due di briscola. VIVA BAKUNIN! – 10

«Io non sono comunista perché il comunismo concentra e fa assorbire tutta la potenza della società nello stato, perché porta necessariamente alla centralizzazione della proprietà nelle mani dello stato, mentre io voglio l’abolizione di questo stato…»
Michail Aleksandrovič Bakunin

La stessa esistenza dello stato esige che ci sia qualche tipo di classe privilegiata che è interessata, per una questione vitale, a mantenerne quell’esistenza. E sono precisamente gli interessi di gruppo di quella classe che sono chiamati patriottismo.
Michail Aleksandrovič Bakunin


SEMBRA FACILE, ma «Per l’uomo, essere libero significa essere riconosciuto e trattato come tale da un altro uomo, da tutti gli uomini che lo circondano» e se non è mai stato così, tanto meno lo è l’oggi del pensiero unico e del politicamente corretto, indistintamente presente a destra, al centro e a sinistra.

Basta guardare anche solo 5 minuti una trasmissione come Agorà (che in greco significherebbe piazza), per capire che non siamo in un’area di incontro/dibattito, ma in un «campo di rieducazione», sottoposti, come i bambini di Bibbiano, alle cure amorevoli di psicologi, servizi sociali e politici spinti dal nobile fine di fare cassa – in voti e in €uro.

«Lo Stato (che è ciò che ci viene rappresentato dinanzi agli occhi in trasmissioni simili a quella citata: tutte, però, e non solo quella – n.d.r.) è la più flagrante, la più cinica, la più completa negazione dell’umanità. Esso frantuma la solidarietà universale di tutti gli uomini sulla terra e li spinge all’associazione al solo scopo di distruggere, conquistare e rendere schiavi tutti gli altri. Protegge solo i suoi cittadini e solo entro i suoi confini riconosce diritti, umanità e civiltà».

Si comincia dalla timoniera della versione estate di Agorà, Monica Giandotti (meglio se si fosse chiamata Giand[ui]otti), espressamente orientata al «pensiero unico politicamente corretto» e, con ciò, omologata nel look e nelle mise, nel colore dei capelli e nel linguaggio del corpo, ad accattivare maliziosamente, come una nuova Circe, il cittadino-beota appiccicato allo schermo.

E, con il principio del pluralismo dell’informazione, ecco giornalisti e politici che tentano di spingere «all’associazione (di partito, di casta o altro – n.d.r.) al solo scopo di distruggere, conquistare e rendere schiavi tutti gli altri» non ancora omologati. Pensate solo a questo: si affitano case, ma… se sei della Lega no, perché in certi palazzi di Bruxelles, la residenza è solo per i democratici. Viva l’uguaglianza progressista!

Pensate solo a ciò che medita la Cirinnà: rieducare i ragazzi e i figli delle famiglie normali. Pensate alla parola rieducare, tipica delle patrie galere da aprire al condannato al fine di reinserirlo, in séguito, nei ranghi della “normalità” dello stato (lo scriviamo minuscolo volutamente) depressivo e compressivo/oppressivo. Magari con sul groppone una condanna a 9 anni e sei mesi (Sardegna, Sassari) per avere rubato al supermercato tre forme di cacio e 8 salsicce: ci sembra di ricordare che Formigoni, che manovrava dindi pubblici, di anni ne abbia presi meno!

Dìvide et ìmpera (e non divìde ut impèra come ricordava Pietrone, nobil ordinario di storia in un’università italica) per mantenere il potere: e lo stato lo fa benissimo.

Stamattina ecco che parlano i navigatori degli uffici del lavoro: 1.700 € al mese (dicono). E un professore del superiore? 4-500 € in meno rispetto a loro? Va bene che per lo più i docenti sono somari impreparati, sparati fuori dall’università quasi tutti con 110/lode ma da ordinari, associati e ricercatori del livello medio del Pietrone di cui sopra… ma vogliamo paragonare una laurea (anche regalata a un somaro, con un corso di formazione, sia pur fatto a un cavallo di razza?).

