DURC E CERTIFICAZIONI ON LINE: IL COLLEGIO COSTRUTTORI SCENDE IN CAMPO LANCIA IN RESTA

Lavori pubblici. 1
Lavori pubblici. 1

PISTOIA. Il Collegio dei Costruttori di Pistoia si sveglia e parte, lancia in resta, scrivendo:

Un’Italia che non funziona, in buona sostanza. Una serie di Comuni che, pur dedicandosi spesso e volentieri, a convegni e manifestazioni sulla legalità e sul rispetto delle leggi, finiscono per nascondere una sistematica impotenza (se non peggio) nei confronti degli adempimenti necessari non solo a frenare l’illegalità, ma a limitare al massimo l’evasione fiscale e contributiva.

Succede anche nella nostra provincia, dove molti Comuni non sono in grado di dare la dovuta esecuzione al comma 10 dell’articolo 141 della Legge Regionale 65/2014.

Di cosa si tratta precisamente? I Comuni sono tenuti, per favorire l’attività di controllo sulla regolarità contributiva e sulle sanzioni conseguenti, a mettere a disposizione in linea – per Inps, Inail e Cassa Edile – l’elenco delle imprese esecutrici dei lavori in corso d’opera sotto ciascun ente. Se qualcosa non va e viene rilevata un’irregolarità, Inps, Inail e Cassa Edile possono ottenere la sospensione dei lavori stessi in corso di esecuzione.

Lavori pubblici. 2
Lavori pubblici. 2

Qualcosa – dicono al Collegio Costruttori, in piazza Garibaldi 5 a Pistoia – non ha funzionato e non sembra voler funzionare.

Così i costruttori della provincia si sono attivati e hanno deciso di presentare un ricorso alla Procura Regionale della Corte dei Conti della Toscana.

Il fine non è solo quello di spingere per ottenere il rispetto dell’applicazione della Legge Regionale, ma anche quello di porre alla Corte il legittimo dubbio di danno erariale per le irregolarità commesse o possibili per le imprese di costruzione impegnate in opere pubbliche.

La dirigenza del Collegio Edili di Pistoia ha interesse, insomma, a fare accertare tutto questo: perché la legge è legge, come si dice. E deve valere indistintamente per tutti e in tutti i Comuni della provincia.

Collegio Costruttori Pistoia

 

TRA FURBERIE DI FISCALISTI

E MANCATI CONTROLLI

Accendi un cero se funziona...
Accendi un cero se funziona…

 

CHE LE COSE non vadano come devono (o dovrebbero andare) non ci fa meraviglia: siamo in Italia: un paese che non ha un parlamento legittimo (vedi sentenza della Corte Costituzionale), un governo legittimo (vedi Renzi eletto da: nessuno), un presidente della repubblica legittimo (Mattarella come giudice costituzionale delegittima l’organo che elegge il capo dello stato e poi se ne fa eleggere e sale al Colle).

Eppure non c’è altro paese d’Europa in cui si facciano, come da noi, più meeting sulla legalità: fioriscono marce e marcette, opere e operette – soprattutto operette, perché tanto si parla per quanto, alla fine, non si fa.

Ora si è svegliato anche il Collegio Costruttori di Pistoia: e forse è il caso di dire “alla buon’ora”! Perché aspettare così tanto, in un momento di crisi nera, per vedere di dare una scossa all’albero che non fa frutti o che, se li fa, può farli non buoni e bisognosi di una bella scrollata data con tutte le forze?

Ci spieghiamo meglio: solo i Comuni di Agliana, Montale, Montecatini Terme, Pieve a Nievole, Ponte Buggianese, Sambuca Pistoiese e San Marcello Pistoiese hanno dato attuazione alla legge di cui parlano i costruttori; mentre non lo hanno fatto Pistoia, Pescia, Serravalle Pistoiese, Buggiano, Larciano, Uzzano, Marliana, Piteglio, Cutigliano e Abetone. Al contempo Chiesina Uzzanese, Lamporecchio, Quarrata, Monsummano Terme e Massa e Cozzile non hanno attivato il collegamento in via telematica, ma trasmettano i dati, di volta in volta, in forma cartacea, quasi come gli indiani con i segnali fumo: insomma ognuno, in provincia, fa come crede, in barba alle norme e alle regole. Vi sembra logico?

E allora è lecito chiedersi perché i costruttori pistoiesi, da sempre tradizionalmente filo-governativi, hanno iniziato questa battaglia di legalità sacrosanta. Chi ci risponderà e con quali argomenti su questo? Come mai solo ora sono partiti, lancia in resta, su una norma che da tempo doveva essere applicata? È forse il fatto che i costruttori si svegliano visto il momento di profondissima crisi che smentisce a pieno l’ottimismo del non-presidente del consiglio dei ministri Renzi, che altro non fa che ripeterci che l’Italia è in ripresa?

Ma ci sono anche altri aspetti non meno inquietanti da prendere in considerazione. Ad esempio quello del rilascio dei Durc parziali.

Cos’è il Durc? È il Documento Unico di Regolarità Contributiva: un’azienda che lavora nel pubblico lo deve avere; deve dimostrare di non avere pendenze con Inail e Inps. Solo che, stando così le cose – e soprattutto mancando ogni dovuto controllo –, può capitare pure che esistano imprese di solo capitale, senza dipendenti, che richiedono il Durc e lo ottengono grazie alla presenza di un amministratore; e cioè, con il semplice pagamento di due euro a Inail e Inps, ottengono il documento richiesto: ma non sarebbe più logico che fra i certificatori del Durc ci fosse anche la Cassa Edile?

E perché le stazioni appaltanti fanno, come si dice, finta di niente? E ancora: è ammissibile – e qui dovrebbe entrare in gioco anche la Procura della Repubblica – che grazie a questi escamotage di spericolati tributaristi, possano essere assegnati gare di appalto e lavori a imprese praticamente inesistenti, ma risultanti solo sulla carta?

Per ora ci fermiamo qui in attesa di risposte. Nella speranza di non restare inascoltati.

e.b.

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