due di briscola. QUANDO IL POPOLO NON CONTA… 4

parturient montes. NASCETUR RIDICULUS MUS…

L’Italia è un massiccio imalaiano: le montagne entreranno in travaglio, ma nascerà solo un ridicolo topolino…

MONT-ANA. Così scrisse il poeta latino Orazio al verso 139 della sua Arte Poetica. E l’intervento di stamattina riguarda, malauguratamente, il parto di un topino dietro l’ottimo (secondo Rino Fragai) fu-comandante della polizia municipale di Agliana, dottor Andrea Alessandro Nesti; le sue personali vivaci iniziative (ha querelato mezzomondo, partendo da noi; e ha denunciato – sembra – perfino colleghi, finendo – pare – sotto inchiesta lui stesso e – si dice – rinviato a giudizio).

Il tema si incentra su questo ex-funzionario come punto di partenza, ma il traguardo, in questa vicenda, restano due poli astronomici terrestri: il Nord, rappresentato dalla Segretaria Generale dei Comuni del Mont-Ana, Dott.ssa Donatella D’Amico, dormiente e Fata Smemorina, a cui è sfuggito l’obbligo di varare la commissione di disciplina ad Agliana, l’approvazione del bilancio consuntivo 2018 di Mangoni, ma a cui compete anche il regolamento di disciplina polizia municipale associata illegittimo, il Targa System utilizzato per far cassa e non sicurezza e altro ancora; il Sud,  rappresentato dalla Dott.ssa Paola Nanni, che ormai è data con le valigie in mano per tornarsene a Pescia, responsabile della polizia municipale associata del Mont-Ana che, quanto a scienza giuridica, come è stato dimostrato, non riesce a distinguere una diffamazione da una calunnia.

Questa è la premessa per un popolo che, a detta del marchese Onofrio del Grillo, alias Albertone nazionale, «non conta un cazzo».

E questo popolo siamo noi, noi 2 giornalisti 2, io direttore di Linea Libera, e Alessandro Romiti, cronista di Agliana, bimbone irritante e rompiballe, ma che purtroppo ci picchia e parla (come me) solo con documenti alla mano.

Noi 2 giornalisti 2 abbiamo scoperto, qualche tempo fa, che il Dottor Andrea Alessandro Nesti, alla zitta, ci ha fatto due querele per diffamazione e non solo (se la rifà con noi 2 giornalisti 2 per quel “trojaio” che è stato, nei fatti, il concorso da cui uscì comandante generale del Kgb di Agliana?) e, oltre alle querele, anche 3 proprio 3 esposti alla disciplinare dell’Ordine dei Giornalisti, attribuendoci di tutto di più e chiedendo la nostra testa: esposti ai quali la disciplinare ha perfettamente risposto con il famoso «piripì» della Tosca D’Aquino in Il ciclone.

Più che un «parere» non sembra «un’aringa smilza tra i fanoni di una balena»?

Da parte nostra, entrati legittimamente in possesso di uno dei tre esposti presentati alla disciplinare, lèttolo e ravvisativi sufficienti motivi per rispondere in maniera appropriata, lo abbiamo fatto presentando, a nostra volta e nostro malgrado, un esposto-querela, contro il signor fu-comandante, alla Procura di Firenze. Poi, rammentando che l’art. 24 della Costituzione garantisce a tutti i cittadini, perciò anche a noi 2 giornalisti 2 rompiballe, il diritto alla difesa, abbiamo scritto alla Dott.ssa Nanni, capa (neologismo della Crusca renzianamente “petalosa”) del Nesti, di darci alcune informazioni riguardanti il suo subalterno assistente scelto, che però pare essere l’autore del contestabile e contestato regolamento di polizia municipale associata del Mont-Ana, terra in cui il Nesti è considerato (così dicono) come un Codice di Hammurabi parlante.

Così abbiamo inoltrato la richiesta ai sensi della legge 241/90: ed è stato subito dichiarato lo stato di guerra con annesso coprifuoco: perché, per il cervello sottile di certi dirigenti pubblici, il signor Nesti – che è stato il primo a sparare contro di noi – ha il diritto di ottenere la protezione del cecchino: può, cioè, sparare liberamente, ma restando nascosto e protetto. Mentre noi, pessimi rompiballe, non solo dobbiamo farci impallinare dal cecchino, ma dobbiamo assolutamente starcene fermi perché lui ci impiombi con più facilità e precisione.

