ecumenici & cosmopoliti. QUANDO NEL SANGUE SCORRE L’UNIVERSALITÀ DEL PENSIERO

La crisi in corso mette tutti a rischio, sia al centro che in periferia. Tornando ancora un po’ sulle incertezze di Serravalle e dintorni
Piero Lunardi

SERRAVALLE-CASALGUIDI. I nostri interventi dei giorni scorsi sulle vicende serravalline e sui movimenti sotterranei che hanno, poi, come epicentro, la giunta di Piero Lunardi, hanno scombinato l’universo all’apparenza tranquillo del “Paese delle meraviglie”. Sembra, in piccolo, la brillante storia del trio Palamara-Lotti-Mattarella, lo stesso cliché.

In questo caso Palamara lo interpreta l’architetto Stefano Agostini, ecumenico e cosmopolita; partito, all’origine, dall’Est cinese e approdato all’Occidente capitalistico e sovranista. È lui che vorrebbe disporre e proporre il cambio di tiro: se stesso al posto di Roy Bardelli.

Stefano Agostini ovvero l’uomo invisibile. Non esistono sue foto in circolazione

Lotti potrebbe essere atipicamente impersonato dal senatore La Pietra, che con Agostini si sarebbe messo d’accordo per una sterzata d’indirizzo. E infine il sindaco Lunardi (quello che sa scrivere, ma solo su fèisbuc) incarna perfettamente la figura del Mattarella che, sollecitato dalle rivelazioni dell’amico Renzi, cioè lo scarruffato Lotti, interviene per sedare gli scalmanati del cambiamento e riportare il silenzio in piazza, semplicemente dicendo (che sforzo, asciugàtegli la fronte!) “ma non è vero niente, prima dovrete passare sul mio cadavere”; o magari aggiungendo, con un’aria da Calandrino, che la sua giunta lavora bene, ha grandi successi ed è più duratura del bronzo (come diceva il poeta Orazio ai tempi di Augusto).

E lo sarà, più duratura del bronzo, finché quei miseri 5 voti di distacco (= a 5° Celsius) rimarranno tali: ma non quando l’armata rossa, dopo essersi riorganizzata con i suoi gattoni baffuti, non sferrerà l’assalto al colle di Castruccio con 1000 voti di stacco che, in quanto gradi politici Celsius, fonderanno quel bronzo, la cui lega, liquefacendosi, darà vita – come si diceva da giovani – a un bel “bronzo” (altrimenti detto “paiolo”) tutto dedicato al centrodestra che ondeggia giulivo come un canotto sulle acque, senza accorgersi del cavallone che sta arrivando.

Il morbo infuria,
Il pan ti manca,
Sul ponte sventola
Bandiera bianca!

scriveva Arnaldo Fusinato il 19 agosto 1849 in L’ultima ora di Venezia. Lo stesso potrebbe accadere a Serravalle se quei 5 voti resteranno 5 senza conoscere la moltiplicazione dei pani e dei pesci e senza rinforzare le fiancate del centrodestra.

E l’ottimismo un po’ briachello di Lunardi non lascia ben sperare, se pensiamo che gli Aristogatti del Pd (ma non vogliamo mettere in secondo piano o tenere in ombra una «gattona» attiva come Simona Querci), sono tutti nel vicolo svegli e ben piazzati – come nei cartoni animati – intorno al bidone-Comune da cui spunta la classica lisca di pesce da conquistare.

Renzo Mochi

Sono in diversi a tenersi d’occhio: c’è l’ex-Sindaco Eugenio Patrizio Mungai, spodestato per 4 punti in più rispetto a Martino, che perse la cappa per un sol punto, un gatto smilzo, allampanato e lungo; c’è Renzo Mochi, un «tripudio gattesco» di stazza e di razza, con delle zampe da pantera; e (si dice, anche se non gradisce) Leardo Corsini, un felino defilato, apparentemente gregario, che sta in un angolo e che – stando alle Cronache di Narnia – ha subito tentativi di “siberizzazione” da parte del vigoroso tripudio gattesco con le zampe di pantera: e quindi può essere un temibile avversario.

Questi i nemici di Lunardi: lì, vivi e vegeti. La sua permanenza al timone del veliero di Wonderland dipende però da due elementi: da una parte gli Aristogatti del Pd (o, se preferite i Gatti del vicolo miracoli); dall’altra il terreno che Lunardi ha sotto i piedi, facile a sciogliersi come la montagna di terra di scavo della scuola di Masotti, quella che finì in melma sotto la pioggia dopo essere stata ammassata su suolo pubblico.

Simona Querci, Vicesindaco Serravalle

La parte della pioggia la rappresenta, in questo caso, Stefano Agostini – già in passato causa della frana del sindaco Enrico Pratesi (Pci) che, per il voto contrario dell’architetto, si trovò, negli anni 90, di colpo in minoranza: a volte per cadere può bastare anche un misero scarto del 5% (o di 5 punti, se volete)!

A nostro avviso Lunardi invece di gongolarsi dovrebbe dormire male come la principessa sul pisello. Oppure come i delfini: con un occhio chiuso, ma uno aperto – almeno fin quando nel branco ha chi pensa a mutargli le carte in tavola.

Leardo Corsini

Si fa per ridere, ovviamente, signori elettori – ma non troppo. Da fonti attendibili sappiamo che, in questi giorni, i nostri scherzi non sono piaciuti punto a FdI. E non solo qui, ma anche a Firenze e a Roma.

Il partito della Giorgia, del resto, ne ha ben d’onde. Con la crisi in corso, se andiamo a votare, chissà quanti che ora vivono in palazzi di marmo,  dovranno tornarsene a casa con la coda fra le gambe e costretti a contentarsi di una semplice capanna di steli di granturco, quelli che una volta in campagna si chiamavano “sonàli”!

Edoardo Bianchini
[direttore@linealibera.info]
«Vissi al cinque per cento» scriveva Eugenio Montale


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