everything I see. MA DAVVERO I PM E I SOSTITUTI HANNO SEMPRE E SOLO RAGIONE OPPURE VIVONO DI VERE E PROPRIE SOPERCHIERÌE?

Ma la repubblica italiana democratica e legalitaria cos’è, vista da vicino? Solo una consorteria di protezionismi mafiosi per chi, di mestiere, fa il soperchiatore con tutti diritti e nessun dovere? O per gli pseudo capi-dello-stato eletti da parlamenti definiti illegittimi da loro stessi quando erano presidenti della
Corte Costituzionale…?


La Nazione affiancò i governi del potere e resta ancor oggi vicina a chi
il potere lo esercita: cattocomunisti e magistratura di cittadinanza attiva


MA NON SAREBBE UN DOVERE

CHE I PM FOSSERO SENZA MACCHIA?


 

In Vocabolario Treccani la parola soperchieria viene spiegata così: soverchieria soverchierìa (o soperchierìa) s. f. [der. di soverchiare, soperchiare]. – 1. L’azione e il fatto d’imporsi ad altri, abusando della propria maggiore forza, potenza o autorità […].

Il termine è un po’ antiquato, ma efficace e anche molto politically correct: il che dovrebbe piacere assai a gente come Carlo Bartoli, presidente nazionale dei giornalisti; e a Giampaolo Marchini, presidente dei giornalisti toscani: tutti quelli, intendo dire esplicitamente, che devono chinare il capo alle bizze dei giudici dei giornalisti (commissioni di disciplina), non di rado benevoli verso certi culilingui di sinistra produttori di notizie fake (grate, però, al Partito Dominante), ma feroci verso i veri liberi professionisti dell’informazione, che sanno anche tirare delle giuste sberle in faccia a chi gestisce il potere (o il PoDere…) con l’uso colpevole della soperchierìa.

Anche le commissioni di disciplina, in punto di diritto, sono esemplate sul paradigma delle procure della nostra repubblica. E come le procure sono quello che sono, a seconda del capo che hanno, così le disciplinari delle varie libere professioni si muovono con il cervello d’ammasso degli ordini, padroneggiati dai soliti tramestóni.

Personalmente ritengo – libertà di opinione ex art. 21 Cost. – che, come chi vuole fare il prete o il medico o il pubblico dipendente, anche quello del giudice (pubblico ministero o membro di una disciplinare che si voglia) sia un mestiere che non piove a caso sul capo: lo si sceglie… per passione potenzialmente anche obliqua).

Renzo Dell’Anno, per esempio, dopo avere fatto il giudice civile a Pistoia con non pochi danni, chiese di passare a giudicare i vivi e i morti come Pm.

E – questo non lo dico io, ma i fatti – ne fece talmente di cotte e di crude che, nonostante la sua «prossimità sociale» con il famoso Giovanni Salvi, procuratore generale della Cassazione, fu deposto, come un uovo, da un intero Csm in una seduta in cui neppure un membro volle dare il suo parere favorevole alla sua riconferma di “rovinatore dei Vanni Fucci”.

Claudio Curreli fa politica con gli scout: leggete lo statuto dell’Agesci. Ma chi non rispetta lo stato di diritto, ha davvero diritto di giudicare gli altri?

La storia è storia e non si può negare.

Detto questo, torno alle arti e ai mestieri: al medico, allo speziale-farmacista, al geometrO vendi-condoni come al comune di Quarrata, all’ingegnere del Comune di Quarrata falso testimone in aula dinanzi al giudice Gaspari e da Gaspari accreditato come veridico e così via.

Le aspirazioni realizzate di ciascuno di noi, da Freud in poi, indicano una nostra precisa scelta e una sottintesa inclinazione: dal che discende che, se amo fare il magistrato che punisce (pubblico ministero o sostituto), non è vietabile il poter pensare che l’aspirante inquisitor-Torquemada abbia, nel profondo dell’anima e sotto il suo mantellone nero, un innato desiderio di vedere l’umanità che gioca “a pulito”: libera, cioè, dalla sua consistenza di materia pesante, di scoria (non di rado anche organica…). E non è fuor di luogo che un tizio così – siccome nessuno è Dio – possa soffrire anche della sindrome dell’iper-pulizia, che si traduce in voglia di avere sempre e comunque ragione a prescindere.

