etica & scuola. A PROPOSITO DEL BIDELLO MORTO DOPO IL SUO ARRESTO

Mauro Matteucci
Mauro Matteucci

PISTOIA.Come uomo di scuola e come educatore, sono rimasto profondamente colpito dall’episodio del bidello morto al momento del suo arresto per molestie sessuali in un liceo della nostra città, ma sono convinto che qualsiasi riflessione ha un senso solo se profondamente permeata di umanità e di valori educativi.

Vorrei perciò, anche come Centro “don Milani” esprimere alcune considerazioni.

– La scuola dovrebbe essere un luogo privilegiato per la crescita delle nuove generazioni con gli adulti impegnati nella costruzione delle loro identità, tanto più difficile in una società complessa attraversata da profonde novità: basta citarne due, l’uso dei mezzi informatici e della comunicazione virtuale – sempre più dominanti – da una parte e dall’altra, la presenza degli immigrati.

– Purtroppo a questa complessità non è corrisposta un’adeguata responsabilizzazione né del sistema educativo nel suo complesso – dal ministero alle istituzioni scolastiche, basta pensare all’aziendalistico progetto della “nuova scuola” della riforma Renzi-Giannini – né spesso degli stessi educatori a contatto dei giovani.
Infatti, nella scuola – che non è certo un’oasi felice separata dalla società – è inevitabile che emergano problematiche personali da parte di coloro che vi operano quotidianamente e che purtroppo non sempre sono all’altezza dell’impegno educativo richiesto.
Vi ho lavorato per 40 anni e ho trovato persone del tutto inadeguate, se non “pericolose”. Quando ho fatto presente, sempre con decisione fino alla denuncia, la situazione ai presidi, ho incontrato spesso come un muro!

– Credo che senz’altro la persona, di cui si è parlato in questi giorni, non fosse del tutto responsabile delle sue azioni e in un certo modo lui stesso, vittima. Ma l’istituzione, il sistema complessivo che cosa hanno fatto? Hanno agito nella più irresponsabile indifferenza educativa, gettando la polvere e lo sporco sotto il tappeto: che cosa infatti è servito spostare il bidello da una scuola all’altra? Si è voluto proteggere il “buon nome” dell’istituzione, senza pensare minimamente alle persone né degli allievi né del bidello!

– Sono fermamente convinto che, solo rimettendo al centro del lavoro scolastico la relazione educativa, la scuola possa tornare a assumere il compito estremamente impegnativo e delicato che le nuove sfide le assegnano. Per concludere, vorrei ricordare due frasi bellissime – e esigenti – del grande educatore di Barbiana:

  • Fai scuola non per fare un dono, ma come un debito da pagare e come un dono da ricevere.
  • Ogni anima è un universo di dignità infinita.

Mauro Matteucci
Centro di documentazione e di progetto

“Don Lorenzo Milani” di Pistoia

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