elogio della follia. ERASMO AVEVA RAGIONE: STORIA DI UN PROCESSO COSTRUITO A TAVOLINO PER IMPEDIRE IL DIRITTO DI PAROLA E IMPORRE L’IDEOLOGIA DEL SILENZIO

Il pubblico ministero ha l’obbligo di esercitare l’azione penale, ma ha anche quello (358 cpp) di compiere «ogni attività necessaria ai fini indicati nell’articolo 326» senza omettere di svolgere «altresì accertamenti su fatti e circostanze a favore della persona sottoposta alle indagini». La procura di Pistoia lo ha fatto, con me, o no?

La vita di un cittadino non può dipendere

dalla discrezionalità di un pubblico ministero

Nell’area di Lecceto acquistata dal Dott. Rag. erano incluse “tre strade vicinali interpoderali” (uso pubblico) e due piazzole di disimpegno (uso pubblico da tempo immemorabile) della vicinale di Via di Lecceto che, a detta dei geni del Comune di Quarrata, non esistono. I geni sono il geom. ing. Iuri Gelli, il comandante Marco Bai, in parte l’architettA Caterina Biagiotti…

 

MA I GIUDICI NON VOGLIONO ACCETTARE

DI ESSERE SOTTOPOSTI ALLA LEGGE. . .

 


Ma di che laurea si sarebbe trattato? Il Dott. Rag. Romolo Perrozzi non lo ha mai dichiarato né fatto chiarire alla schiera dei suoi aggressivi avvocati…

 

C’ERA UNA VOLTA un ragioniere che – dicono – aveva conseguito la laurea. Di preciso non si sapeva quale né dove né come. Tuttavia quel ragioniere amava rappresentarsi in internet con l’altisonante titolo di Dott. Rag. e con tutte le conseguenze del caso.

Non intendo essere più “stronzo” di quello che sono di per me: ma se uno si fregia di questa dicitura, chi legge è tratto assolutamente in inganno, perché l’unica cosa che è indotto a pensare è che quel Rag. abbia raggiunto, con fatica e sudore, una “corona di alloro” da laurea “nella sua materia” e non, magari, in arte culinaria con una tesi (pur se controfirmata da Ignazio Silone) su un tema fondamentale per l’umanità: Il valore energetico e ideologico delle fregnacce di Pescina al ragù sull’orso marsicano.

Quel ragioniere comprò un rustico (meglio: una casa da contadini riadattata) in via di Lecceto n. 1 a Quarrata. La acquistò da Paolo Cavalieri di Prato. E con essa acquistò anche, da Giovanni Lazzeri e da sua moglie, Baldi Papini Eleonora-Dianora, porzioni di bosco ceduo e di campi, con regolare contratto e un vincolo contrattuale ben preciso:

Le vendite avvengono a corpo (relativamente agli appezzamenti di terreno come sopra venduti sub PRIMO al numero 1) sotto lettere b) e c), al numero 2) ed al numero 3)), con tutti i diritti, ragioni, azioni, accessioni, accessori, dipendenze, pertinenze, servitù eventuali attive e passive, comodi, diritti proporzionali condominiali, nulla escluso; nello stato di fatto e di diritto in cui quanto venduto si trova così come goduto e posseduto fino ad oggi dalle rispettive parti venditrici.

A questo punto – e non bisogna essere un giudice per arrivare a capire: basta essere un normodotato come me – una cosa era chiara: che se i beni erano venduti nello stato di fatto e di diritto in cui quanto venduto si trova così come goduto e posseduto fino ad oggi dalle rispettive parti venditrici, un qualche vincolo di qualche natura dovevano pure avercelo; o no, procura di Pistoia?

Nell’area di Lecceto acquistata dal Dott. Rag. erano incluse “tre strade vicinali interpoderali” (uso pubblico) e due piazzole di disimpegno (uso pubblico da tempo immemorabile) della vicinale di Via di Lecceto che, a detta dei geni del Comune di Quarrata, non esistono. I geni sono il geom. ing. Iuri Gelli, il comandante Marco Bai, in parte l’architettA Caterina Biagiotti.

Piazzole sottratte alla servitù di uso pubblico. Il Perrozzi farà querela anche a Google? Le foto satellitari lo stalkerizzano, forse?

La famiglia della mia linea di ascendenza femminile, per l’esattezza i Lapini, sono sempre vissuti lì da tempo immemorabile; hanno sempre lasciato lì, su quelle piazzole chiuse dal Rag., barrocci, animali da tiro, mobili e quant’altro. E il tutto in santa pace fino all’arrivo della spocchia. Non si giunge in un posto, in campagna, dalla città, e si stravolgono a secco le regole e le consuetudini del luogo: è chiaro o no, geni della legge, dottori, ragionieri, avvocati e anche forze dell’ordine – ma, in primo luogo, magistrati?

