FA’ AFAFINE, «LA CITTÀ DOVREBBE ESSERE FIERA DI OSPITARE QUEST’OPERA»

Fa’ afafine
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PISTOIA. Fa’ Afafine – Mi chiamo Alex e sono un dinosauro è uno spettacolo teatrale scritto e diretto da Giuliano Scarpinato e ispirato al libro Il mio bellissimo arcobaleno di Lori Duron che racconta l’esperienza dell’autrice, madre di un bambino che non si riconosce nella sua identità biologica.

Da questo volume, Scarpinato ha saputo ricavare una storia fiabesca e positiva che ha come protagonisti Alex, che, innamorato per la prima volta, esprime il suo desiderio di non essere catalogato come bambino o bambina, e i suoi genitori, Susan e Rob, che prendono coscienza con sconcerto e disagio della non-conformità di Alex ma che decidono di sostenere le sue scelte lasciandosi guidare da quell’amore incondizionato che ogni figlio o figlia dovrebbe ricevere.

Alex si racconta dal palcoscenico con il linguaggio e le immagini fantastiche tipiche della sua età e la sua storia non può che coinvolgere emotivamente il giovane pubblico; le figure genitoriali appaiono rassicuranti, pur nella loro confusione iniziale, proprio perchè questa confusione la manifestano e la affrontano avendo come scopo principale la serenità di Alex.

Lo spettacolo ha ricevuto l’Eolo Awards 2016 per il miglior spettacolo di teatro per ragazzi, il Premio Infogiovani 2016 al FIT Festival di Lugano, il Premio Scenario Infanzia 2014 e il patrocinio di Amnesty International Italia “per aver affrontato in modo significativo un tema particolarmente difficile a causa di pregiudizi e ignoranza, rappresentando con dolcezza il dramma vissuto oggi da molti giovani”.

Tutta la città dovrebbe essere fiera di ospitare quest’opera e riconoscere all’Associazione Teatrale Pistoiese il merito di averla inserita nel cartellone dedicato alle scuole, ma purtroppo non è così: i terroristi del gender, accuratamente istruiti a scattare non appena si affronti il tema dell’identità di genere, si sono premurati di urlare allo scandalo e con toni minacciosi hanno ammonito scuola, teatro e senso della realtà di stare alla larga dalle labili menti dei loro frugoli.

Così, mentre il National Geographic dedica il numero di gennaio alla rivoluzione dell’identità di genere perché in tutto il mondo questo tema “è all’ordine del giorno… mentre da noi viene troppo spesso liquidato con dogmatismo o moralismo”, per citare le parole del direttore Marco Cattaneo, a Pistoia, capitale italiana della cultura per l’anno 2017, gli alfieri del dogmatismo e del moralismo pretendono di decidere quali temi la scuola pubblica possa o non possa affrontare.

Ci teniamo però a informare le famiglie preoccupate dallo spauracchio del gender che se anche non mandassero i loro pargoli a godere dello spettacolo di Scarpinato, la scuola ha da sempre nei suoi programmi numerosi riferimenti che potrebbero destabilizzare le loro giovani menti.

Segnaliamo, per cominciare, la presenza in molte biblioteche e antologie, elementari e medie, della storia dell’extraterrestre Mo proveniente da un pianeta in cui l’identità di genere si manifesta solo verso i 18 anni: Extraterrestre alla pari, scritto da Bianca Pitzorno.

L’istruzione superiore presenta numerose insidie: gli studi classici potrebbero rivelare l’esistenza dell’indovino Tiresia, che visse sia come uomo che come donna, lo studio dell’inglese potrebbe portare alla lettura di Orlando di Virginia Wolf che, in barba al titolo virile (ah, l’astuzia del gender!), vive entrambi i sessi; anche con il francese non avrete migliore fortuna perché tra i classici della letteratura troverete Théophile Gautier con la sua Mademoiselle de Maupin, pronta a scalfire le certezze che faticosamente avrete inculcato nei vostri figli e nelle vostre figlie.

Gli studi scientifici poi sono il principale nemico del dogmatismo e qualunque studio di genetica porterà alla scoperta che neanche i cari, vecchi cromosomi xx e xy identificano una netta distinzione di genere.

Cosa si salva dunque? Esiste una materia al sicuro dal complotto gender?

