economia parole & trappole. DEBITO PUBBLICO O RICCHEZZA DEI CITTADINI?

Immaginate se da domani i Tg e gli altri media annunciassero che la “Ricchezza dei Cittadini” alias “Debito pubblico” è aumentata di 100 miliardi di euro...
Il debito pubblico d'Italia nella storia
Il debito pubblico d’Italia nella storia

PISTOIA. Vedere le stesse cose ma con un’angolatura diversa e, perché no?, rovesciata, liberandoci dalle troppe costrizioni mentali indotte dalla consuetudine o create ad arte per non mostrarci e farci capire la realtà in cui viviamo.

Vincenzo Bellissario del Movimento Roosevelt, che ha come obbiettivo quelli difendere, rigenerare e promuovere la sovranità popolare (vedi qui) – in un post di economia del 17 ottobre dal titolo Contributo finalizzato alla comprensione di come è possibile applicare la piena occupazione, propone di modificare il termine di Debito pubblico in Ricchezza pubblica o Ricchezza dei cittadini.

“Immaginate – scrive – che da domani tutti i vari Tg, le varie rubriche di approfondimento, giornali, internet e quant’altro annunciassero che la ricchezza dei cittadini (quindi non più il debito pubblico, parola che spaventa la gente) è aumentata nell’ultimo anno di 100 miliardi di euro”. Sostanzialmente una rivoluzione copernicana: non più il sole a girare intorno alla Terra, ma la Terra a girare intorno al Sole.

Stato patrimoniale società Alfa
Fig.1. Stato patrimoniale società Alfa

Solo una boutade? Vincenzo Bellissario nel suo post porta argomentazioni per spiegare la tesi proposta, vale però la pena di fare una piccola considerazione e paragonare, assimilandolo, il bilancio dello Stato con quello di una qualsiasi azienda tenuta alla redazione del bilancio d’esercizio di fine anno.

Il bilancio d’esercizio si compone di due parti: stato patrimoniale e conto economico. Nello stato patrimoniale si riepilogano, per voci omogenee, l’ammontare delle attività e delle passività dell’azienda a fine esercizio, come i crediti verso i clienti, i beni strumentali, i depositi bancari nelle attività o i debiti verso fornitori, i mutui passivi nelle passività. Nel conto economico si misurano e si quantificano invece, sempre per tipologia, i costi e i ricavi sostenuti nell’anno.

Una particolare voce di bilancio è costituita dal Patrimonio o capitale netto, vale a dire il valore dei mezzi propri su cui l’azienda può contare, esprime quindi la consistenza del patrimonio di un’azienda.

La collocazione di questa posta di bilancio, al contrario di quello che si può pensare, è tra le passività dell’azienda, in quanto esprime la differenza tra l’attivo e il passivo. Facciamo un piccolo esempio, estremizzando e semplificando il concetto.

L’Azienda Alfa Spa possiede un capannone industriale del valore di 500mila euro e macchinari per 200mila euro. Si tratta quindi di voci dell’attivo di bilancio: la somma di queste voci, pari a 700mila euro, rappresenta il valore complessivo dell’azienda, cioè il Patrimonio netto. La rappresentazione dello stato patrimoniale è visibile in fig. 1. Il valore dell’azienda è quindi indicato e quantificato tra le passività, ma non per questo si può dire che l’azienda è deficitaria, tutt’altro.

STATO PATRIMONIALE DELL'ITALIA
Fig. 2. Stato patrimoniale dell’Italia

Se parifichiamo il bilancio dello Stato a quello di un’azienda e assumiamo come valido e corretto l’enunciato Debito pubblico o Ricchezza dei Cittadini = Patrimonio netto, da iscriversi nelle passività, va da sé che nell’altra sezione dello Stato patrimoniale ci devono essere delle poste attive di pari valore.

Nello Stato patrimoniale dell’Italia (fig. 2) si potrebbero collocare nell’Attivo: le infrastrutture come strade e porti e, perché no?, l’immenso patrimonio culturale fatto di monumenti, anfiteatri, musei biblioteche ecc.

Che in Europa qualche tecnocrate ci stia prendendo per il culo e miri, come fatto in Grecia, a mettere le mani su ciò che veramente ha valore e che non è certo la banconota su cui manco più c’è scritto «pagabile al portatore»?

P.S. – Il ragionamento è volutamente semplicistico e si è omesso di dire, ad esempio, che la voce Patrimonio netto è un raggruppamento al cui interno c’è il Capitale sociale formato dalle azioni dei soci, assimilabili ai Bot che generano interessi passivi, ma qui ci fermiamo…

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3 thoughts on “economia parole & trappole. DEBITO PUBBLICO O RICCHEZZA DEI CITTADINI?

