due di briscola. PALAMARA/CRAXI: O DEL SISTEMA CHE SI AUTOREPLICA A DANNO DEL POPOLO – 9

«La storia la fanno i vincitori e non i vinti: ce lo hanno insegnato gli storici marxisti. E ce lo hanno fatto anche vedere dovunque, dalla Cina all’America Latina, tanto che dobbiamo pagare a vita un essere modesto come Monti che all’Italia ha dato solo espropri e disperazione sacrificati sugli altari del salvataggio delle insalvabili banche tedesche, talmente marce che – nonostante l’ammazzatina della Grecia, come dicono Fazio e Montalbano di Camilleri – oggi sono ancor più in crisi di ieri e alla Merkel tremano le natiche»
È davvero un bellissimo sistema

PROPRIO IERI su la Repubblica è comparsa la notizia di una memoria difensiva di Luca Palamara e, come potete vedere, nel sommarietto si legge, virgolettato, «Ho commesso errori, ero parte di un sistema…».

La prima cosa che viene in mente leggendo la parola sistema, è l’analisi che uno scrittore del Sud, Leonardo Sciascia, fece a suo tempo leggendo I Promessi Sposi di Manzoni, riguardo ai quali puntò l’accento e l’attenzione su quello che lui definiva il “sistema di don Abbondio”.

Perché – si chiede lo scrittore siciliano antimafia di Il giorno della civetta – Renzo e Lucia, cioè gli oppressi, se ne vanno dal loro paese? Perché – risponde – «hanno già pagato abbastanza, in sofferenza, in paura, a don Abbondio e al suo sistema; a don Abbondio che sta lì, nelle ultime pagine del romanzo, vivo, vegeto, su tutto e su tutti vittorioso e trionfante: su Renzo e Lucia, su Perpetua e i suoi pareri, su don Rodrigo, sul cardinale arcivescovo. Il suo sistema è uscito dalla vicenda collaudato, temprato come acciaio, efficientissimo».

I Promessi Sposi sono, allora, un’eterna denunzia del “sistema italiano”, quello dell’omertà, della reticenza e dell’autoconservazione a dispetto della giustizia. E, per Sciascia, ne assaggiamo la resistenza ancor oggi.

La citazione in colore è più o meno tratta dal mio Invito alla lettura di Manzoni (Milano, Mursia, 2003). Ma, dietro quell’ero parte di un sistema, ancor oggi si legge la tristissima realtà che ammorba, prima, e ammazza, dopo, l’intero popolo italiano: consapevole o inconsapevole non importa, perché è il risultato quello che conta e fa peso. E il risultato si definisce con l’espressione autoconservazione del sistema di potere o, in altre parole, violenza di stato sui cittadini, il tutto in “salsa di pesto di Costituzione disattesa e calpestata”.

Mon è anche questa una massoneria?

Provocatoriamente mi chiedo e vi chiedo: qual è la differenza tra un regime fascista che impone tutto d’imperio e uno democratico che opera su ciò che vuole attraverso la reticenza, l’omertà, la manovra di cupola, l’unzione del signore e l’imposizione delle mani sulla testa del massoncello che entra in loggia per continuare l’opera costruttrice del Grande Architetto?

I fini sono gli stessi, gli stessi sono i risultati: i pochi (0,2%?) prendono per il culo e i più (98,8%?) lo pigliano in culo.

Al sentire questa giustificazione del genio Palamara – nato e subito dopo, senza alcun gap, cresciuto, laureato, diventato qualcuno, messo a capo di una cupola più importante di quella del Pantheon o del Brunelleschi –; al leggere quella parola, sistema, non riesco a non ripensare a Sciascia e a ciò che ci voleva indicare: la forza collaudata e indistruttibile della mafia di sistema; di quello stato che non fa per i cittadini, ma per sé. Uno stato ladro, grassatore, ricattatore, infedele alla Costituzione, autoconservativo e tutto il peggio del peggio che si possa pensare.

