(dis)integrazione. AGGRESSIONI E SERMONI: NON SONO OSPITI GRADITI E DEVONO ANDARSENE

«A Pisa un gruppo di immigrati venditori abusivi ha aggredito dei carabinieri che stavano effettuando un controllo. A Lucca, nel frattempo, uno dei tizi che vagabondeggia per il nostro paese e che è stato ospitato più volte da don Biancalani, è stato fermato e inviato nel C.I.E di Bari per l’espulsione: il permesso di soggiorno era scaduto»
Il gruppo di immigrati che aggredisce i carabinieri a Pisa

PISTOIA. Due notizie si intrecciano. A Pisa un gruppo di immigrati venditori abusivi ha aggredito dei carabinieri che stavano effettuando un controllo e addirittura uno di questi immigrati ha colpito uno in pieno viso mentre questo gli dava le spalle.

Un video postato su Facebook riporta l’accaduto e mostra perfettamente la dinamica. Forze dell’ordine che, nell’esercizio delle loro funzioni, vengono aggredite da ospiti non graditi che, dettando letteralmente legge, costringono i carabinieri a fuggire.

Giù in Calabria, dopo l’ennesimo raccontino farlocco sul razzismo che miete vittime, altri immigrati si stanno sfogando manifestando con assai poca grazia. Regolare amministrazione.

A Lucca, nel frattempo, uno dei tizi che vagabondeggia per il nostro paese e che è stato ospitato più volte da don Biancalani, è stato fermato e inviato nel C.I.E di Bari per l’espulsione: il permesso di soggiorno era scaduto e i documenti non risultavano più in regola.Tuona il priore dal suo campanile, e avverte che ha già contattato un avvocato per opporsi a questo scempio.

Viene da domandarsi se questo sia un paese normale e composto per lo più da persone mentalmente sane, oppure se si tratti di una gabbia piena di pazzi ove le peggiori assurdità partorite da certi imbonitori si trasformano magicamente in Vangelo.

Ci rendiamo conto della voragine di anarchia e faziosità in cui siamo precipitati o siamo assuefatti dalle prediche che i preti e i vari Saviano ci sbattono sul grugno ogni giorno?

Don Camillo parla con il Cristo

I fatti di Pisa sono l’ennesima prova sulla sostanziale condizione di illegalità in cui sguazzano gli immigrati arrivati coi flussi degli ultimi cinque anni circa. Le operazioni per il loro trasporto in Italia sono in balia di furbetti di certe Ong che non accettano di sottostare ai regolamenti imposti dallo Stato italiano e di quelle carogne dei trafficanti d’uomini. Pensare soltanto si scardinare questo meccanismo folle e pericoloso significa garantirsi un posto nel girone dei razzisti.

La storia dell’immigrato bracciante che in Calabria è stato freddato con un colpo di fucile rimane su questo solco: la comunità di cui fa parte vive in una baraccopoli fatta di lamiere e viene sfruttata da altri meschini furfanti che si fingono datori di lavoro.

Al netto del cordoglio, non possiamo non notare come queste condizioni siano favorite dal flusso enorme di persone che clandestinamente approdano qui senza che nessuno, per anni, si sia interessato dei possibili effetti collaterali di questo esodo.

La canonica di don Massimo Biancalani è stata letteralmente invasa da una variegata umanità che senza titolo alcuno bivacca a nostre spese e pretende un non meglio precisato trattamento di favore. Di tanto in tanto, sorridenti e gioiosi, vendono droga nei parchi pubblici e poi sfilano nelle città protestando contro il razzismo italico: la negazione dello ius soli è un affronto che non possono digerire.

Sono insopportabili anche solo per la faccia tosta con cui si pongono nei nostri confronti, figuriamoci se poi si dilettano nel commercio degli stupefacenti.

Una sana pedata nel sedere non gliela possiamo dare perché forse sono rifugiati e nel loro paesello — forse — subirebbero indicibili violenze.

Talmente inenarrabili che hanno pensato bene di abbandonare in quell’inferno madri, sorelle e fidanzate. 

Ma se dobbiamo veramente sorbirceli fin quando non vengono certificati che sono da espellere, che almeno gli arrivi il chiaro messaggio che qua non c’è più trippa per gatti, ovvero ci siamo stancati delle loro angherie e dei sermoni dei filantropi che gli sbavano dietro.

Ve lo ricordate cosa disse Gesù a don Camillo quando il prete di Brescello si incaponiva nel far politica in tonaca?

Un parroco non fa comizi e l’altare non è un palco. Ecco, calza a pennello.

[Lorenzo Zuppini]

 

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