  1. Buon giorno, l’articolo è molto interessante, però il discorso fila fino ad un certo punto. L’italia è si ricchissima di un patrimonio culturale che non ha euguali nel mondo, ma il discorso proposto è molto pericoloso, in quanto alimenta l’illusione che tale tesoro ci metta all’occorrrenza, al riparo dai creditori. Non è così per una serie di ragioni: la prima è che tale patrimonio è lì, per lo più infruttuoso e dunque il suo valore, nell’epoca della finanza globale è solo teorico, ma non dubitate, che al momento giusto se non dovessimo essere in grado di onorare i nostri debiti, non potremmo avvalercene al valore che noi pensiamo ma al prezzo che diranno loro, che sarà da strozzini. La seconda questione è che un debito pubblico non è mai una ricchezza, non si può rovesciare le cose in modo così teorico ed astratto come propone Bellisario. Il buon senso prima che qualsiasi teoria economica ci dice che una buona amministrazione che produca efficienza, abbassa il debito pubblico, rende più competitivo un paese e ne aumenta la ricchezza, con ricadute positive anche sulla popolazione. Questa è la via ovvia, logica, razionale, per risolvere i nostri problemi. Perciò non la si seguirà mai.
    Un discorso tipo Bellisario potrebbe essere fatto per paesi tipo Giappone, dove il debito pubblico è effettivamente ricchezza nazionale, perchè totalmente posseduto dai risparmiatori giapponesi….ma non vale per noi, che abbiamo metà del debito in mani estere.
    Cordialmente
    Massimo Scalas
    PS. Comunque su una cosa dissento con il mainstream economico: il debito pubblico esiste in tutto il mondo….tutti hanno debiti con tutti…sapete come è il detto tutti ladri nessun ladro? Trasponetelo al debito pubblico e saprete cosa accadrà prima o poi….vediamo nel frattempo di non essere gli unici fessi (insieme ai greci) che si fanno spolpare…

  2. Buongiorno, concordo, in un paese dove il debito pubblico è in mano ad investitori esteri e che non ha più la sovranità monetaria, il debito è un problema e va abbassato, cosa che comunque non avviene pur in presenza di una tassazione asfissiante che impedisce peraltro la ripresa.
    La Bce con una moneta bancaria creata dal nulla semplicemente pigiando sui tasti di un pc, sta comprando intere nazioni e gli stati, per poter utilizzare quella moneta, di indebitano ancora di più.
    Diversamente per uno Stato con, soprattutto la facoltà di poter stampare moneta anziché di comprarla, il debito, potrebbe, se impiegato in maniera produttiva come avvenuto negli anni del dopoguerra, portare ad un effettivo rilancio dell’economia e sarebbe, questo sì, l’indicatore di quanto il paese è cresciuto. Come uscirne per non essere spolpati come i Greci?

  3. Buon giorno! A mio modesto avviso ora è tardi per uscire dall’euro, non dovevamo entrarci ma non se ne può uscire e anzi, ringraziamo Draghi, che ci ha letteralmente salvato con il suo QE, senza il quale il nostro debito pubblico sarebbe esploso ( e se ci mollasse faremmo la fine dei greci in tre secondi): pensi che i rendimenti dei nostri BOT sono ora in territorio negativo, ovvero c’è la fila per comprarli sapendo che alla scadenza il ritorno sarà inferiore al versato (lo Stato guadagna facendo debito!….mai successo). Riguardo al costo che l’Italia sostiene comprando gli euro di cui ha bisogno (signoraggio), le cose non stanno esattamente come si legge in giro, poichè i proventi di tale “tassa” vengono ripartiti tra le banche nazionali, dunque il problema non è questo, ma e qui concordo, l’impossibilità di avere una propria politica monetaria. Va anche detto che questa perdità di sovranità era nota a priori e avrebbe dovuto preludere ad un comportamento più serio e responsabile dei nostri politici. La Germania per esempio ne ha tratto beneficio (anche per altre ragioni ovviamente) perchè si è saputa adeguare. Noi no. I tempi delle svalutazioni competitive che coprivano tutte le nostre magagne sono finiti: bisogna ridurre gli sprechi, e fare una volta per tutte le vere riforme strutturali, la vera spending rewiew che ci facciano finalmente entrare anche a noi negli anni 2000 e rendano un po di giustizia ai molti italiani che si fanno un mazzo per tenere a galla anche un bel branco di parassiti, che purtroppo sono presenti in tutti i livelli sociali.
    Buona giornata

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