Il Dott. Rag. iniziò a rompere i nostri preziosi cabbasisi sin da quando, nel 2007-2008, mia figlia e il suo compagno presero la residenza in via di Lecceto 12. Le cose saranno chiarite documentalmente in aula con dovizia di particolari anche per la procura (tutta) che ha un torto non piccolo (e a mio giudizio non colposo): quello di non aver svolto indagini sui documenti e di avermi confezionato un pacco ad hoc in ipotesi per troncarmi in gola la parola.

Certo è, però, che se rompo così tanto i cabbasisi, le possibilità sono due:

  1. o sono pazzo (e con ciò, cara procura, sarei scriminato)

  2. o c’è materia e diritto, per me, di urlare ai quattro venti che il Comune di Quarrata dà, a chi vuole, diritti che nega ad altri, discriminando i cittadini

Ecco perché dal luglio 2020 ho iniziato a spedire i miei articoli al signor Tommaso Coletta: non per denunciare calunniosamente qualcuno – come è stato affermato –, ma per invitare il capo della procura, che aveva dichiarato di stare dalla parte del popolo, a fare il suo dovere ex art. 112 Costituzione (obbligatorietà dell’azione penale).

Purtroppo il signor Coletta non lo ha fatto: perché, invece di indagare e fare indagare sui fatti, ha preferito affidarmi alle cure del signor Claudio Curreli che ha messo sotto accusa me a fini – credo: è reato credere? – altri rispetto a ciò che è stabilito dall’art. 358 del codice di procedura penale.

Claudio Curreli, come già nel famoso processo di padre Fedele Bisceglia e della suorina violentata (Tania Alesci, al secolo Gaetana Alesci), se non ha insabbiato, come in quel caso, un intero fascicolo favorevole all’indagato, non ha fatto neppure un esame (uno) dei faldoni del Comune di Quarrata per vedere se ciò che stavo scrivendo era vero o era falso. E non si fa così!

Il Dott. Rag. era talmente arrogante, presuntuoso, possessivo (in campagna la cosiddetta proprietà privata è soggetta a milioni di vincoli: che i giudici non conoscono e durano fatica a studiare), che ogniqualvolta qualcuno di noi si recasse in area Lecceto, qualcuno della sua famiglia si affacciava alla finestra (o lui, o la moglie, o le figlie: allora bambine) per chiedere: chi è lei? che ci fa qui? qui c’è nostro! qui non può stare! A fianco del muro della nostra casa non può sostare! perché raccoglie quel sasso? lo sa che non può cogliere asparagi, funghi, fiori? E minchiate simili.

Tra il dire e il fare che cosa c’è di mezzo?

Si arrivava persino a uscire di casa con tanto di apparecchio per fotografare le targhe dell’idraulico, del muratore, del lavorante dell’orto, della Publiacqua, della Tim: di tutto, insomma.

Un comportamento che – pur passati più di vent’anni – continua imperterrito, perché il Dott. Rag., favorito – e lo sottolineo e lo ri-sottolineo e lo riaffermo in ogni modo: senza tema di smentite – dal Comune di Quarrata, è stato messo in condizione di occludere, sbarrare, devastare tre vicinali/interpoderali e due piazzole di uso pubblico da tempo immemorabile. Perché le cose sono quelle che sono, non quelle che dice la procura di Pistoia.

Quando l’arroganza bullistica del Dott. Rag. arrivò all’apice, scusatemi se è poco, ma anche a me prese un bel giramento di cabbasisi. Perciò, dopo avere ingoiato un sacco di rotture di pelote, chiesi: «Ma insomma, Perrozzi… Si può sapere dove ha preso la sua laurea e in che materia? O è un segreto?». Domanda a cui non è mai stata data risposta.

Caro signor Tommaso Coletta, il punto di non ritorno è qui: lei, a quell’epoca, era di là da venire. Erano i tempi, quelli, di altri “signori assoluti delle nostre vite in procura”.

Sgamato, il Dott. Rag. si incazzò a tal punto che chiese – e ottenne dall’achitettA Nadia Bellomo, altra campionessa dell’edilizia e lavori pubblici a Quarrata – il diritto, del Menga, di chiudere le piazzole con passi carrabili: ma le aveva già chiuse da prima con le catene, qualunque menzogna le venga a dire anche in aula. E le prove le fornisce il Comune stesso: solo che lui, il Dott. Rag., le nasconde, perché comunque voi siete bendisposti solo nei confronti di chi sa frignare!

