DON CARMIGNANI: «CENTRO GIOVANI? CI CONSIDERANO MORTI CHE CAMMINANO»

Puntualizzazioni e chiarimenti su tutta la vicenda. A Pistoia «la chiesa “incontro” diventa chiesa “muro”». «Sono stato accusato di aver rifiutato le proposte che il vescovo Mansueto mi ha fatto…: contesto duramente questa versione dei fatti in quanto la mia posizione mi permetteva semplicemente di indicare delle preferenze o evidenziare delle criticità». San Bartolomeo: «Mi permetto di proporre di costruire un edificio “spirituale” a favore dei giovani della parrocchia e della città laddove si vuole scavare un parcheggio di cemento per auto»

Don Alessandro Carmignani [da La Voce di Pistoia]
Don Alessandro Carmignani [da La Voce di Pistoia]
PISTOIA. Con la presente sono a sottolineare alcuni aspetti della vicenda relativa al Centro Giovani diocesano di via N. Sauro per affrontarli con chiarezza e decisione, qualora non ci siano state fino adesso. Questo a ormai quasi due settimane dalla mia denuncia pubblica della situazione di precarietà che sta vivendo il Centro Giovani a motivo della decisione repentina dell’amministratore diocesano di smettere di pagare l’affitto per i locali all’istituto Minime Sacro Cuore.

1) Ad oggi non ho avuto alcun contatto diretto o pubblico con don Paolo Palazzi, amministratore diocesano, né con alcuna autorità al vertice della chiesa pistoiese.

Nessuno mi ha cercato probabilmente perché non si vuol dare importanza alle parole ed alla richiesta di un sacerdote, di tanti volontari e di quasi 1500 giovani e genitori che chiedono di non chiudere il Centro Giovani.

Veniamo considerati “morti che camminano”, alla stregua dei detenuti nei più duri penitenziari. L’unica cosa è stata, la settimana scorsa sul sito della diocesi, un comunicato stampa breve ed elusivo che non faceva altro che confermare la decisione della chiusura del Centro Giovani, giustificandola tuttavia in modo incomprensibile, anzi scaricando la responsabilità della chiusura ad altri, anzitutto sulle suore proprietarie dell’immobile.

Intendo ribadire con forza che la decisione fatta risalire a motivi economici non regge assolutamente visto che la chiesa pistoiese è nel frattempo impegnata in altri ambiti con uscite di denaro almeno “contestabili” rispetto alla reale funzionalità dell’impegno in campo.

Ancora la chiesa di popolo e la stessa società civile non vengono fatte partecipi di come il denaro che viene dall’8 per mille delle tasse e dal 3 per cento delle parrocchie venga speso: perché questo?

Il rapporto fra chiesa e denaro è talmente delicato che va trattato con attenzione, con trasparenza, tanto da non sbandierare semplicemente delle cifre che prese a sé stanti hanno poco senso: così invece è stato fatto nei confronti del Centro Giovani, come se fosse l’unica voce di spesa non più sopportabile dalla curia pistoiese.

2) Il tempo passa, il 15 settembre è prevista la chiusura del Centro Giovani e niente è cambiato negli ultimi giorni.

Trovo profondamente scandaloso che di fronte alla mobilitazione pubblica di quasi 1500 persone a favore del Centro Giovani e alla mia proposta a don Paolo di incontrarne una nutrita rappresentanza almeno per ascoltarne le ragioni, nella prospettiva di meglio valutare una scelta così importante, niente sia stato fatto: la chiesa “incontro” diventa chiesa “muro”.

La chiesa dovrebbe essere il luogo dell’ascolto e del confronto, non quello del decisionismo dall’alto che passa come “caterpillar” sulle persone, soprattutto le più bisognose, dai giovani ai poveri, come lo stesso Papa Francesco continuamente ci ricorda.

La chiesa di Francesco a Roma avanza, a Pistoia miseramente arretra ancora una volta dopo la Settimana Teologica. E mi chiedo: sarà l’ultima volta? Voglio però ribadire che anche a Pistoia la chiesa fatta di cristiani coinvolti generosamente e gratuitamente in tante attività a favore delle “periferie umane” è ancora assai vivace.

Da biasimare invece, anche in questo caso come in molti altri che vedono protagonista la chiesa “militante”, i moralismi, i perbenismi e i silenzi di alcuni “benpensanti cattolici” che poco hanno di cristiano.

3) Sono stato accusato di aver rifiutato le proposte che il vescovo Mansueto mi ha fatto durante la sua stagione di governo e responsabilità: contesto duramente questa versione dei fatti in quanto la mia posizione mi permetteva semplicemente di indicare delle preferenze o evidenziare delle criticità.

