don forestieri. DON LEONARDO GIACOMELLI RICORDA LO ZIO MONSIGNORE

Don Leonardo Giacomelli

Pochi ricordi di un prete che è passato facendo del bene

QUARRATA. [a.b.] Don Leonardo Giacomelli, nipote di don Forestieri, oggi 94enne ha scritto, tempo fa un ricordo del prete che fu. Nel febbraio scorso invitato dal gruppo Giovani della parrocchia di Vignole ne ha parlato portando la sua testimonianza.

Don Giacomelli del resto ha avuto modo di collaborare con lo zio appena dopo essere diventato sacerdote.

La testimonianza di don Leonardo (inviataci dal nipote Giovanni Giacomelli che ringraziamo, ndr) è un importante contributo alla conoscenza di una figura significativa del territorio quarratino e del mondo cattolico pistoiese.

Don Leonardo Giacomelli ricorda lo zio monsignore

Alcuni ricordi insieme ad altri della vita dello zio, perché mi sembra significativo ricordare lo zio come parroco di Vignole.

Mons. Oreste viene da una famiglia di Quarrata ben riconosciuta e di buona esperienza religiosa e rimane 39 parroco. Alto e solenne il suo andare. Dopo un periodo come parroco in montagna arriva a Vignole, parrocchia con un oratorio “La Caserana” distante dalla chiesa parrocchiale, con tante famiglie e una chiesa per la messa di domenica e fra settimana. La sua vita si svolge ordinata. La mattina la messa in Parrocchia e per gli uffici delle ore, nelle altre chiese vicine.

In quel periodo nelle parrocchie del vicariato i sacerdoti andavano a turno a celebrare la messa per i defunti di una famiglia. Un momento particolare lo dedicava alla recita del breviario (lettura dei salmi) in chiesa dalle 11 a mezzogiorno.

Chi voleva parlare col priore sapeva dove andare e a che ora era sicuro di trovarlo.

Durante la settimana passava molto tempo nello studio dove aveva diverse librerie con libri di commenti dei vangeli, della Bibbia e libri di storia.

Un tempo speciale lo passava il lunedì e martedì a preparare il vangelo della domenica che lo scriveva e commentava la domenica e il suo parlare era molto familiare.

Un tempo particolare lo dedicava al catechismo per gli associati dell’Azione Cattolica la domenica mattina dopo la messa prima e il venerdì sera ai giovani dell’Azione Cattolica.

Ricordo con particolare trepidazione il tempo del passaggio del fonte per la guerra e la presenza dei tedeschi.

Molti uomini e giovani si erano rifugiati sulla volta della chiesa e in campanile ed io ero addetto a segnalare il pericolo, e allora era un cercare un rifugio nella volta della chiesa e in campanile dove io portavo da mangiare.

Ricordo un particolare a lieto fine.

Don Forestieri con un giovanissimo Vittorio Amadori (da “Resistenza non armata”

Vittorio Amadori, che fu poi sindaco a Quarrata, era di casa in canonica notte e giorno e un giorno si è salvato in un rastrellamento perché non ha in tempo a salire in campanile e si è nascosto sotto il mantello della Madonna che era in compagnia. Era una stata tutta rivestita a festa con tanti mantelli.

Lo zio del babbo, Don Oreste Priore, aveva una bicicletta da uomo e una bicicletta a motore per andare a Pistoia. Alla bicicletta c’era sempre un sacchetto con dentro una tonaca (veste da prete). Quante volte è andato alla famiglia, ha vestito il giovane o l’adulto e lo ha accompagnato sopra la chiesa e in campanile al sicuro dalle ronde fasciste.

In quel sacchetto spesso c’era il mangiare per la famiglia e qualche volta anche della carne che veniva dalla macellazione di animali fatta in qualche campo da alte granate per aiutare le famiglie.

In famiglia dello zio ci fu un grande dolore quando una giovane ragazza di famiglia (la Gloria) morì per un’infezione causata da una scheggia di residuato di granata. Allora non c’era la penicillina e medicine utili.

In quel tempo lo zio si era dedicato alla ricerca del luogo dove erano prigionieri i soldati. Aveva un pendolo (radio sensibile elettrica) e con questo strumento e una parte del vestito del soldato, lo localizzava dove era prigioniero. Aveva trovato dove era prigioniero un nostro cugino della famiglia marini di Galigana (tenente Marini Marino) fatto prigioniero a Tobruch (Africa).

Era situato in India del Nord vicino all’Himalaya (la grande montagna) che io sono andato a visitare quando sono andato nei paesi d’oriente (India – Giappone – Cina – Filippine).

Permettimi altri pochi accenni significativi della figura dello zio.

Nei due anni che io stato cappellano (1950-1952), sacerdote in aiuto religioso, mi fece prendere la patente per la macchina, mi comprò una Topolino (piccola macchina della Fiat) – chi la ricorda? – e il pomeriggio era il tempo della visita ai malati e anziani specialmente alla Caserana. Ricordo lo zio per una particolare iniziativa economica per le famiglie – “Le Casse Rurali”, le “Banche per le famiglie” con riferimento a Don Ceccarelli con attività alla Ferruccia insieme a Don Flori –.

Nella chiesa vecchia di Vignole sul lato sinistro dell’altare maggiore esiste ancora una porta e si andava direttamente nella stanza della “cassa rurale” gestita da persone della parrocchia (mio parente Marini Giosuè e Virgilio Pomposi).

Permettetemi un ultimo ricordo dello zio, gesto forte e religioso.

Don Dario Flori, lo ricordiamo per tanti motivi, aveva fondato alcuni giornali (la frusta, la zanzara, il giornalino per i giovani) e aveva parole di critica verso alcune posizioni del regime di allora.

Don Dario muore a Firenze il giorno di Pasqua 16 Aprile 1933, due giorni dopo la salma viene portata a Pistoia.

Le autorità avevano dato ordine di nessuna manifestazione. Lo zio, saputo del passaggio, va sulla strada agli Olmi, fa fermare il corteo e dà la benedizione al defunto Don Dario. Gesto forte e coraggioso per il bene fatto.

Lo zio è morto il 24 Agosto 1954 ed è sepolto nel cimitero di Vignole nella cappella della famiglia della signorina Nesti.

Pochi ricordi di un prete che è passato facendo del bene.

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