Senza parole, ma con la freccina rossa

Le strade vicinali-interpoderali, il Dott. Rag., le aveva già chiuse in precedenza col benestare del geometra Franco Fabbri. Le carte, signor Coletta, parlano da sole. Il fatto è che al suo ufficio pare fatica andarsele a leggere; e preferisce il facile copia-incolla delle lamentele di chi (me lo lasci pensare: posso?) “è gradito a dio, padre onnipotente”. In questo caso mi sembra proprio il Dott. non-dottor Rag. Romolo Perrozzi.

Talmente antipatico (posso pensarlo o è un “disegno criminoso” anche un sentimento?), che scrissi all’Ordine dei Ragionieri e Dottori Commercialisti per sapere se costui si era iscritto come Dott. o come Rag. Apra questo link, dottor Coletta, e legga. Prenda atto della realtà.

Da quel dì, il Rag. Romolo Perrozzi fece sparire il titolo di Dott. dal suo curriculum sul web, e dalla vetrina del suo negozio. Ecco perché non ho diffamato nessuno, gentili signori della imperfetta giustizia italiana.

Il resto lo riserbo all’aula, se permettete: dopo tutte le misure inutilmente e malignamente afflittive adottate dalla procura contro chi, il proprio regime di vita lo ha davvero dovuto cambiare, grazie al Dottor non-dottor Rag. Romolo Perrozzi.

Vi sembrano cose normali e accettabili?

Il quale – e anche su questo occorrerà guardaci bene e fare una seria riflessione su come operi la nostra giustizia (?) – è riuscito a presentare la sequela abnorme, anomala e – mi si conceda una personale opinione – “disturbata”, di ben 19 fra querela iniziale e querele aggiunte, ma solo fino alla data della prima notifica, il (credo) 18 febbraio 2021.

Nel frattempo il Rag. ne ha prodotte, di querele e aggiunte, altre 4, 5, 6… non so bene. Quasi ogni giorno il capo d’imputazione si è grottescamente arricchito o, come direbbe Virgilio, crescit eundo come la Fama: diventa sempre più grosso, andando avanti. Insomma, per usare un’espressione salviniana non censurabile, fa come un cancro, aumenta di volume, di onco.

In questi giorni il Rag. sta pigiando sull’acceleratore – a quanto so e ho comunicato anche alla procura del signor Coletta, che non ha intenzione di far nulla, mi pare… – perché i suoi amici comunali portino in commissione certe sue richieste di manipolazione della “realtà a terra” in area di Lecceto. Non so se mi sono spiegato: vuole sanatorie/condoni/permessi/autorizzazioni dopo avere scatenato La guerra dei Roses?

Li vedete o no? I tracciati arancione e le piazzole devono restare aperti. E se sono chiusi devono essere riaperti. Studiate tutti: vi farà molto bene alla salute!

Queste cose succedono solo in Italia in un sistema-Palamara/Ungheria che è uno sputo in un occhio alla Costituzione più bella del mondo, così cara all’Anpi (che fra gli iscritti conta tutta la giunta del Mazzanti) e a tutti i sinceri democratici che si divertono ad alzarsi la mattina per produrre, non come la famosa “pecchia” del Burchiello, per paradosso, un miele in quantità industriale quanto una “cacata di bue”, che in toscano si chiama a volte fatta, a volte – specie a Lecceto –, méccia (con é chiusa).

Ha ragione Carlo Nordio: le procure vanno rimesse al solco, perché così come sono e come lavorano (?) hanno troppo potere e soprattutto poteri fuori-controllo.

Intanto per lunedì prossimo, 10 maggio, prima di mezzogiorno, è in programma una bellissima intervista con padre Fedele Bisceglia; un pezzo che illustrerà i metodi insabbiatòrii usati dal signor Claudio Curreli nel famoso processo di Cosenza.

Buon venerdì 7 maggio a tutti, intanto. Rag. compresi!

Edoardo Bianchini
[direttore@linealibera.info]

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Poi i fatti parlano da sé…

 

Dice Cato, e non erra,
se una pecchia cacasse quanto un bue,
rinvilierebbe il mele a due a due.

[Il Burchiello, dalla sonettessa Sospiri azzurri di speranze bianche]

È meglio ammazzarne uno solo (me) per educarne cento, evitando di abbattere un Comune che non dà alcuna garanzia, dato che i suoi dirigenti e funzionari producono documenti falsi, imperfetti, forzati, erronei, mutili, incompleti e tutto il resto?
Ma in che paese volete che viva la gente che paga i vostri stipendi? Dov’è almeno una “parvenza” di giustizia? Non capite che non tacerò mai quello che vedo e che so?

 

SOLTANTO I GIORNALISTI TESTA-CHINA

POSSONO STARE ZITTI OGNI MATTINA

 


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