Quattro furono a suo tempo le proposte che il vescovo Mansueto fece e che non hanno trovato realizzazione:

  • il Tempio (tuttora in ristrutturazione, assai lontana dal completamento, dove sarebbe stato più opportuno valorizzarne i locali come centro di accoglienza e di ricovero per i senza fissa dimora vista anche la vicinanza con la mensa dei poveri);
  • le strutture della parrocchia dell’Immacolata (già occupate in una parte importante da altre associazioni o attività che anche secondo il vescovo, ad una più attenta valutazione, non permettevano una convivenza possibile con le iniziative del Centro Giovani);
  • le strutture dell’ex – convento dei Cappuccini (non rifiutato da me, ma da me ritenuto inadeguato ad una realtà come il Centro Giovani vista la sua particolare collocazione vicino al SerT che rendeva la vicinanza di molti ragazzi e giovani assai delicata e inopportuna così come lo sarebbe stata per gli utenti del SerT stesso);
  • e poi la struttura di San Bartolomeo sulla quale invece è bene approfondire ulteriormente la questione.
Sua Ecc. Rev.ma Mons. Mansueto Bianchi, Assistente Ecclesiastico Generale dell’Azione Cattolica Italiana
Sua Ecc. Rev.ma Mons. Mansueto Bianchi, Assistente Ecclesiastico Generale dell’Azione Cattolica Italiana

Nel settembre 2011, prossimi alla scadenza del contratto con l’istituto delle suore, io, il vescovo e il parroco di San Bartolomeo don Luca Carlesi, vedemmo gli ambienti della parrocchia ritenendoli i più opportuni per accogliere una realtà come il Centro Giovani: centralità geografica (il Centro Giovani è rivolto fondamentalmente ai giovani della città), servizio di vicinanza soprattutto ai giovani di un quartiere che vive numerose situazioni di povertà e marginalità sia economica che sociale, la presenza di locali al coperto per le attività laboratoriali, musicali, di incontro e di scambio, la presenza di spazi all’aperto (i più grandi presenti in città) che avrebbero permesso iniziative ludiche e sportive.

Questo nella consapevolezza che soprattutto oggi i giovani si incontrano e si aggregano fondamentalmente a partire dalla musica e dallo sport.

Ci sarebbe stata una continuità perfetta, tanto che iniziammo col progettare la dislocazione degli spazi in relazione alle iniziative, ci incontrammo numerose volte io, don Luca e il vescovo, progettammo le modalità di recupero degli spazi oramai abbandonati da tanti anni, non più fruiti né dai parrocchiani né dalla città.

Alcuni mesi dopo, seccamente, don Luca mi chiamò, senza che niente fosse accaduto nel frattempo, dicendomi che di tutto quanto discusso non se ne sarebbe fatto più di niente: alla mia richiesta di giustificazione né lui né il vescovo mi risposero.

Forse, oso immaginare, il problema che venne fuori era la convivenza con il parcheggio previsto al di sotto degli spazi esterni della parrocchia e di tutto quanto ne sarebbe dovuto nascere.

La questione del parcheggio, come gli stessi media locali nei giorni scorsi sono tornati ad affrontare, vede tra l’altro la parrocchia e la curia in una posizione assai delicata, oserei dire poco difendibile potendo queste, anche e soprattutto dopo le numerose polemiche, semplicemente tirare un frego sul progetto e riportare un clima di serenità fra istituzioni, comitati e soprattutto cittadini. Cittadini che come nelle moderne città italiane ed europee vogliono spazi per l’incontro e non parcheggi di cemento sempre più spostati verso l’esterno delle città.

Mi permetto allora di proporre di costruire un edificio “spirituale” a favore dei giovani della parrocchia e della città laddove si vuole scavare un parcheggio di cemento per auto. Sarei tuttora ben felice di poter ripartire con il parroco e con chi di dovere, la curia, su questo progetto di collaborazione.

Attendo così una risposta del parroco alla mia proposta.

Non voglio però dimenticare quanti, amici e sconosciuti, hanno in questi anni e soprattutto in queste ultime settimane sostenuto pubblicamente o privatamente la causa de “Il Centro Giovani non deve chiudere” (vedi la pagina fan su Facebook): confratelli nel sacerdozio, laici impegnati, il Centro di documentazione e ricerca don Lorenzo Milani, il circolo di Legambiente Pistoia, il Centro studi Donati. E poi i più importanti, i ragazzi: Paolo, Cristina, Piero, Mauro, Luca, Stefano, Diego, Martina, e tanti tanti ancora, capaci di non perdere la speranza e di sostenermi in questo momento così difficile.

