FABBRI (FDI-AN): «SI VUOLE EVITARE LA DÉBÂCLE DI CUTIGLIANO»

Il rischio è la desertificazione della Montagna. L’appello ai ‘cinque moschettieri’: «Se hanno voglia di sviluppo si mettano al lavoro e facciano funzionare l’unione dei Comuni»
Giorgio Fabbri
Giorgio Fabbri

ABETONE. Giorgio Fabbri, capogruppo di minoranza al Comune di Abetone, interviene per esprimere la propria contrarietà alla fusione dei comuni della Montagna Pistoiese, e scrive:

La Montagna pistoiese è il territorio che comprende i comuni classificati come “montani” di Abetone, Cutigliano, Marliana, Piteglio, Sambuca Pistoiese e San Marcello Pistoiese interamente montani, Pescia, Montale e Pistoia parzialmente montani. Questo territorio complessivamente si estende per 53.767 ettari, il 56% c.a. della superficie della Provincia di Pistoia e lo vorrebbero gestire con un comune unico.

Certamente la mossa Braccesi-Danti ha di fatto azzerato quell’intento che i politici veri quelli che si erano prefissi (Comunone o come lo volete chiamare Comunone-Dynamone) ed ecco oggi sia i componenti del comitato del Comunone sia i politici balzano in campo, onde evitare che il progetto di Comunone fallisca miseramente, oggi si legge sui quotidiani locali i cinque moschettieri si sono ritrovati e emettono un comunicato dove ribadiscono che l’Unione dei Comuni serve per intraprendere le unioni dei servizi e poi passare alla fusione dei comuni.

Se loro vedono l’Unione per far questo si stanno sbagliando altamente. L’Unione è quell’ente che dovrebbe recuperare le deleghe della ex comunità montana per poi sviluppare progetti per lo sviluppo del territorio ente che comunque è composto principalmente dai sindaci della montagna pistoiese (Abetone, Cutigliano, Marliana, Piteglio, Sambuca Pistoiese e San Marcello Pistoiese).

Secondo i mie personali ragionamenti la fusione di Abetone – Cutigliano nasce per evitare una débâcle del comune di Cutigliano prossimo al collasso finanziario. Soldi nelle casse non ce ne sono e pertanto i contributi regionali e statali per la fusione servirebbero per ripianare le casse. Ma poi?

Vantaggi di spesa corrente nelle fusioni non ce ne sarebbero visto che comunque non si parla di chiusure di uffici o licenziamenti di personale; ci sarebbe solo il risparmio del costo politico (stipendio del Sindaco e degli assessori) che con la riforma è di pochissimi spiccioli, ma che nel contesto si troverebbe un territorio vasto da gestire e sicuramente il cittadino si troverebbe sempre più abbandonato. Vogliamo che un cittadino della Montagna si ritrovi come il potenziamento dell’Ospedale Pacini? Con i servizi sempre più decentrati?

Quali sono i vantaggi del Comunone o quelli della fusione dei due comuni? Nessuno

C’è già l’organo del Comunone ed è l’unione dei comuni purché venga fatta funzionare cosa che dalla sua nascita non ha fatto, ma badate bene ci sono sempre le stesse persone che la dirigono: i cinque moschettieri.

Se hanno voglia di sviluppo si mettano al lavoro e facciano funzionare nel dovuto modo l’unione dei comuni e non facendo le ripicchine come attualmente fanno. Stanno giocando sulla pelle di tutti i cittadini e delle attività ancora presenti in montagna.

I politicanti di mestiere balzati in campo per mettere il cappello sulla Montagna sono gli stessi che per anni si sono serviti dei montanini e non hanno fatto niente per lo sviluppo del territorio, figure che per decenni sono stati presidenti di provincia e che per la montagna non hanno fatto niente.

Altri stati membri della comunità europea non parlano di unificare i comuni. Perché lo vogliamo fare noi? Siamo molto più intelligenti degli altri? ( Se rispondo – di presunzione direi di si ma non è così). La verità! negli ultimi sessantenni ogni anno abbiamo perso una parte di patrimonio e di beni e servizi arrivando a cedere tutti i propri patrimoni.

Avevamo una industria l’Europa Metalli o Smi come si suol dire che era la sede centrale della maggiore fabbrica della Montagna pistoiese. Questa fabbrica che arrivò a dare lavoro a 2000 persone, è stata di notevole importanza strategica nelle due guerre mondiali, poiché produceva munizioni. Fu anche una delle maggiori industrie italiane, per quanto riguarda il settore della lavorazione dei laminati in bronzo, ottone ed alluminio.

Dopo la seconda guerra mondiale la Smi ha continuato ad essere fino agli anni ottanta, il cuore dell’economia della Montagna pistoiese. In seguito, ha visto un progressivo declino, fino alla sua definitiva chiusura avvenuta nel 2006.

Oggi gli impianti di Campo Tizzoro sono stati ristrutturati e messi in vendita per il rilancio dell’economia locale e quelli di Limestre adibiti ad ospitare il Dynamo Camp, un’imponente struttura, prima in Italia, appositamente creata per bambini affetti da patologie gravi o croniche in terapia e nel periodo di post ospedalizzazione ma queste due strutture che beneficio o sviluppo hanno portato alla montagna ? Quante unità lavorative hanno prodotto? Quale ricaduta economica c’è?

Non è stata fatta nessuna miglioria della viabilità, non abbiamo agevolato lo sviluppo industriale, non abbiamo mai fatto decollare lo sviluppo turistico, non abbiamo creato indotto.

Abbiamo solo perso industria servizi e funzioni ed ora giochiamo la carta delle fusioni o a quattro o a tre a due ma se nemmeno loro sanno che pesci prendere sono nel disorientamento più completo.

Invece vediamo solo che a questi amministratori interessa solo ricevere contributi, aumentare le tasse al massimo senza amministrare. Un vecchio proverbio non montanino ma contadino dice Meglio un uovo oggi che una gallina domani (perché se la gallina è viva le uova le fa tutti i giorni) invece così nel domani andremo verso la desertificazione della montagna.

Giorgio Fabbri
Capogruppo di Minoranza

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