Giorgio il migliorista

Ecco il sistema. Quello che ci ha regalato (dopo la Dc) la sinistra al timone della barca da gettare contro gli scogli per un sicuro, catastrofico naufragio. Quello che ci ha donato un presidente della repubblica come Giorgio Napolitano, una sorta di druido nostrale che, dopo aver truffato l’Europa sui rimborsi dei viaggi aerei per Bruxelles, ha fatto uscire dalla mescola del suo pentolone non la pozione magica di Asterix, ma (impunemente!) ben quattro governi non eletti (Monti, Renzi, Letta, Gentiloni) e la sua nefasta influenza sull’attuale non-presidente Mattarella, amico di tutti e di nessuno, ma pronto a vendersi all’ingiustizia costituzionale facendosi eleggere da un parlamento da lui stesso dichiarato illegittimo. Ecco il sistema.

Se l’altezza fisica di Vittorio Emanuele III era quella che era, l’altezza morale di questo sistema-Italia può stare benissimo sotto le pantofole di Sua ex-Maestà.

La storia la fanno i vincitori e non i vinti: ce lo hanno insegnato gli storici marxisti. E ce lo hanno fatto anche vedere dovunque, dalla Cina all’America Latina, tanto che dobbiamo pagare a vita un essere modesto come Monti che all’Italia ha dato solo espropri e disperazione sacrificati sugli altari del salvataggio delle insalvabili banche tedesche, talmente marce che – nonostante l’ammazzatina della Grecia, come dicono Fazio e Montalbano di Camilleri – oggi sono ancor più in crisi di ieri e alla Merkel tremano le natiche.

Falcone e Borsellino

Sentir parlare di sistema proprio di chi, dal sistema, avrebbe dovuto difenderci è, si dice, come morire due volte – o ogni giorno, per citare Falcone e Borsellino.

Ed è così che in Italia ci sono quelli che muoiono (ve lo ricordate il discorso di Craxi in parlamento?) e quelli che sopravvivono bene come don Abbondio, vispi sani e vegeti. Guardate Napolitano, un vero don Abbondio/ Highlander, un immortale.

E ora che questo sistema è scoperto e si trova – sia pure per poco, perché dopo la voce grossa di Mattarella, tutto finirà nell’insabbiamento di un deserto dei tartari – alla luce del giorno, ancor più facile è capire il perché di una morte in esilio ad Hammamet da una parte e di un uso-abuso del Quirinale dall’altra dei vincitori della guerra.

Appropriatamente ha fatto ieri sera Vittorio Sgarbi a citare, su Rete 4, dall’Adelchi, sempre di Manzoni (che non piaceva a Gramsci!), il discorso del principe longobardo che ribadisce, in eterno, l’etica e l’ottica del potere come violenza:

… loco a gentile
Ad innocente opra non v’è: non resta
Che far torto, o patirlo. Una feroce
Forza il mondo possiede, e fa nomarsi
Dritto

La legge altro non è che un modo per fare violenza: specie se chi, pur dovendola tutelare, la distorce a suo piacimento con smisurato potere discrezionale.

Roberto Fico

Roberto Fico, per esempio, farebbe meglio a dire meno cazzate quando afferma che «la magistratura va comunque rispettata». Preferisco credere che sia meglio essere d’accordo con Socrate quando dice che «non si deve più rispetto a un uomo (= giudice) che alla verità» e che – se vogliamo dare una qualche pallida speranza al nostro futuro – sarà bene che i gialloverdi del governo smettano di giocare al pallone e si affrettino a posare il fiasco, a finire di litigare e a togliere di mezzo, con una bella riforma semplificante, il potere discrezionale ai signori che, lungi dall’essere fedeli servitori della legge, della legge si servono come fosse una pezza da piedi a loro esclusivo uso e consumo.

Tra poco, grazie al sistema di Palamara, vedrete che le ferite saranno rimarginate e spariranno come per miracolo. Con tutti i chirurghi plastici che ci sono in giro, le cupole del Pantheon e del Brunelleschi si riorganizzeranno per splendere sotto il sole del disastrato stivale.

E ancora avremo chi prende per il culo (alla Palamara) e chi lo piglia in culo (alla popolo italiano).

Applausi ad Hammamet e a Perugia. Dio salvi il Re!

Edoardo Bianchini
[direttore@linealibera.info]
Diritto di soda caustica

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