E SOL CITTONE TORNÒ DAL SILENZIO

Veduta di Haifa e del suo porto
Veduta di Haifa e del suo porto

HAIFA-PISTOIA. Il 27 gennaio scorso, Roberto Daghini pubblicò, su Quarrata/news, un articolo dal titolo Serravalle. Il Giorno della Memoria e la storia della famiglia Cittone.

Si trattava di una rievocazione molto commovente di episodi di antisemitismo, sfociati in denunce e deportazioni verso Auschwitz, definita da Primo Levi, l’anus mundi, la vergogna dell’umanità intera.

C’è una parola molto forte e significativa, in ebraico, che mi ha sempre colpito: è il termine gorâl che indica espressamente il destino, ovvero quella forza dalla quale non puoi liberarti, perché ti è attaccata da sempre alla carne, fatalmente.

L'articolo di Daghini su Quarrata/news
L’articolo di Daghini su Quarrata/news

Nelle sue parole, Daghini tracciava impercettibili percorsi di gorâl: il destino dei Cittone, la cui radice ebraica, che significa olio, probabilmente indicava un’attività originaria di quella famiglia che, dalla Turchia, si era trasferita a Livorno e, con le leggi razziali, sfollò a Serravalle per salvarsi, ma andò invece incontro al suo ineluttabile gorâl, finendo con il conoscere “l’onor del tradimento” da parte di qualche fervente razzista.

Ma i fili del gorâl dei Cittone, così attentamente recuperati e riannodati da Daghini, dovevano, in qualche modo, incrociarsi anche con altri fili: perfino quelli miei di lettore e studioso di Primo Levi, e di professore di Letteratura Latina all’Università per Stranieri di Perugia.

A Perugia, infatti, fra i miei allievi in aula incontrai una studentessa che, nello scrivere sulla scheda la sua nazionalità (ebraica) e pur dichiarando di essere nata a Tel Aviv, quando indicò di chiamarsi Dana Biro, si sentì immediatamente rispondere da me: «Ma è sicura di non essere ungherese? Perché secondo me lei viene dall’Ungheria. Me lo dice il cognome Biro…».

Appena dentro il recinto di Birkenau...
Appena dentro il recinto di Birkenau…

In effetti era di genitori ungheresi di Budapest, ma era ebrea e proveniva da Haifa.

Quando Daghini, nel suo articolo, conclude che l’ultima dei Cittone, Sol, sopravvissuta al campo di sterminio, dopo la guerra se ne era andata in Israele e si era trasferita ad Haifa, dove se ne erano perdute le tracce nonostante le ricerche, certi fili nascosti di gorâl non solo uscirono allo scoperto, ma, proprio come dei neuroni, iniziarono a interconnettersi e a saldarsi fra loro: e mentre l’amico Roberto affermava di non essere stato in grado di rintracciare Sol Cittone, al contrario io ebbi la nettissima sensazione (per non dire l’assoluta certezza), che grazie alla cara Dana – che in quel momento era appunto ad Haifa, a casa sua, con marito e figlia, la piccola e dolcissima Shirâ (= in ebraico l’equivalente di canto, canzone) – Sol sarebbe stata rintracciata e sarebbe riemersa, dalla dimenticanza, all’attenzione e alla certezza della storia: come in effetti è accaduto.

Una baracca a Birkenau
Una baracca a Birkenau

Sol Cittone (che si chiama anche Mirales, dal cognome del marito spagnolo) oggi vive a Haifa, e a pochi passi dalla stessa casa di Dana Biro. È una simpatica ultra ottantacinquenne con badante con cui va spesso al parco; e si è fermata più volte a parlare direttamente con Dana.

Questa è una notizia che avevo già dato a Daghini, a cui molto presto consegnerò anche i materiali oggettivi storici della vita e dell’avventura di Sol – ed anche l’indirizzo di Haifa di questa straordinaria figura di sopravvissuta.

E se qualcuno oserà dire che non esiste il gorâl, risponderò che non sa cosa si dice, dato che questo brandello doloroso di storia e di vergogna umana, è iniziato, apparentemente per caso, assai molto prima delle mie quattro o cinque visite ad Auschwitz (penultima delle quali nel 2010 proprio con Dana e con suo marito Marcello, in un gennaio freddissimo a -25°), ma ha legato, e legherà ormai per sempre, storie e vite diverse e distanti attraverso un suo inconoscibile perché.

 

IL FILO SI RIANNODA…

 

Una delle schede di Sol
Una delle schede di Sol

Ecco alcuni passaggi-mail con Dana Biro, che ha lavorato e portato a termine una ricerca alla fine assai fruttuosa e mirabile.