Ora dite se questo può essere “giuridicamente ammissibile”. Sarebbe come sostenere (e non occorre la logica di Aristotele per dimostrarlo) che l’automobilista ubriaco, che investe un ultraottantenne su un marciapiede, può pretendere di restare anonimo e protetto dinanzi a un’azione legale di risarcimento del danno da parte del bisnonno massacrato. Risum teneatis, amici? Non vi scappa da ridere, amici? (Sempre Orazio, sempre Arte Poetica).

Deposito querela per la Procura di Firenze

Inutile aver tentato di far capire ai due «giganti-nani» della burocràzia del Mont-Ana che (art. 24, comma 7,  legge 241/90) «Deve comunque essere garantito ai richiedenti l’accesso ai documenti amministrativi la cui conoscenza sia necessaria per curare o per difendere i propri interessi giuridici»; e se una querela presentata in Procura a Firenze non è un interesse giuridico, diteci che cavolo d’altro possa essere.

Inutile cercare di far capire, a due menti illuministe, che, secondo il dettato delle Preleggi (art. 12) «Nell’applicare la legge non si può ad essa attribuire altro senso che quello fatto palese dal significato proprio delle parole secondo la connessione di esse…»; e che l’avverbio «comunque» ha un solo significato: «in ogni caso».

Inutile perché, nell’encefalo dei nostri punti cardinali del Mont-Ana, Nord e Sud, esiste sempre una norma (Dpr 184/2006, art. 3) che stabilisce che i «controinteressati» devono essere avvertiti delle richieste come le nostre; e che essi (comma 2) possono presentare opposizione motiva al rilascio dei documenti richiesti.

Peccato che Nord e Sud del Mont-Ana non vogliano capire in alcun modo

  1. che non è «controinteressato» chi ha provocato l’evento dannoso o, altrimenti, si dovrebbe chiedere all’automobilista ubriaco se è d’accordo che il bisnonno falciato sul marciapiede possa ottenere copia del verbale di sopralluogo dei carabinieri sul luogo dell’incidente
  2. che un Dpr – e questo è elemento di eccezionale gravità per laureati in legge come il Nord e capi della polizia municipale come il Sud – è una fonte del diritto sotto-ordinata rispetto a una legge e che quindi il Dpr, citato dalla Fata Smemorina per impedirci l’accesso, non può limitare gli effetti del disposto di cui all’articolo 24, comma 7, della Legge 241/90 che garantisce «comunque» l’accesso a chi ha (come chi scrive e l’irritante bimbone Romiti) «un interesse giuridico» da tutelare.

Personalmente, infine, con la mia esperienza di Enti Locali, con la mia idoneità alla dirigenza (ottenuta non per adozione e/o cooptazione politica discendente da quel “trojaio” che è stata ed è la riforma Bassanini, ma sul campo di battaglia e fra il fischio dei proiettili), mi chiedo:

  1. com’è possibile che possano essersi laureati in giurisprudenza personaggi che non capiscono alcun ragionamento logico giuridico poggiante su presupposti tecnici che si insegnano nel primo mese di corso di laurea e che, per la loro semplicità ed evidenza, potrebbero essere limpidi perfino perfino un asino amiatino?
  2. com’è possibile che dipendenti pubblici, dirigenti e funzionari di alto profilo, possano regolare la vita altrui a loro piacimento e secondo criteri illogici, irrazionali e infine arbitrari?
  3. com’è possibile che i cittadini, il popolo lavoratore, i bisnonni massacrati sul marciapiede da un automobilista ubriaco, possano tollerare di vedere questi campioni della non-responsabilità, strapagati con stipendi che, a Sud, possono toccare i 3mila € al mese e a Nord addirittura a 10mila € fra stipendio base, tredicesima e accessori d’ogni genere?

Non vi pare che sia arrivato il momento di cancellare la riforma Bassanini e di pagare ognuno per ciò che realmente fa e non per la fuffa che neghittosamente rappresenta?

Edoardo Bianchini
[direttore@linealibera.info]
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