«L’Italia è una Repubblica fondata sul Manuale Cencelli»

Questo è lo stato italiano: quella santa istituzione che dovrebbe tutelare il cittadino e che invece lo tiene per la collottola a testa bassa tra le gambe, nella posizione dei passeggeri di un aereo che sta cadendo.

Di più. Vigili del fuoco, personaggi davvero straordinari; lo diciamo con assoluta cognizione di causa. Uno di loro ha avuto un gravissimo infortunio sul lavoro; qualcosa gli ha arrostito le mani rovinandolo: ora deve pagarsi le cure e la riabilitazione da sé e spende, solo per i guanti protettivi (è già al secondo paio), 1.200 € a botta. Domanda: diamo asilo, rifugio e assistenza ai neri, noi che, quanto a previdenza dei nostri lavoratori più a rischio, facciamo praticamente schifo e, se si infortunano in servizio, giriamo gli occhi dall’altra parte?

«La libertà senza socialismo è privilegio, ingiustizia; il socialismo senza libertà è schiavitù, barbarie»: tagli dappertutto. Ai servizi, alla sanità in cui (Toscana di Sant’Enrico Rossi) si spendono (ma si rubano anche: Massa, 428 milioni) centinaia di milioni di € per costruire ospedali nuovi (osannati dalla capA della comunicazione dell’Asl Centro, Daniela Ponticelli, che si è risentita perché la abbiamo definita velinara) in cui giovani come Cristiana Capecchi – quattro o cinque corse d’urgenza inutili al pronto soccorso – o anziani come Joann Zinkand – sette ore di attesa per finire in agonia – muoiono mentre lo staff medico-amministrativo e la procura della repubblica mangiano una mela e sputano i semi; mancanza di rispetto delle forme, delle norme e delle regole, intrasparenza, opacità, omertà e abuso nell’amministrazione della cosa pubblica. Eppure, in Toscana, la cifra politica è progressista…

Parlateci di Bibbiano

E che dire di Bibbiano, dei servizi sociali e delle Coop ingrassate a suon di tessera di partito, o delle onlus che nessuno controlla e del terzo settore che puppa senza pietà dalle tasche dei cittadini? E di chi dovrebbe difenderci e invece chiude gli occhi per colorito politico e simpatie empatiche stile-Palamara o Lotti o Mattarella o Napolitano o san Francesco o Vattelappésca?

«Là dove c’è la libertà non c’è lo stato. Il diritto alla libertà, senza i mezzi per realizzarla, non è che un fantasma. E noi amiamo troppo la libertà per contentarci del suo fantasma. Noi ne vogliamo la realtà». Pensate solo alla facilità con cui certi Pm rinviano a giudizio i giornalisti che fanno semplicemente il loro mestiere; alle indagini esperite solo sulle dichiarazioni dei cosiddetti “offesi” (che, il più delle volte, hanno offeso per primi tutti in tutti i modi) senza cercare i documenti, le carte che poi escono in dibattimento solo quando si sono spese ore e ore di lavoro inutile di magistrati, cancellieri e polizia giudiziaria, si sono sperperati costi della giustizia e del cittadino per far finire tutto in vacca in una bolla di sapone. E pensate all’incapacità dello stato di depenalizzare la cosiddetta “diffamazione”, che tutti sanno essere usata, soprattutto, per mettere un sasso in bocca alla stampa, né più né meno come la mafia.

Ma sarà davvero sempre vero?

Pensate, infine, a quella cosa che si chiama “potere discrezionale del giudice”, messa in mano, come una P38 carica, a gente ideologicamente orientata che – tipo certi magistrati dei minori fiorentini – hanno continuato a dare in affido minori al Forteto anche dopo la condanna per maltrattamenti e pedofilia del direttore d’orchestra della struttura, Rodolfo Fiesoli, così cara al Pd. Non vi vengono i brividi a pensare a tutto questo?

Ecco: «Io non sono comunista perché il comunismo concentra e fa assorbire tutta la potenza della società nello stato, perché porta necessariamente alla centralizzazione della proprietà nelle mani dello stato, mentre io voglio l’abolizione di questo stato che, col pretesto di moralizzare e civilizzare gli uomini, li ha fino ad oggi asserviti, oppressi, sfruttati e depravati».

Edoardo Bianchini
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