“EL BARRIO”, TRE AMICI E TANTA VOGLIA DI RISCATTO E DIVERTIMENTO

La storia di tre giovani imprenditori e del loro locale cosmopolita: un cocktail lab che istruisca ed educhi il cliente all’arte del bere bene grazie a qualità, innovazione ed entusiasmo
Il logo del locale El Barrio
Il logo del locale El Barrio

PRATO. Estate, sole, quattro giovani in un ufficio: di fronte a me tre ragazzi (il più grande ha soltanto 29 anni, il più piccolo 27) pieni di vita ed energia, tre persone, già a prima vista, diverse fra loro ma accomunate dalla stessa voglia di fare, chiara nei loro occhi.

‘Tre moschettieri’ che vogliono vincere la sfida lanciata alla vita e alla crisi, ma soprattutto dimostrare che, a discapito di quanto vien detto dagli ‘adulti’ in giacca e cravatta, i giovani di oggi si impegnano e lottano per il proprio futuro.

Imprenditore uno, libero professionista un altro e studente–imprenditore l’altro ancora: Filippo Gori, Jacopo Poli e Andrea Manetti mi guardano sorridendo con gli occhi di bambini irrequieti davanti ad una fetta di pane e nutella!

Mi avete chiamata e io son corsa qua, perché? (Domando incuriosita)

Perché stiamo per aprire un nuovo locale e volevamo dirlo a tutti! (Rispondono entusiasti tutti e tre)

Benissimo! Raccontatemi tutto allora! Prima però, presentatevi: chi siete, cosa fate, da dove venite, insomma, ditemi tutto di voi!

Il primo a parlare è Filippo: “Beh, che dire, mi reputo un imprenditore del settore informatico dal 2009, un ragazzo con tante idee e tanta voglia di fare e dimostrare. A 18 anni e un giorno, mio padre mi ha regalato la partita Iva. La mattina andavo a scuola e nel pomeriggio aggiustavo pc: per me significava unire passione e opportunità, sviluppatosi, poi, entrambe in quello che è il mio lavoro. Per hobby, da parecchi anni, faccio il Dj – a cui ho comunque legato un secondo lavoro di noleggio impianti, vuoi per uso personale vuoi per necessità altrui – e dal 14 febbraio 2014 sono socio del locale ‘Il Posto Nero’, nella zona di Sant’Agostino, insieme a Jacopo. Qui abbiamo unito i nostri hobby e le nostre esperienze per dar vita a un comune lavoro basato più sulla passione e sulla voglia di divertimento che su obiettivi meramente economici”.

Amici, colleghi e soci: come è sbocciato questo sodalizio?

“Conosco Filippo da diversi anni – spiega Jacopo –: ci siamo conosciuti quando da adolescenti ci siamo affacciati al mondo della notte, lui come Dj appunto e io come Pr (Pubbliche relazioni): era un divertimento all’inizio, un mondo nuovo che ci permetteva di unire utile e dilettevole. Quando entrai a lavorare come dipendente, mi allontanai dalle discoteche e con il tempo, io e Filippo, ci perdemmo un po’ di vista, fortunatamente però, non ci siamo mai persi del tutto, fino a ritrovarci poi a mettere in piedi un lavoro di service audio-video.

In quel periodo della mia vita non mi ritenevo soddisfatto del mio lavoro da dipendente, non perché fosse denigratorio, semplicemente non mi gratificava e non mi dava piena realizzazione personale. È stato lì che ho deciso di lanciarmi e diventare libero professionista sfruttando il mio sapere, puntando tutto su me stesso e sull’esperienza che mi ero fatto e che volevo, e potevo, continuare a fare in modo differente”.

E da questo vostro rapporto, tanto di amicizia quanto lavorativo, come è nata l’idea del Posto Nero?

“Venivamo da esperienze diverse – spiega Filippo, ‘Ciccio’ –: io stavo crescendo come imprenditore, lui aveva da poco cambiato prospettiva lavorativa e per motivi differenti, entrambi, volevamo rivalerci sulla vita. La vedevamo come un’esperienza rischiosa ma intrigante e, fortunatamente, si è rivelata più che positiva”!