La geografia, forse! No, neanche quella. Perché studiando paesi e popoli lontani, scopriamo che in tante culture è riconosciuta la presenza di un terzo sesso, né maschio né femmina: nelle isole Samoa, per esempio, troviamo proprio i Fa’afafine vagheggiati da Alex.

Non c’è scampo, la scuola è proprio il posto dove, che lo vogliate o meno, sarà più probabile che i vostri figli e le vostre figlie scoprano che esiste un mondo più complesso, più vasto e più includente del tinello dal quale pontificate di pericolose ideologie che esistono solo nella vostra testa.

Per questo invitiamo le scuole, le insegnanti e gli insegnanti a non farsi condizionare dai pregiudizi di pochi e a portare le loro classi a teatro. Non abbiate timore di esporvi, non abbiate timore delle polemiche che potrebbero scatenarsi: se vi attaccheranno, noi vi difenderemo; se loro vi sembreranno tanti, noi saremo di più. Fatelo per i vostri studenti e le vostre studentesse, soprattutto per quelli o quelle che potranno sentirsi rincuorati nel vedere che esistono famiglie in cui si viene amati e accettati per ciò che si è.

[rete 13 febbraio pistoia]

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8 thoughts on “FA’ AFAFINE, «LA CITTÀ DOVREBBE ESSERE FIERA DI OSPITARE QUEST’OPERA»

  1. Mi sembra che nessuno degli esponenti politici intervenuti contro lo spettacolo teatrale abbia utilizzato toni minacciosi o abbia fatto terrorismo….
    A me sembra invece che chi ha scritto questo articolo sia in malafede e parta con un piede sbagliato: l’offesa di chi pensa diversamente
    Ma non siete voi gli alfieri della tolleranza? È il vostro linguaggio vi sembra tale? Nessuno di coloro che è intervenuto ha offeso chi la pensa diversamente.

  2. Questo, cari scriventi, il vostro pensiero, rispettabile quanto quello di coloro che dissentono. Non vi inventate quindi i toni minacciosi, che non esistono. Credevo che il movimento a cui aderire difendesse la libertà di pensiero e di critica. E invece etichettate gratuitamente la gente che non sta dalla vostra parte come terroristi! Come ritenete di essere credibili?

  3. Vediamo se a Serravalle il centrodestra si sveglia e dà una mano alla Bardelli, che è l’unica a lottare. Gradirei conoscere soprattutto il pensiero con la docente delle scuole medie che ambisce a candidarsi. Vediamo che sa dire pubblicamente, visto che si avvicinano le elezioni.

  4. Vediamo se a Serravalle il centrodestra si sveglia e dà una mano alla Bardelli, che è l’unica a lottare. Gradirei conoscere soprattutto il pensiero della docente delle scuole medie che ambisce a candidarsi. Vediamo che sa dire pubblicamente, visto che si avvicinano le elezioni.

  5. A parte le sciocchezze come quella sulla biologia che non identifica maschile e femminile, trovo i toni usati gravemente offensivi. Sarebbero questi i maestri del rispetto che devono insegnare la tolleranza ai figli degli altri? Ma per favore.

  6. Buon giorno e scusate il tardivo intervento: ma a parte la questione gender (che termine orribile per parlare di un essere umano…mi fa pensare a roba tipo terminetor), mi permetto sommessamente di chiedere se i vecchi e cari miti greci oppure Pirandello e qualsiasi altra cosa della sterminata produzione letteraria e teatrale che non a caso da decenni viene riproposta, perchè evidentemente portatrice di valori intrinsechi e universali (al di la del genere e delle generazioni), siano diventati così obsoleti o così difficili per le fragili menti dei nostri ragazzi e dei loro insegnanti. C’è proprio sempre bisogno di essere “originali”, proponendo cose di valenza mediocre da un punto di vista letterario? Roba che tra un anno nessuno ricorderà più?
    Perchè questa è la questione principale e non altro. Abbiamo avuto, nella storia della letteratura dei giganti, dichiaratamente omosessuali e tutti, senza problemi abbiamo letto i loro libri e assistito alle loro rappresentazioni teatrali. L’abbiamo fatto perchè erano dei grandi, immortali autori, che raccontavano storie dal valore universale e non storielle intrise di moralistica corretta “bontà”, che a mio parere non servono alla causa di chi le propone. Che fa tanto Boldrini, che piace tanto alle madame de noartri.
    Massimo Scalas

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