errata corrige. «QUEL CHE HO DETTO NON ERA QUELLO»

La dottoressa e consigliera comunale Carla Breschi ci tira le orecchie perché, a suo parere, lei ha una buona memoria e noi un pessimo udito. Ma la verità è proprio questa?
La dottoressa Carla Breschi, medico ed ex consigliere comunale Pd di Pistoia

 

Carla Breschi

 

PISTOIA-PIANA. Non avevo dubbi sul fatto che, sùbito dopo la pubblicazione di mergenze&connivenze. Le dichiarazioni hot di Carla Breschi, la dottoressa-consigliera avrebbe fatto sentire la sua voce per puntualizzare: del resto la funzione della stampa – e solo della vera buona stampa – è assolutamente quella di mettere in contraddizione con se stessi i politici e le loro eterne parole – e di farli uscire allo scoperto.

Ne abbiamo avuto esempi eclatanti in questi giorni con l’equivalenza «bocca-culo/culo-bocca» di grillini, Pd, Leu, Grassi, Boldrine, Conti e contesse della politica, Gentiloni incluso: com’è bello far l’amore da Tri[e]ste-Mattarella in giù. Ovviamente con il “ringollo” di ciò che è stato detto in precedenza e senza interruzione – e con gli applausi della stampa acèfala, lingìcula (dal latino lingere = leccare) e filoeuropeista che sfiora il 99,9% dei colle[ghe]tti bianchi zingaro-renzo-boscofili-bancario-bibbiani.

Analogie in tre passaggi

La dottoressa Breschi – mi spiace dirlo – non poteva fare eccezione e così è stato. Leggete:

Egregio Direttore,
mi dispiace che lei abbia mal interpretato le mie affermazioni in Consiglio Comunale e la pregherei quindi di correggere le informazioni errate.

Le affermazioni sulla questione morale e su “connivenze” con la magistratura si riferivano ad uno dei numerosi motivi per cui mi sono dimessa dal Pd, in particolare alle notizie riportate dai giornali sui rapporti fra l’ex ministro Luca Lotti ed i membri del Consiglio Superiore della Magistratura.

Tali affermazioni assolutamente non facevano riferimento alle problematiche locali dell’inquinamento ambientale!

Fortunatamente per me ho ancora una buona memoria mentre lei, Direttore, dovrebbe affinare l’udito.

Lei sa essere un bravo giornalista ma non la sopporto quando cerca di manipolare le affermazioni altrui, in questo caso le mie affermazioni, per sollevare “polveroni”.

Quindi la prego di pubblicare interamente questa comunicazione.

Carla Breschi, medico, consigliere comunale

Cara Carla Breschi medico e consigliere comunale, come vede, ho fatto puntualmente – e sùbito – quanto lei mi ha chiesto.

Voglio, però, fare ancora di più per “provare il motore al banco”: inserisco nel pezzo con la sua “correzione”, anche il video del suo intervento; quello grazie al quale ad alcuni lettori non era sfuggito il tema della «connivenza» della magistratura con la politica.

Basterà che i nostri lettori seguano le sue parole dal minuto 3 in poi per farsi un’opinione diretta attraverso la diretta fonte.

Ammiro molto – e lei lo sa – la sua indiscutibile competenza professionale, ma quando si tratta di lavorare con le parole, e non con le provette, mi creda, proceda con maggiore cautela ed umiltà nei confronti di chi, della filologia, ha fatto la propria confessione di fede mai tradìta.

Credo – se non erro, altrimenti chiedo preventiva venia – che lei sia una «forteguerriana», ma come molti dei «forteguerriani», ha evidentemente dimenticato e tradìto i principi dell’analisi testuale (sempre multiformi e complessi), per abbracciare quelli delle analisi delle provette, tendenti, perlopiù, all’assoluto, e univoci: insomma, non a risposta multipla e/o complessa.

Venendo al sodo: dopo una nutrita premessa sull’emergenza ambientale pistoiese, nel suo intervento lei cambia direzione del discorso, partendo da un «poi, ciliegina sulla torta…» assolutamente connesso, come estrema propaggine, alla questione della sicurezza ambientale, sia nazionale che locale. O, altrimenti, perché definirlo “ciliegina sulla torta” se la torta non è la questione ambientale?

