don biancalani. ACCOGLIERE È L’UNICA SOLUZIONE PER EVITARE QUESTI PROBLEMI

«È interessante chiarire lo spirito cavalleresco con cui il don più famoso d’Italia protegge e coccola lo spacciatore. Don Biancalani si è soffermato a lungo sul passato burrascoso dell’immigrato ventunenne arrivando ad affermare che c’era da aspettarsi che cadesse in tentazione. Sebbene egli sia stato arrestato in flagranza di reato, ovvero con le mani nella marmellata, don Massimo dubita che stesse spacciando. Non è chiaro su quale basi si poggi tale dubbio, ma tant’è».
Don Massimo Biancalani

PISTOIA. Abbiamo partecipato alla conferenza stampa indetta da don Massimo Biancalani sull’arresto del giovane immigrato da lui accolto trovato mentre spacciava hashish in Piazza della Resistenza.

Non è necessario avere un gran dono della sintesi per riuscire a non dilungarsi troppo nel resoconto della conferenza, avendo udito solamente i soliti slogan tipici di don Massimo e dei suoi compagni d’accoglienza.

Insomma: l’immigrazione clandestina di massa è una manna santa; tra gli immigrati è vietato fare distinzioni fra immigrato economico e rifugiato politico, con la conseguenza che qualche miliardo di persone deve avere libero accesso in Italia essendo vaste le aree del mondo in preda alla sofferenza e, in fine, che tutti noi che osiamo porci qualche domanda su questo andazzo caotico siamo razzisti e fascisti.

Più interessante è invece chiarire lo spirito cavalleresco con cui il don più famoso d’Italia protegge e coccola lo spacciatore.

Don Biancalani si è soffermato a lungo sul passato burrascoso dell’immigrato ventunenne arrivando ad affermare che c’era da aspettarsi che cadesse in tentazione.

Sebbene egli sia stato arrestato in flagranza di reato, ovvero con le mani nella marmellata, don Massimo dubita che stesse spacciando. Non è chiaro su quale basi si poggi tale dubbio, ma tant’è.

Don Massimo Biancalani con alcuni degli immigrati accolti

Per quanto riguarda il possibile coinvolgimento degli altri immigrati, o almeno l’omertà vigente tra di loro, buio assoluto: pare non abbiano collaborato un granché.

È certo che il ragazzo spacciatore si è detto dispiaciuto per l’accaduto e ha promesso di non farlo più. A don Biancalani potrebbe bastare questo suo pentimento per concedergli la grazia del Signore poiché non ha detto una parola sulla necessità che la legge faccia il suo corso e che, quindi, come prevede il codice penale, questo immigrato venga spedito in galera.

Il parroco ha piuttosto dichiarato che il progetto di accoglienza consiste anche in questo, che queste situazioni problematiche sono ovvie e che lui, assieme a dei ragazzi volontari che ricoprono il ruolo da controllori (fossero in un’azienda privata verrebbero licenziati per incapacità oggettiva) si prodigheranno per far tornare la pecorella smarrita nel gregge dei buoni e dei giusti.

Proprio così, cari lettori: nessun accenno alla possibile, anche doverosa, condanna di questo delinquente ad una pena detentiva.

Non ci risulta che agli spacciatori italiani venga risparmiata la condanna, mentre a costui pare sia doveroso evitargliela. Una distinzione basata su cosa, il colore della pelle o il paese di provenienza?

La puzza di razzismo (al contrario) non proviene dalla nostra redazione, è evidente.

Così varrà per gli altri immigrati accolti nel comune di Pistoia che sono stati arrestati per spaccio o per prostituzione. Sì, una ragazza accolta all’Abetone si prostituiva.

Ciliegina sulla torta: lo spacciatore sembrava un tipo apposto e mai il vip Biancalani avrebbe sospettato di lui: il ragazzo si limitava a fare il vù cumprà a Viareggio, vantandosi col parroco, tra l’altro, di questo suo spirito imprenditoriale.

Ovviamente nessuna lo ha messo al corrente che si tratta di un reato e che l’accoglienza non può prevedere questo tipo di futuro per gli accolti.

Dal mondo pazzesco di don Biancalani è tutto: linea allo studio.

[Lorenzo Zuppini]

 

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