“Un giorno ci siamo guardati in faccia – continua Jacopo, ‘Polino’ – e ci siamo detti ‘Cosa facciamo? La gente non si diverte più come prima, nessuno sa mai cosa fare, perché non riapriamo un locale come quello dove lavoravamo?!’. Da lì abbiamo aperto Il Posto Nero e qualche soddisfazione ce la siamo tolta, anche se ci sono state tante problematiche dettate da un’inesperienza di base che comunque ci è stata di insegnamento. Non ci siamo arresi e sulla base delle esperienze positive e degli errori che abbiamo commesso, siamo cresciuti e abbiamo portato a casa un grande risultato e una grande soddisfazione”.

A Pistoia non c’era più nulla, dopo le vostre esperienze e dopo la chiusura dei due locali ‘storici’ come Panda e NoBar, chi ve l’ha fatto fare di aprire un locale dal nulla, ex–novo e senza certezze e vantaggi?

“In realtà non erano realtà andate male – spiega Polino –, purtroppo il mondo della notte ci insegna che il ciclo vitale di locali e movida è breve, dura qualche anno ma non è infinito. Fino a una ventina di anni fa si pensava di mettere su un locale che perdurasse nel tempo, vedi appunto alcune pietre miliari come il don Carlos o altre discoteche a Firenze o in Versilia. Tutto cambia quando si parla della vita notturna nei piccoli centri: se dai vita ad una qualsiasi attività, lo fai per il divertimento locale e limitrofo ed è facile che, dopo qualche anno, i clienti si annoino della solita routine e delle solite facce. Realtà come quelle che hai detto tu hanno semplicemente finito la loro storia, il loro ciclo: non sono fallite nel senso che ‘non hanno ottenuto’, son soltanto nate–cresciute–morte, com’è naturale che sia, appunto”.

Parlando di futuro, ci sarà una stagione 2015–2016/2016–2017 per Il Posto Nero? Come vedete il vostro locale? Riaprirà?

“Perché no – risponde Polino entusiasta –?! Uno dei più grossi handicap di questo tipo di locali è non avere la certezza del futuro”.

E dopo tanti anni in questo ambiente, prima come dipendenti ora come proprietari, cosa pensate della vita notturna?

“Personalmente – spiega Ciccio – ho capito una grandissima cosa: manca l’intelligenza e la percezione di quello che le persone vogliono. Lo scopo è far divertire, ma adesso c’è molta ignoranza, nel senso letterale di mancanza di conoscenza, in questo settore. Le persone appaiono statiche, non affrontano i problemi e si affondano da sole: anche noi abbiamo avuto le nostre difficoltà ma è stato sufficiente unire possibilità e volontà per trovare la soluzione”.

“Beh, la risposta – sostiene Polino – è Il Posto Nero stesso. Nelle altre discoteche vige la legge dei grandi numeri, mentre noi guardiamo in primis alle persone e a ciò che vogliono e poi al ‘portafoglio’. Il divertimento per i clienti è la base di questo settore, subito dopo per noi viene il rapporto di stima e fiducia tra i soci e altrettanto fra e con i dipendenti. Tuttora, per esempio, collaboriamo con altre realtà del settore per far girare il personale e per mantenere attivo un servizio che ci contraddistingue e caratterizza”.

“Ci sono ventagli di opportunità – aggiunge Ciccio – nella vita di ognuno di noi: io credo si debbano valutare, studiare, cogliere e trattare al meglio delle nostre possibilità imparando da quello che ci portiamo dietro, principalmente dagli errori che abbiamo fatto”.

Parlate di difficoltà ed errori, eppure vi state imbarcando in una nuova esperienza insieme ad un terzo socio che fino ad ora è rimasto in silenzio ad analizzare il nostro colloquio.

