ecumenismo de nojantri. I TAPPETI IN CHIESA SONO UN ATTO SACRILEGO?

 

PISTOIA.  La premessa alla presente nota è essenziale: chi scrive non potrà essere tacciato nemmeno tendenzialmente come “razzista” o “alieno alla solidarietà” tra gli esseri umani e specificamente a quelli con il derma diversamente pigmentato, come potrete controllare nei due richiami ipertestuali.

La furiosa polemica insorta sulle insolite “iniziative ecumeniche” (perché hanno interessato anche il famoso Washington post) ci impegna in alcune considerazioni fondate non sulle suggestioni ideologiche di molti feisbucchiani (abbiamo sempre detto – e la vicenda lo dimostra – che feisbuc è un gran troiaio), ma sulla lettura del Codice di diritto canonico, nelle parti che regola l’uso consacrato delle Chiese in due articoli essenziali.

Can. 1210 – Nel luogo sacro sia consentito solo quanto serve all’esercizio e alla promozione del culto, della pietà, della religione, e vietato qualunque cosa sia aliena dalla santità del luogo. L’Ordinario, però, per modo d’atto può permettere altri usi, purché non contrari alla santità del luogo.

Can. 1211 – I luoghi sacri sono profanati se in essi si compiono con scandalo azioni gravemente ingiuriose, che a giudizio dell’Ordinario del luogo sono tanto gravi e contrarie alla santità del luogo da non essere più lecito esercitare in essi il culto finché l’ingiuria non venga riparata con il rito penitenziale, a norma dei libri liturgici.

Negli articoli soprascritti, non è previsto di poter utilizzare la Chiesa per attività diverse da “l’esercizio e la promozione del culto, della pietà della religione” e in Chiesa è anche vietata “qualunque cosa sia aliena alla santità del luogo”.

Tanto ci basta e non ci serve il ricorso alla competenza ermeneutica di Monsignor Giordano Frosini che del Codice di Diritto è un sicuro esperto.

L’articolo 1211 è ancora più severo, fatto che parla di “profanazione” allorquando (in Chiesa) si compiono scandalo con “azioni gravemente ingiuriose” e dunque, provate a riconoscerle da soli, qualora le riusciate a vedere, magari usando gli “occhiali della logica” quella basilare di Aristotele, escludendo l’isteria ideologica che governa i commenti su Fb.

Noi, non vogliamo formulare involontarie suggestioni, perseguite dal pensiero omologante più politically correct e, pertanto, non ve le consigliamo, speriamo che l’immagine del cristiano siriano crocefisso non venga giudica come un atto strumentale: è una delle tante reperibili in rete.

Certo e dimostrato è – dalla storia di questi anni – che mentre i Cristiani, danno la loro vita per testimoniare la fede, gli integralisti islamici danno la morte (agli altri) per la medesima motivazione

Noi, non abbiamo l’intenzione di rievocare il clima delle crociate medievali, ma qualcuno dei lettori si ricorda dei Cristiani siriani e iracheni che sono stati uccisi e crocefissi in molte città dove il fondamentalismo islamico è – tutt’oggi – imperante?

L’ultima strage di 50 cristiani è di neanche un mese fa in Centro Africa, accusati di apostasia all’Islam e questo, nel silenzio più assordante delle autorità ecclesiastiche;

qualcuno si è dimenticato dell’assassinio del sacerdote-martire di Rouen che venne fatto non al grido di “Padre-Figlio-e-Spirito-Santo”, ma al più famoso e minaccioso allàuakbarSe lo ricordino. Adesso. Adesso serve avere una attivazione dell’intera corteccia cerebrale per l’esercizio delle effettive capacità critiche.

Per elaborare meglio le valutazioni conseguenti alla loro – certamente rigorosa e onesta – analisi, il lettori sappiano che questa storia non potrà essere zuppa o pan bagnato: i fatti di Barcellona dovrebbero ulteriormente impegnare le persone responsabili a capire la gravità del momento.

Quale standard dobbiamo adottare: quello evangelico di “porgere l’altra guancia?” L’Islam c’ha il problema del fondamentalismo integralista e lui, deve iniziare a fare pulizia in “casa propria”: non potrà fare altrimenti, voltandosi dall’altra parte sperando nella nostra tolleranza.

Vi proponiamo dunque una terna di domande che saranno utili a dare completezza alla presente restituzione giornalistica:

  • Gli altri sacerdoti pistoiesi (cioè la generalità intorno al 95%) che non fanno ospitalità con i fratelli migranti musulmani, ma che si occupano – più banalmente – dei parrocchiani autoctoni, italiani derelitti, senza casa, divorziati, disoccupati e post-carcerati, sono pigri e indolenti o mancano del necessario spirito di fraternità cristiana che dovrebbe guidare qualunque sacerdote?
  • Questa maggioranza di sacerdoti sono distratti, scarsamente formati o un poco vagabondi? È un caso che costoro hanno svolto nella quasi totalità una formazione seminariale canonica e tradizionale, disponendo degli studi canonici completi studiando per l’appunto, il diritto canonico, e applicandolo nella loro pastorale?
  • Che cosa sarebbe successo se a fare azioni di accoglienza degli islamici nelle Chiese (così come hanno fatto Don Carmignani e il più celebre Biancalani) fossero stati qualcuno dei molti preti con il derma diversamente pigmentato (i “neri” specificamente africani e indiani ce ne abbiamo diversi) che sono applicati nella nostra diocesi? Avrebbero avuto la stessa considerazione dei “nostrali” (con derma pigmentato chiaro) o li avrebbero, tutti e ovunque, messi alla gogna – e perché no – magari ridotti all’oblìo dello stato laicale?

[Alessandro Romiti]

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