Il silenzio degli uomini, il silenzio della chiesa, poco ha a che fare con il silenzio di Dio: il primo è spesso fuga dalle responsabilità, il secondo invece porta con sé la grandezza di Dio e la ricerca dell’uomo.

Risposta cercasi.

[*] – Responsabile del Centro Giovani Diocesano, ospite

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3 thoughts on “DON CARMIGNANI: «CENTRO GIOVANI? CI CONSIDERANO MORTI CHE CAMMINANO»

  1. Lungi da me l’idea di intervenire su fatti che non conosco approfonditamente, vorrei solo manifestare la mia più totale solidarietà ad Alessandro, persona squisita che ho avuto occasione di conoscere personalmente alcuni anni fa, e che dimostra ancora una volta come appare sempre più ampia la distanza che separa gli uomini di chiesa (dei credenti) da quelli della Chiesa (vaticana romana, in questo caso nella sua propaggine diocesana). Inoltre la richiesta di approfondimento sull’uso di S.Bartolomeo mi sembra più che legittima, andiamo avanti.

  2. Nessuno ti obbliga, ne ti ha obbligato, DON CARLO CARMIGNANI, l’obbedienza, in particolare per un sacerdote, è cieca, come la fede, mi permetto di ricordare:

    L’obbedienza

    Ma da questa stessa condizione del sacerdozio cattolico come di milizia agile e valorosa, ne viene la necessità di uno spirito di disciplina, o diciamo con parola più profondamente cristiana, la necessità dell’obbedienza: di quella obbedienza, che bellamente lega tutti i vari gradi della Gerarchia ecclesiatica, ” sicché – come dice il Vecovo nell’ammonire gli ordinandi – la Chiesa santa ne resta circondata, ornata e retta da una varietà certamente magnifica, mentre in essa altri vengono consacrati Pontefici, altri sacerdoti di grado inferiore… formandosi di molti membri di varia dignità un solo corpo di Cristo “. Quest’obbedienza i sacerdoti promisero al loro Vescovo nell’atto di partire da lui ancora freschi della sacra unzione; quest’obbedienza a loro volta i Vescovi giurarono nel giorno della loro consacrazione al supremo Capo visibile della Chiesa, al Successore di San Pietro, al Vicario di Gesù Cristo. L’obbedienza adunque leghi sempre più queste varie membra della sacra Gerarchia tra loro e tutte al Capo, rendendo così la Chiesa militante davvero terribile ai nemici di Dio ” come esercito schierato ” [70]; l’obbedienza temperi lo zelo forse troppo ardente degli uni, e sproni la debolezza o la fiacchezza degli altri; assegni a ciascuno il suo posto e le sue mansioni, e ciascuno vi si collochi senza resistenze che non farebbero che intralciare l’opera magnifica che svolge la Chiesa nel mondo; ciascuno veda nelle disposizioni dei Superiori gerarchici le disposizioni del vero ed unico Capo, a cui tutti obbediamo, Gesù Cristo Signor Nostro, il quale si è fatto per noi ” obbediente fino alla morte, e alla morte di croce ” [71].

    Difatti il divino Sommo Sacerdote volle che in modo tutto singolare ci fosse manifesta la sua perfettissima obbedienza all’Eterno Padre; e perciò abbondano le testimonianze, sia profetiche sia evangeliche, di questa totale e perfetta soggezione del Figlio di Dio alla volontà del Padre: ” Entrando nel mondo dice: Tu non hai voluto sacrifizio né offerta, ma mi hai preparato un corpo… Allora dissi: Ecco io vengo (poiché di me sta scritto in principio del libro) per fare, o Dio, la tua volontà ” [72]. ” Il mio cibo è fare la volontà di Colui che mi ha mandato ” [73]. Ed anche sulla croce, non volle consegnare l’anima sua nelle mani del Padre prima di avere dichiarato che tutto era compiuto quanto le Sacre Scritture avevano di lui predetto, cioè tutta la missione affidatagli dal Padre, fino a quell’ultimo così profondamente misterioso “Sitio”, ch’egli pronunciò “affinché si adempisse la Scrittura” [74]; volendo con ciò dimostrare come anche lo zelo più ardente debba sempre essere pienamente sottomesso alla volontà del Padre, cioè sempre regolato dall’obbedienza a chi per noi tiene le veci del Padre e ci trasmette i suoi voleri, ossia ai legittimi Superiori gerarchici.

    Rifletti,

    non guardare i lati che, appaiono “positivi”, altri possono essere il seme di altri negativi, non giudicare…
    Scusami la mia ingerenza, non ti fare strumentalizzare che, lo Spirito Santo ti illumini.
    Pier

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