“Aspettavo il mio turno – dice sorridendo Andrea –. E poi non saprei che dire! Sono un ragazzo di 27 anni che ama stare a contatto diretto con le persone e che da anni vive il mondo dei locali e delle discoteche. Mi piace divertirmi e far, soprattutto, far divertire e far star bene. Amo analizzare le persone, sono molto titubante e restio nel buttarmi a capofitto nelle cose infatti – per esperienze passate che mi hanno formato– adesso valuto sempre tutto molto bene. Ho avuto un percorso altalenante nel campo universitario – che voglio concludere per sentirmi realizzato – e nel frattempo ho portato avanti tanti progetti, l’ultimo Teeser – una società con altri 4 ragazzi che ha aperto le porte ad un settore innovativo in campo di tecnologia e sviluppo su mobile – che ha avuto un riscontro molto positivo di cui vado molto fiero. Tuttavia non mi sento propriamente imprenditore nonostante stia lavorando come tale da ormai un anno – tra l’altro, da poco è attiva l’app su Apple Store (sottolinea soddisfatto) –. In una piccola collaborazione con Posto Nero, ho conosciuto questi due personaggi particolari che ho reputato validi, seri e onesti tanto da prendere in considerazione la loro offerta di collaborazione in questo progetto. Dopo aver valutato e pensato anche agli equilibri che avrei potuto spezzare o compromettere, ho accettato proprio in nome della loro onestà e coerenza lavorativa”.

“Menomale non sapevi cosa dire” scherzano gli altri due!

I gestori del cocktail lab El Barrio. Da sinistra: Enzo Russotto (architetto), Andrea Manetti (socio), Jonathan Tosi (responsabile bar), Filippo Gori (socio); al centro Jacopo Poli (socio). “Estamos llegando gente! Si lavora sodo qui! ”
I gestori del cocktail lab El Barrio. Da sinistra: Enzo Russotto (architetto), Andrea Manetti (socio), Jonathan Tosi (responsabile bar), Filippo Gori (socio); al centro Jacopo Poli (socio). “Estamos llegando gente! Si lavora sodo qui! ”

Ridono tutti e tre come vecchi amici fino a quando il più serio dei tre richiama l’attenzione di tutti, mia compresa.

“Tornando al discorso di prima – riprende Ciccio –, non smetterò mai di dire che non vedo gli errori come tali bensì come esperienze utili a crescere, come un portafoglio di opportunità da sfruttare e riscattare. Sono le opportunità che si creano sulla base di questi errori–esperienze a darci la possibilità di riscattarci e andare avanti nella vita. Lo Stato Italiano, purtroppo, non aiuta i giovani imprenditori a ‘provare’ e ‘fare’: i rischi sono molto alti e, secondo me, l’unico modo per vincerli è avere il coraggio di rimboccarsi le maniche e ‘buttarsi’. Noi abbiamo deciso di sfidare la sorte, perché ci crediamo. Il lavoro in questo settore è paragonabile alla conquista di una donna – e lì di rischi ce ne sono parecchi –: devi fare di tutto per ottenere la sua attenzione per riuscire a portarla a cena fuori. Stessa cosa vale per i clienti: devi invogliarli ad andare in un posto, in questo caso da noi a El Barrio, stuzzicandone l’interesse come fai con la mente di una donna quando la corteggi”.

Per molti è difficile conciliare serietà, maturità e divertimento, eppure per voi appare semplice come bere un bicchier d’acqua.

“Anche questo fa parte degli errori passati – riprende Ciccio –: dal momento che crei una qualsiasi cosa, o la vivi e ne conosci pregi e difetti o dopo poco questa muore. Questo non significa che non tu possa viverti l’età che hai, usando la testa e godendo del divertimento che tu stesso proponi”.

“Non siamo sposati con il lavoro – dice Andrea, ‘Il Mane’ – e dopotutto siamo ancora dei fanciulli (sorride)! Noi riusciamo a fare tutto solo perché rimaniamo sempre noi stessi”.