Edoardo B. 27 gennaio 2014. Qua, in provincia, in uno dei Comuni pistoiesi (Serravalle – n.d.r.), stanno ricercando una signora ebra, sopravvissuta ad Auschwitz ed emigrata ad Haifa. Si chiama Sol Cittone… Ce la fai in qualche modo a rintracciarla…? Grazie. E un abbraccio forte forte a tutti voi. Neshikôt gdolôt (baci grandi – n.d.r.). Edoardo

Dana si mette in moto e rovescia gli archivi dei documenti presenti in Israele. Poi mi invia un intero fascicolo di carte. Si tratta, ovviamente, di fogli e foglietti, schede e notizie piuttosto avare. Ma intanto la cosa sembra acquisire una sua fisionomia. E qualcosa di straordinario avviene…

L’area delle camere a gas (fatte saltare) a Birkenau
L’area delle camere a gas (fatte saltare) a Birkenau

Edoardo B. 16 febbraio 2014. Ero certo che avresti fatto un miracolo! Grazie.

Dana B. 16 febbraio 2014. Carissimo Edoardo, non mi devi ringraziare! La abbiamo trovata insieme. Forse la conosco di vista perché abita molto vicino, nel mio quartiere. È il destino. Niente è casuale!

E sempre nella stessa giornata:

Dana B. 16 febbraio 2014. L’ho chiamata. È lei. Sol Cittone Mirales. M’ha raccontato tutto lei. È nata a Istanbul il 20 maggio 1929 e ha perso tutta la famiglia ad Auschwitz. Domattina alle 10:30 vado a trovarla. Finalmente l’abbiamo trovata.

E mentre io scrivo per ringraziare di nuovo:

Dana B. 16 febbraio 2014. Carissimo Edoardo… Toda a te… (Grazie a te – n.d.r.). Sono felice di averla trovata… Ti faccio sapere quando sono pronta…

Il giorno successivo:

Dana B. 17 febbraio 2014. Shalom e buongiorno.
Sol abita 5 minuti da casa mia in un piccolo appartamento molto carino. Ha la badante , è lucida e sta bene. Ti scrivo quello che mi ha raccontato Sol stamattina.
È nata in Turchia il 20.5.1929; aveva tre fratelli e una sorella. Il padre aveva la cittadinanza italiana.
Nei primi anni 30 hanno lasciato la Turchia e sono andati a Livorno (non si ricordava l’anno preciso). Quando è cominciata la guerra sono arrivati a Pistoia, poi ad Auschwitz.
Lei si ricorda che la madre teneva per mano la sua sorellina (la sorella aveva 6 anni). Sol è stata separata dalla madre ed è stata mandata a fare lavori forzati. Si ricorda che la madre le diceva da lontano “Sol ci vedremo” ma non si sono più viste. Non ha più visto nessuno della famiglia.
Dopo la guerra è tornata a casa sua (Livorno – n.d.r.) dove ormai abitava un’altra famiglia. È finita in un orfanotrofio per qualche anno. È venuta in Israele nel 1950 con la nave; durante il viaggio ha conosciuto un uomo di nome Salvatore Mirales. Salvatore faceva il marinaio e lavorava sulla nave ed era di origine spagnola. Si sono sposati nel 1951. Ha 3 figlie, 6 nipoti e 5 pronipoti.
Ad un certo punto ha smesso di raccontare e io non volevo insistere. Ha tirato su la manica e mi ha fatto vedere il numero che ha sul braccio. Non era facile. Non tutti i sopravvissuti sono come mia nonna, che parla sempre e racconta tutto. Non ho chiesto una sua foto perché non mi sembrava il caso… Uno di questi giorni andiamo a fare una passeggiata insieme vicino casa, facciamo una foto e te la mando.

I forni di Birkenau
I forni di Birkenau

Qualche giorno dopo

Dana B. 22 febbraio 2014. Shalom… Stamattina mi ha chiamato Sol… Forse ci vediamo lunedì mattina. Cercherò di fare le tue domande ma se non ha voglia di raccontare io non insisto. Tanti baci anche a voi… E buona domenica 🙂

Per rispetto di Sol, le foto non sono mai state scattate. E chiudo la storia con questa ultima mail di Dana:

Dana B. 24 febbraio 2014. Shalom carissimo Edoardo, come stai? Stamattina sono andata da Sol…
Ogni tanto parlava della guerra. Mi ha detto che sono arrivati ad Auschwitz il 28 febbraio 1944, esattamente 70 anni fa. Sono stati cacciati via dalla Turchia, sono andati in Italia perché il padre (che faceva il sarto) aveva la cittadinanza italiana. La madre era casalinga.
Cercavo di fare alcune domande ma lei cambiava sempre argomento e voleva parlare di altre cose.
È molto simpatica. Forse si sente un po’ sola e le piace parlare con me.
Laila Tov (buona notte – n.d.r.)…

Tutto il resto – credo – ha poca importanza. Dana è riuscita a rintracciare Sol Cittone. Ed è questo quello che conta.

__________________________

N.B. – Nei documenti la grafia del cognome da sposata oscilla Mirales/Miralles con doppia L. Quella del cognome è a volte Citone, a volte Cittone; altre ancora Szitone o Csitone.
Per le foto di Auschwitz © E. Bianchini, 2010.

Sostenete questo quotidiano con un piccolo contributo attraverso bonifico intestato a

«Linee Stampalibera» Iban IT08V0306913833100000001431 su CariPt di Porta San Marco-Pistoia. Riceverete informazioni senza censure!

Print Friendly, PDF & Email