ho allora chiamato l’Asl: “non è di nostra competenza” mi sono sentita dire nuovamente, suggerendomi però di contattare la dottoressa Baldi, dell’Ufficio d’igiene. Quest’ultima mi ha detto che si occuperà della dovuta procedura e che manderà a controllare in azienda il registro dei prodotti, che dovrà poi essere aggiornato entro 30 giorni.

Mi sono sentita presa per i fondelli e, persa la pazienza, mi sono alterata perché credo che sia un mio irrinunciabile diritto sapere cosa mi faccia stare male ed esigo dunque che facciano un immediato controllo nella botte utilizzata per questi trattamenti, perché come se non bastasse, sono anche la moglie di un uomo che tre mesi fa ha subito un trapianto di reni e che non può respirare e che nelle condizioni nelle quali si trova non può nemmeno andare al pronto soccorso; solo i medici che lo seguono per il trapianto lo possono consigliare ed eventualmente prescrivergli una terapia.

Pesticidi nell'ambiente
Pesticidi nell’ambiente

Preoccupata e derisa, chiedo che sia emessa immediatamente un’ordinanza che vieti, da subito, lo spargimento di questi veleni ad una distanza così modesta dalle abitazioni, ma la dottoressa Baldi mi spiega che i provvedimenti non possono essere adottati per ogni singolo cittadino.

Telefono allora, in preda alla disperazione, al 118, riferendo all’operatore la sintomatologia dei miei malesseri; mi passano il centro antiveleni di Firenze, che mi dicono che bisognerebbe sapere effettivamente il prodotto che stanno dando, prima di poter dire e fare qualcosa di concreto, consigliandomi comunque, fino ad accertamenti effettuati, di restare in casa e di rivolgermi presto al pronto soccorso se il senso di nausea dovesse persistere o addirittura aumentare.

È tutto normale, secondo voi?

Lettera firmata

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