Ora occorre, però, anche considerare e analizzare «con mente pura» – come direbbe Giambattista Vico, compatriota illustre dell’illustrissimo sostituto partenopeo Giuseppe Grieco – se questa legittima pulsione verso l’ecologismo morale (ma sempre e solo degli altri, però); questa voglia di essere una sorta di «provetto operatore ecologico della raccolta rifiuti», si mantenga nei limiti (ai giornalisti si richiede, per esempio: continenza, pertinenza e verità) del diritto e dell’articolo 358 cpp, oppure se – come a Pistoia si vede per 9 decimi dei casi trattati – strabordi nella parzialità, negando i doveri del magistrato: la terzietà, l’imparzialità, l’indipendenza.

Eccedere i propri poteri e operare ultra, extra e contra legem, non è una bella cosa, per esempio (ne prendo uno a caso…) per il sostituto Claudio Curreli, che mostra apertamente tante incompatibilità ambientali quanti gli aghi di un riccio o di un istrice (in italiano animale maschile, ma etimologicamente femmina).

E questo non lo dice, firmandolo, lo stalker Bianchini, ma il presidente del tribunale Maurizio Barbarisi che, per ben due volte, ha messo nero su bianco che la di lui-Curreli incompatibile presenza a Pistoia, in tandem con la sua signora coniuge, è fatto noto e ritenuto irrilevante proprio da quel Csm che dovrebbe garantire – ai cittadini che vengono soverchiati dal prelievo forzato delle tasse dai loro stipendi, donde nasce lo stipendio a Curreli e colleghi – la correttezza e il rispetto della legge che sono tranquillamente pesticciati sia da Claudio-scout che dalla moglie Nicoletta Maria Caterina, ferreo giudice delle esecuzioni.

C’è qualcosa di perverso in tutto questo. E si capisce bene e non altrimenti, se si pensa che gli alacri lavoratori della giustizia del Terzo Piano s’inventano anche reati che non esistono (stalking giornalistico, per esempio) e impongono a forza ai giudici penali il loro punto di vista, soperchiando tutto e tutti anche perché, pur in presenza di prove documentali delle loro cazzarole, procedono con l’aggressività delle armate di Napoleone (o più tardi di Hitler) verso Mosca, costretti, poi, però, dalla realtà dei fatti, a disastrose ritirate. Ma intanto i danni sono fatti.

Se facciamo parlare a ruota libera gente come questo scout, che fa politica e cittadinanza attiva antiistituzionale a favore dei clandestini sul suolo d’Italia, mentre il povero carabiniere che non riconosce (e in punto di diritto ha ragione) Mattarella come suo presidente; se diamo credito a persone di questo genere, che non sono certo cavalieri senza macchia e senza paura; se altri, in procura, salvano le sante istituzioni come l’Asl che sequestra le persone anziane e le manda a morire nelle Rsa, archiviando pratiche di soppressione assistita di vecchi; se altri ancora non distinguono un fornitore da un contribuente; et similia…;

I fatti, alla fine, non parlano da soli? E il cittadino? Deve solo pagare e zitto?

se, infine, il capo della confraternita niente dice per scagionarsi dall’accusa di aver favoreggiato la Lucia Turco, sorella del suo superiore fiorentino, Luca Turco: perché a pagare dobbiamo essere sempre noi soliti, che ci appelliamo ai princìpi del diritto, mentre loro, con stipendi eccellentissimi succhiati dalle nostre vene, possono permettersi di commettere decine di soperchierie impunite e impunibili?

Ma la repubblica italiana democratica e legalitaria cos’è, vista da vicino? Solo una consorteria di protezionismi mafiosi per chi, di mestiere, fa il soperchiatore con tutti diritti e nessun dovere? O per gli pseudo capi-dello-stato eletti da parlamenti definiti illegittimi da loro stessi quando erano presidenti della Corte Costituzionale. Ahi serva Italia, di dolore ostello, nave sanza nocchiere in gran tempesta, non stato di diritto, ma bordello!

E guardateli tutti, questi difensori della legalità che ci danno lezioni! Nonostante le mie cannonate quotidiane, nessuno di loro si sente offeso da quello che dico.

Che altro pensare se non che le loro vergogne, di cui parlo ogni giorno, altro non sono che una sorta di Himalaya di verità?

Edoardo Bianchini
[direttore@linealibera.info]


Ci rinviano a giudizio e ci fanno condannare per delle mere opinioni, ma quando scriviamo dei loro scheletri negli armadi, tacciono e non hanno il coraggio di denunciare? Scusate, gente, ma cosa c’è veramente sotto questo muro di silenzio di puro stile mafioso?


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