(dis)integrazione. FINTI PARTIGIANI, MONDO OMOSEX E CLANDESTINI: ECCO LA GIORNATA MONDIALE DEL RIFUGIATO

«Siamo certi che Gino Strada rinvierà a data da destinarsi la sua partenza verso i quarti e quinti mondi ove del razzismo di Salvini non giungerà neanche l’eco»
I nuovi partigiani

PISTOIA. Il 20 giugno festeggeremo la Giornata Mondiale del Rifugiato, evento voluto dall’Assemblea Generale delle Nazioni Unite.

L’obiettivo: sensibilizzare l’opinione pubblica sulla tematica dei rifugiati e della loro vita poco divertente.

Prepariamoci all’arrivo nelle piazze italiane dei partigiani, o dei loro figli o dei loro nipoti visto che a rigor di logica chi combatteva il nazifascismo dovrebbe esser crepato di vecchiaia da un pezzo. Sono vecchi rifiniti o, almeno, dovrebbero esserlo, ma nonostante ciò si lanciano in cortei devastanti in ogni stagione dell’anno: dal freddo polare al caldo sahariano.

Cameriere, noi ordiniamo quel che hanno ordinato loro.

Col cascame dei partigiani aspettiamoci anche il mondo lgbtq, e non chiedeteci cosa diavolo significhino queste lettere.

Sappiamo solo che l’alleanza coi vecchi antifascisti si è consolidata, tanto che all’ultimo Gay Pride hanno sfilato assieme sotto il sole romano. Ed è ancora più strano, perché il 90% degli anziani con ancora un minimo di sale in zucca opterebbe per delle lunghe tirate d’orecchie a quelli che, mezzi nudi e tutti unti, sfilano in mezzo alla strada su di un carrozzone.

Motivo in più per essere convinti che quelli d’oggi siano soltanto i nipoti dei partigiani di ieri: questi ultimi, vedessero la sinistra organizzarsi sotto l’ombra dei gay pride, probabilmente opterebbero per il suicidio assistito. Ma.. non divaghiamo.

Profughi

Dunque: partigiani, omosessuali e… gli attivisti per i diritti umani, come potrebbero mancar loro! Siamo certi che Gino Strada rinvierà a data da destinarsi la sua partenza verso i quarti e quinti mondi ove del razzismo di Salvini non giungerà neanche l’eco.

Per adesso, visto l’evento mondano che ci attende, rimarrà qui.a rompere le palle. Perdonate la franchezza, ma abbiamo gli zebedei pieni di mezzi italiani che ad ogni alba promettono di abbandonare la madre patria finendo poi per cambiar idea al tramonto. 

Speriamo arrivino anche i soldati semplici delle varie Ong e organizzazioni umanitarie che, anche da recenti prove video, paiono essere in ottimi rapporti con quei galantuomini dei trafficanti.

Per questi ultimi, siano dell’Isis o solamente persone in crisi d’identità, un posticino al grande party lo troveremo. Sia mai Saviano ci accusi di essere razzisti nei confronti degli scafisti.

Sul palco il presentatore urlante sarà, appunto, l’autore di Gomorra. Di recente si è anche scoperto fine economista oltreché decisivo lottatore delle mafie tutte: dopo il suo romanzo, la camorra sta come una tartaruga a pancia in sù.

Un pensiero va alla scorta, quei sant’uomini che ogni tre per due vengono descritti da ‘o scrittore come delle palle al piede.

E i protagonisti? Fondamentalmente, dalle nostre parti non ci saranno. Non per volere loro, s’intende, ma per volere della logica: qui, in anni di sbarchi, saranno arrivati sì e no tre gatti che hanno conseguito poi la qualifica di rifugiati.

Chiaramente i finti rifugiati, che in gergo tecnico dovremmo chiamare clandestini, danzeranno e tamburelleranno comunque per strada, su inascoltabili ritmi africani e in memoria delle loro famiglie: donne, vecchi e bambini che i coraggiosi hanno abbandonato nelle supposte miseria e guerra. 

Domanda: è presente tra noi privati cittadini qualcuno in grado di porre la parola fine a questo genere di stronzate oppure ogni volta dobbiamo aspettare che ci pensi il ministro dell’interno? Eddai.

[Lorenzo Zuppini]

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