Oltre ad essere soci, siete anche amici. Come riuscite a conciliare questi due aspetti?

“Tutto sta – interviene Il Mane – nell’avere l’intelligenza di scindere le due cose. Questo nostro rapporto di lavoro e amicizia ha i suoi pro e i suoi contro, basta saper vedere sempre il bicchiere mezzo pieno ed essere sinceri ed onesti gli uni con gli altri”.

Avete 27–28–29 anni e parlate con l’esperienza di 50enni.

“Non conta tanto l’età – rispondono in coro – quanto come hai vissuto, cosa hai passato e l’educazione ricevuta. Tutto questo ci ha segnato e ci ha reso quelli che siamo”.

La maggior parte delle persone si crede imprenditore alle spalle degli altri, voi mi parlate di onestà e rispetto reciproco alla base del rapporto lavorativo, prima ancora del rapporto di amicizia. Mi domando: siete ‘matti’, ingenui o semplicemente siete tornati agli albori quando nacque il vero imprenditore che vedeva la sua azienda (locale in questo caso) come un figlio e i collaboratori e i dipendenti come famiglia e amici?!

“Dopo 8 anni – spiega Ciccio – inizio ad avere adesso un’idea più o meno chiara di quello che è un imprenditore e, ripeto, che l’onestà sta alla base di tutto, anche della società”.

“L’imprenditore – continua Il Mane – è colui che esercita un’attività con lo scopo di farla crescere e ricavarne profitto anche con lo scambio. Per me è un concetto riduttivo: deve esistere, di fondo, un rapporto di rispetto, fiducia e onestà tanto con se stesso quanto con soci e dipendenti. Secondo me non è un buon imprenditore colui che si cura solo di se stesso e che ha, come unico scopo, quello di arricchirsi, perché perde di vista l’obiettivo principale: far crescere il proprio figlio”.

Crescere e non arrendersi di fronte agli ostacoli.

“Se oggi un imprenditore si arrende – afferma Ciccio risoluto – o si ammazza per i troppi debiti o, se si ferma, cerca lavoro come dipendente per sanare i debiti fatti. Quindi, a mio avviso, l’unione tra volontà, voglia di fare e ‘pazzia’ nell’aprire un’attività, basandosi sulla ricerca di ciò che manca, è una delle soluzioni”.

È difficile uscire da questo ambiente tanto quanto entrarvi. Voi come siete riusciti – e riuscirete – a rimanere con i piedi per terra? Cosa vi aspettate?

“La nostra forza e la nostra salvezza – spiega Ciccio – è il rapporto che instauriamo con i nostri collaboratori, siano essi dipendenti, fornitori, ottimi amici o conoscenti. Lavorare in un ambiente sereno rende tutto più gestibile, anche quando ci sono ‘momenti no’”.

“L’ambiente che abbiamo creato – continua Polino – e il rapporto instaurato ci aiutano a rimanere a contatto con il mondo ‘reale’ e con i giovani senza farci affogare e senza farci perdere. Come in tutte le cose, ci sono pro e contro ma grazie proprio ai contro riusciamo, con un confronto continuo, a rimanere noi stessi. Sta all’intelligenza di chi fa questo lavoro mantenersi in equilibrio su un filo, spesso, molto sottile”.

Non c’è comunque il rischio di rimanere nel vortice e di perdere il contatto con la realtà e con chi vi sta attorno. Dite che avete creato un rapporto di fiducia, onestà e rispetto oltre che amicizia (nonostante il lato negativo della medaglia), ma come ne siete sicuri? Cosa siete disposti a perdere per questo vostro figlio?

“Non sarei mai disposto a perdere il contatto con la realtà – spiega subito Polino –: se dovessi fare una scelta fra ‘cambiare chi sono’ e ‘lasciare questo ambiente’, sceglierei sempre me stesso perché, se non lo facessi, entrerei in una forma che non mi rispecchia. Perderei il contatto con Jacopo e con gli altri. Mi perderei e non sono disposto a rinunciare né a chi e cosa sono né a dare agli altri quello che stiamo offrendo ora, sia personalmente che lavorativamente parlando”.

