ECONOMIA CIRCOLARE E COMPOST: COME STA PISTOIA?

Compost per tutte le esigenze
Compost per tutte le esigenze

PISTOIA. In maniera qualitativa e riservando a altra occasione una più circostanziata analisi quantitativa, torniamo sull’ampio capitolo del biowaste, le frazioni organiche dei rifiuti solidi urbani (rsu) provenienti da raccolte differenziate (rd) a quelle costituite da sfalci, potature e matrici lignocellulosiche.

In attesa della gara per l’affidamento del ciclo integrato dei rifiuti a un unico gestore comprensivo dell’Ato Toscana centro, attualmente Publiambiente è la società che si occupa dei rifiuti urbani di 26 comuni, tra cui Pistoia, Empoli, la Valdinievole, il Mugello e la Valdelsa.

I rifiuti urbani costituiscono solo un 20% poco più del totale: la parte del leone la fanno i rifiuti industriali. I nostri residui organici, laddove esista il conferimento apposito, arrivano all’impianto Casa Sartori di Montespertoli (vedi video Publiambiente), dove si trova una discarica ed un sito di compostaggio industriale.

Avevamo già accennato qualcosa in occasione della visita che effettuò nel 2012 la commissione ambiente del Comune di Pistoia: un video di Maurizio Giorgi, capogruppo M5s, documentò il sopralluogo. A Case Sartori circa 70mila tonnellate all’anno annue di rifiuti organici da rd e 10mila di sfalci e potature vengono trasformati nei vari tipi di ammendante compostato (compost).

Economia circolare delle matrici organiche
Economia circolare delle matrici organiche

Due considerazioni sorgono spontanee. In primis è noto che da alcuni anni ci sono progetti preliminari, e relativi dibattiti, sulla possibilità di realizzare un impianto di trattamento e compostaggio degli scarti verdi delle aziende vivaistiche pistoiesi.

Infatti il settore produce grosso modo 16 mila tonnellate annue di terriccio e inerti e 7mila di frazione lignocellulosica: un quantitativo a dir poco considerevole. Se è vero che qualche azienda, come la Giorgio Tesi Group, stando a ciò che si desume dalla dichiarazione ambientale, obbligatoria per le aziende con la certificazione Emas (la Giorgio Tesi dovrebbe essere l’unica, del settore, in possesso) gestisce internamente i residui verdi, producendoci miscele da reimpiegare nell’invasettatura, è anche vero che, in quella che dovrebbe essere la capitale del distretto del florovivaismo, l’assenza di una autonomia gestionale del ciclo produttivo costituisce un vulnus da superare quanto prima.

Economicamente non ha senso che le singole aziende inviino a Montespertoli (120 km circa andata/ritorno) i propri sfalci: servirebbe un fronte comune dei vari operatori per gestire in maniera condivisa l’ultima fase della filiera vivaistica. Si tratterebbe di una visione imprenditoriale che permetterebbe a tante aziende di evitare inutili costi di smaltimento.

Se i soggetti economici non hanno ancora trovato la vocazione non sarebbe male se i soggetti istituzionale provassero a favorire la nascita di una realtà industriale e produttiva utile per il territorio e l’economia del distretto.

Parco Monteoliveto, suolo degradato
Parco Monteoliveto, suolo degradato

Il secondo aspetto, attinente al precedente, riguarda proprio il caso di Herambiente e, in particolare, la linea Geovis dei prodotti fertilizzanti ricavati dalla valorizzazione dell’organico.

Hera è la multiutility del nord quotata in borsa che si occupa di servizi pubblici sia in regime di monopolio, come l’acqua, che in regime di libero mercato, gas elettricità etc. Come altre gestioni privatistiche dell’acqua Hera è un caso studio di inefficienza: lo dimostra, oltre al deficit di investimenti in fogne e depuratori, la sempre più frequente emissione di obbligazioni internazionali per il reperimento dei capitali.

L’emissione di bond corrisponde ad inaffidabilità bancaria, nel senso che le banche non ritengono affidabile il cliente (altrimenti finanzierebbero loro i fondi necessari) e lo invitano a rivolgersi al mercato dei risparmiatori, cui viene in questo modo girato il rischio di insolvenza: ma questa è tutta un’altra storia.

Quello che ci interessa infatti è l’ottimo esempio di economia circolare e industria green dei prodotti di Herambiente: substrati, ammendanti compostati, verdi, misti e torbosi in grado di rispondere alle svariate esigenze del mercato per tutti gli usi: agricolo, floricolo, vasetteria, prati e giardinaggio.

Anche i comuni dovrebbero dare una mano, magari acquistando substrati e ammendanti per rigenerare i parchi pubblici. Il giardino di Monteoliveto, ad esempio, rappresenta uno dei tanti casi in cui il compost toscano farebbe comodo per ripristinare la sostanza organica, bloccare degrado ed erosione di un importante spazio della città che vorrebbe divenire capitale del verde. 

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