elezioni provinciali. UN VERO E PROPRIO “CARCERATO” SENZA SENSO

Carcerato o lampredotto, chi sta sopra non sta sotto...
Carcerato o lampredotto, chi sta sopra non sta sotto…

PISTOIA. Oggi, 8 dicembre, si consumerà l’ennesima buffonata targata Partito Deimacelli.

Tutti i compagni sono reclutati e devono “scoglionarsi” per favorire l’elezione di compagni non eletti ma nominati nel prossimo consiglio provinciale.

Ovviamente “scoglionarsi” è da intendersi come errore: il termine giusto è “scaglionarsi”, ma magari questi brocchi abboccano e vanno a rimpinguare l’esercito degli “scoglionados” piddini che credono, obbediscono ma non combattono, perché il loro dna è quello e nessuno glielo toglie.

Semmai avessero un sussulto di dignità, che fuggano pure nei boschi secondo la migliore tradizione italiota: però, attenzione, fa un freddo boia!

Parlare in termini seri del prossimo consiglio provinciale, sarebbe veramente un esercizio impossibile; tanto più per chi a questi giochetti cartacei non ha mai creduto né mai crederà.

Tuttavia non si può non osservare che mentre si dibatte su queste puttanate alle quali si vorrebbe dare dignità politica, alle nostre spalle abbiamo un sindaco-libraio che alla televisione nazionale, quella che siamo costretti a pagare per una bella trovata del suo capoccia, il bomba-Renzi, si parla di Pistoia capitale della cultura e si regala all’universo mondo degli ascoltatori televisivi una “paccata” di idiozie che finiscono nel famoso “carcerato”, il piatto pistoiese per eccellenza.

Il carcerato? Una finzione gastronomica come le elezioni della Provincia
Il carcerato? Una finzione gastronomica come le elezioni della Provincia

E qui dobbiamo dire che il sindaco-libraio, non per sua colpa, ma per il modesto contorno che lo indirizza, offre ai pistoiesi, quelli un po’ datati, una ricetta popolare che è bene si mangi lui: il carcerato, appunto.

Definire questo piatto come un piatto antico della cucina pistoiese secondo cui i carcerati di Santa Caterina “inventavano” con gli scarti del vicino macello questa “goduria”, è una emerita castroneria.

Le carceri di Santa Caterina in Brana sono datate agli inizi degli anni trenta e se tutta la storia culinaria pistoiese comincia da lì, beh, siamo piuttosto moderni!

La stessa cosa dicasi per il macello pubblico, datato inizio del novecento…

Ripetiamo il concetto: il sindaco-libraio è contornato di “non” esperti di arte culinaria.

A un certo momento della trasmissione, scoperchiando il prelibato piatto, si osservano verdure e carote che con il carcerato-ricetta niente hanno a che fare.

Chi contrabbanda questo piatto come originale deve essere messo in forno! Con le patate, magari.

Purtroppo, oggi, “il carcerato” non è più fruibile per insane leggi sanitarie che obbligano a mangiare “nastri”, “centopelle”, “lampredotto”, “budilculare”, etc., rigorosamente puliti nell’acido e bianchi come il latte.

Insomma, tutta roba al contrario dell’originale ricetta e dell’originale preparazione: che poi qualche furbo “ci marci” nel suo locale, questo è un altro discorso, siamo a Pistoia! Se volete la ricetta “vera” e a vostro rischio, disponibili.

Siamo partiti dalla buffonata delle elezioni del consiglio provinciale e siamo finiti al “carcerato”; il percorso sembrerebbe illogico, ma non lo è.

Panino con lampredotto
Panino con lampredotto. Meglio questo della finta democrazia del Pd

In queste elezioni-farsa manca un quarto del territorio provinciale: la montagna pistoiese che unita, fusa e compattata, non ha però il diritto di nominare alcuno perché tutti i suoi consiglieri, a partire dai sindaci, sono decaduti e “non votanti”.

Come “il carcerato”, ancora una volta, i montanini sono un agglomerato irrisorio, periferico, non influente e contraffatto.

Sono come la verdura nel “carcerato”: non c’incastrano niente.

P.S. – In tutta questa storiella elettoral-carceraria gli unici seri, a mio modesto avviso, sono stati i Cinque Stelle che si sono rifiutati di partecipare alla “buffonata”.

Forse anche loro fanno parte di quella “accozzaglia” di renziana memoria per cui, un domani, potranno lamentarsi del famoso: “sol chi non lascia eredità d’affetti poca gioia ha dell’urna”?

Quale urna? Quella del “carcerato” con le verdure o quella “pataccata” del consiglio provinciale…?

[Felice De Matteis]

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2 thoughts on “elezioni provinciali. UN VERO E PROPRIO “CARCERATO” SENZA SENSO

  1. Errore, De Matteis! I “nastri”, cioè le budella non erano più commerciabili. Un carcerato senza nastri è come un PD con il cervello. Ma questo il Bertinelli non lo può umanamente sapere. Certi soloni diventati cuochi, nemmeno.
    Com’era buono il carcerato!

  2. se fossi ” il carcerato” o il “lampredotto” mi offenderei ad essere paragonato a questi politicanti radical-chic e catto-comunisti.. troppo bello votarsi tra di loro…

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