“È una domanda difficile – dice Ciccio – e non so cosa risponderti perché non ho ancora capito il senso della vita. Dovrei capire prima il ‘per cosa’ sono disposto a perdere quello che ho e se e quanto ne valga la pena. Non mi vedo finito e non mi sento del tutto soddisfatto: ho ancora molto da fare quindi non ho una risposta a questa domanda”.

“Premesso che – spiega Il Mane –, per me, la famiglia va avanti a tutto e tutti, il resto – lavoro, amici, fidanzata, hobby, ecc. – è ugualmente importante perché è ciò che mi ha formato e ha contribuito a rendermi quello che sono. Per questo non so dirti cosa sarei disposto a perdere. Quando prendi una decisione influenzi inevitabilmente chi ti sta attorno, ma negli anni mi sono circondato da persone che mi appoggiano e credono in me ed è questo, sono loro con il loro affetto e supporto, a darmi la forza”! E adesso siete davanti a me perché volete presentare un nuovo locale, come mai proprio adesso? Con attività avviate, un locale che funziona..

“Se non proviamo ora – chiede Polino –, quando”?

“Se non si batte il chiodo ora che è caldo – aggiunge Il Mane –, quando? Ora è il momento buono, adesso che siamo ancora in grado di gestirci gli impegni e le energie”.

Rimanendo in tema del chiodo caldo da battere: avete reso giustizia alla città di Pistoia, i vostri lavori vanno bene, siete giovani e con la voglia di fare. Vi state buttando in questa nuova avventura in una città che non vi appartiene, Prato, sia per mentalità che per stile di vita che per conformazione fisica (basta pensare al centro storico, dislocato e concepito diversamente da quello pistoiese): siete spaventati?

“Assolutamente sì – rispondono in coro –, saremmo pazzi a non esserlo! Però con la paura si va poco lontano: e come hai detto tu, abbiamo voglia di fare. Vogliamo riscattare la città di Prato e farci conoscere anche in realtà differenti alla nostra. È una sfida sia per noi che per la città di Prato stessa: abbiamo bisogno di raccoglierla e vincerla”!

“Non mi spaventa – spiega Il Mane – né il loro rapporto né il nostro salto in questa avventura. Sono molto positivo e penso sarà un’ottima esperienza, piena e forte”.

Ma di preciso, di cosa stiamo parlando? ‘El Barrio-Cocktail Lab’ è un locale in via Cairoli 72 (di fronte al Teatro Metastasio – che da settembre ripartirà con una nuova stagione) ricavato al piano terra di un vecchio palazzo storico del 1300 circa. Nonostante la struttura della città sia concepita diversamente da quella pistoiese, ‘El Barrio’ si trova in un incrocio di vie principali del centro storico. Si tratta di un luogo di ritrovo fatto di colori e toni giovanili, cuore di una realtà che sta crescendo e si sta animando sempre più.

Le rassicurazioni quindi non mancano. Parola d’ordine: divertimento. El Barrio nasce per rinfocolare la movida pratese, per le persone, per fa sì che tutti – clienti e vicini compresi – si godano al meglio il proprio ‘angolo di Paradiso’.

Come spiegano i tre soci, è un locale innovativo che, nonostante i lavori di ristrutturazione, rispetta perfettamente la parte architettonica e storica dell’edificio. Tutto, dall’assetto allo spazio, è stato improntato verso un tono giovanile, colorato e accogliente.

El Barrio è rinascita, dunque. Un locale che non impone target o canoni fissi, dove i clienti sono l’acqua che ‘scorre ed è fonte di vita’.

E l’idea di aprire El Barrio, proprio a Prato, com’è nata?

