do you remember? VAURO, CHE CICALA!

Vauro Senesi
Vauro Senesi

SE PISTOIA è stata nominata capitale della cultura 2017 qualche motivo ci sarà pure, o no?

Allora cerchiamo, rifuggendo dal nostro solito provincialismo, di “vendere” le nostre intelligenze locali e le nostre bellezze senza preclusioni ideologiche ma solo guardando al “merito nazionale”.

Cominciamo con il culturalmente inattaccabile Ugo Pagliai, quello che alle scolaresche della Scuola Materna di Piteccio, guidate dalle loro Maestre, scrisse su un foglietto: “ai bambini della squola materna di Piteccio”. Squola, un refuso per dire ignoranza anche se scritto a mano e non, allora, con la macchina da scrivere.

Passiamo “tranquillamente” alle glorie locali, quelle che riempiono le pagine di notizie e pettegolezzi.

Permetteteci di considerare come “apolide enclave” i cattedratici, i medici, i letterati, gli insegnanti (a proposito , auguri, prof. Gaiffi!) che in Pistoia o trasmigrati in altre città della regione e dell’Italia e dei quali, se vorrete, vi faremo i nomi, tengono alto il nome della nostra città.

Oggi vanno di moda i Vauro, quei poeràcci che fanno ascolto perché privi del buon gusto di tacere, furbi e memori di quanto questa Repubblica ha dato loro per poter continuare a sopravvivere senza gli ottanta euro del bomba-Renzi.

O forse Benigni che tanto piace a Papa Francesco, quello che bestemmiava più del sottoscritto e che adesso ci fa lezione sui dieci Comandamenti. Ma lui non è un pistoiese, dirà qualcuno.

Chi siete voi per giudicare, come dice Papa Bergoglio? Restiamo su Pistoia? Bene, allora ri-prendiamo Vauro Senesi.

Figlio di una brava maestra elementare, collezionista di divise militari (almeno quando l’ho conosciuto io) e rompicoglioni da sempre: attributi che avrebbero potuto farne una persona comunque simpatica, anche se attivista e propagandista delle idee dell’extra sinistra parlamentare.

Oggi è diventato un “amico” di questa Repubblica da due soldi anche se ci vorrebbe fare credere il contrario.

Ci aspettiamo che al pari del suo amico di turpiloquio Benigni, ci venga a dire che lui al referendum costituzionale non voterà no.

Non ci meraviglieremmo: ognuno va nella fogna dove un tempo lo sterco del diavolo e oggi il pecunia non olet conducono.

Una piccola annotazione personale che è concessa alla mia non doverosa terzietà non essendo (e non volendo essere) giornalista. E neppure giudice (si fa per dire, ovviamente…).

Correvano i primi anni settanta e questo Vauro, che aveva la stessa espressione di oggi, venne a fare casino in via San Pietro 10, sede del Msi assieme a qualche suo compagno che quella sera, invece di trovare due gatti, ne trovarono tre.

Le puttanate che va distribuendo in Italia, forse, sono dovute al fatto che le “labbrate” che ebbi il piacere di dargli hanno generato questo vizio comportamentale a posteriori anche se non compensano quelle che io mi sono prese in altre circostanze ma che, però, a scanso equivoci, non mi hanno “mutato”.

Vi chiedo scusa a nome suo e confido nella prescrizione…

[*] – In veste di non-giornalista, lettore, ospite

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