Si riascolti con attenzione, per cortesia: perché può essere vero che io soffra di ipoacusìa (= sono, a suo parere, sordo), ma le parole pronunciate possono essere trascritte e, quindi, lette ripetutamente; e dal punto di vista della vista, quella che ho, creda, è più che sufficiente per l’analisi testuale, che poggia su uno strumento di fatto cieco e sordo, ma esatto, la logica.

Quando due cose vengono accostate – coscientemente o no, non rileva – ne nasce un sinallàgma (qui non in senso giuridico, ma etimologico), ovvero un “rapporto corrispettivo” – lo chiami pure “associazione di idee”, se vuole – che indica il pensiero profondo (o retropensiero) di chi parla o chi scrive.

Questo ce lo insegna la sua scienza, dottoressa Breschi, ancorché psichiatrica ovvero – rispetto ai clinici – molto meno esatta, ma non per questo errata.

Perciò, parlando in termini più o meno logico-matematici – si può fare anche in filologia, mi creda – «se A è accostato a B e B è accostato a C, per contiguità ininterrotta anche A è accostato a C», se non in senso fisico, almeno in senso logico.

Aristotele, il filosofo male interpretato con l’ipse dixit

È il principio dalla proprietà transitiva o, meglio, del «sillogismo aristotelico» su cui si basa anche la sua scienza: e spero che non voglia negarlo, perché sarebbe una scienziata dell’ipse dixit, ostinata a negare l’evidenza, come quando, in epoca galileiana, i medici aristotelici negarono che al cuore fosse connesso un solo nervo perché Aristotele, secondo loro, aveva detto che tutti i nervi partivano da lì. Se poi vuole controllare questa affermazione, me lo faccia sapere e le ritrovo la fonte esatta.

Andiamo avanti. Nel nostro sillogismo, A è rappresentato dal suo allarme sull’emergenza ambiente di Pistoia; B insiste su quel suo «poi, ciliegina sulla torta…» che altro non è che ciò che, sotto il profilo tecnico, si definisce gancio di trazione (c’è bisogno di spiegazione?) di C, ovvero – dopo aver accennato agli scandali del suo ex partito – «Basta, io ho avuto il colpo di grazia», che lei pronuncia a conclusione del giro di pensiero e che produce (se non ne è consapevole, dispiace, ma non per questo non è vero), in chi la ascolta, un messaggio inequivocabile: «la magistratura è connivente», grazie al suo ex partito, con tutto il peggio di questa nostra Italia, di questa nostra Toscana, di questa nostra Pistoia e dei suoi problemi ed emergenze. E qui l’anello si chiude: peccato intorno al collo del popolo bue.

Bello essere indignati, ma non etico il dire dicendo di non aver detto, come l’ammiccare senza far vedere o chiarire.

Senza parole

Per far capire meglio con un esempio icastico di stile e tono senecani e con il beneficio dell’absit iniuria verbis: il suo “errata corrige” può essere, per paradosso, assimilato a uno di quei completi stupefacenti, ma “satanici”, di lingerie che lasciano intravedere tutto e che farebbero risvegliare perfino la “mummia” del Berlusca, ma che, al tempo stesso, negano qualsiasi ulteriore passo in avanti, provocando, però, in chi guarda, la commissione della peggiore forma di peccato mortale che, come lei ben sa, è quello di «pensiero» (seguono, via via, più leggeri: parole, opere, omissioni). Non ci indurre in tentazione, ma liberaci dal male e così sia!

«Quel che ho detto non era quello», gentile dottoressa Carla Breschi, è il tipico modo di esprimersi “come dio comanda”: cioè da sinistra in salsa cattolica.

Non me ne voglia. Lei è una bravissima medico: ma il problema è genetico. E chi nasce con il retrodescrittore cromosomico «pd» (= xy-pd/xx-pd), per evolversi ed emanciparsi – la genetica ce lo dice a chiare lettere – ha bisogno non di un solo giorno (come hanno fatto Pd e Grilli), ma di svariati e svariati millenni. Non crede?

Buona domenica a tutti!

Edoardo Bianchini
[direttore@linealibera.info]
La cacca più la giri e più puzza


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