“Già un anno e mezzo fa avevamo idea di farlo – spiega Filippo –, ma forse era troppo presto. Adesso, invece, è il momento adatto perché, come ci insegna la storia, quando la società raggiunge il suo picco più basso si ha l’opportunità di risollevarsi creando qualcosa di innovativo. Oggi piazza della Sala, a Pistoia, è quello che è perché anni fa sono state fatte le scelte giuste per risalire. Allo stesso modo Prato, ad oggi, ha voglia e bisogno di riscatto. E noi siamo qui per questo”!

“Pochi mesi fa – continua Polino – si è presentata questa nuova occasione e abbiamo deciso di cavalcare l’onda. Vi abbiamo visto un’opportunità per noi e per la città e i cittadini che stanno cercando di far rivivere nel modo giusto il centro storico, lottando anche e soprattutto contro il tasso di criminalità elevato”.

Parlando in concreto di com’è strutturato il locale, cosa potete dirmi?

“Ovviamente – spiega Il Mane– non possiamo darti tutte le anticipazioni ora! Possiamo dirti che El Barrio sarà un mix di colori, suoni e sapori briosi e pieni di vita. Quello che abbiamo in mente è un progetto ambizioso e valido che crede nelle persone e punta su di loro. Il nostro obiettivo è creare l’alternativa, creare ‘un’esigenza’: il cliente deve voler venire da noi perché si trova bene, viene accolto e seguito nel modo giusto”.

“Il nostro punto di forza – continua Polino – sarà la qualità. Il cliente potrà scoprire e scoprirsi attraverso una vasta gamma di cocktail studiati e affinati in qualità e stile. Spesso, quando andiamo fuori a ‘fare una bevuta’, ci limitiamo a consumare svogliatamente la stessa bevuta di sempre o quella più economica. Usciamo, beviamo e non sappiamo cosa! Da noi sarà diverso. Se vogliamo racchiuderlo in una frase, ‘El Barrio è non bere troppo, ma bere bene’”!

Purtroppo però i tre giovani non vogliono sbottonarsi e l’unica cosa che riesco a farmi dire per ora è solo il ‘fattore qualità’.

Un’ultima serie di domande… Da barrio a barrio in Spagna cambia tutto, voi volete rendere questo concetto in un locale con cibo, bevute, colori, sapori: tutti i gusti in quattro mura per una famiglia, a quanto ho capito, non solo di sangue. Quindi vi chiedo: se El Barrio fosse un colore, quale sarebbe?

logo 2 EL BARRIO“Giallo” risponde Ciccio.

“Verde” afferma Polino.

“Arcobaleno” dice Il Mane.

Se fosse una bevuta?

“Sempre e solo negroni” dice Ciccio.

“Japanese” replica Polino.

“Per me martini con un goccio di succo alla fragola” afferma Il Mane.

Se fosse un abito?

“Un vestito largo a fiori, stretto sul seno, per una donna e un chimono per l’uomo” asserisce Ciccio.

“Minigonna di pelle con camicia bianca per una donna; pantalone colorato, chiaro, t-shirt e scarpe da ginnastica per un uomo” afferma Polino.

“Per una donna, gonna lunga e canottiera; per un uomo, pantalone corto e camicia di lino” risponde Il Mane.

Se fosse un cibo?

La risposta è unanime: “piatto di frutta di stagione”.

Non ci resta altro che capire qualcosa in più dalle risposte. Guardandoli, ascoltandoli e osservandoli mi viene in mente solo questa sequenza di idee ed emozioni: speranza, energia, vitalità, freschezza, ‘qualcosa senza tempo e per tutti i tempi’, raffinatezza e trasgressione, leggerezza e locale cosmopolita.

Una casa del mondo, fra odori, sapori e colori dove la differenza è un valore aggiunto. Ad ognuno il suo!

“Le parole non bastano – conclude Il Mane –, dovete venire a vedere e vivere dal vivo il nostro locale perché a parole non è sempre facile. Ne El Barrio c’è un pezzo di ognuno di noi e sicuramente anche un po’ di voi. Ci vuole un approccio diretto per capire bene quello che è e può essere per ogni singola persona che verrà”.

Benedetta Ballati

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