falce&martello. SIMBOLI E OFFESE, MA NESSUNO IMPARA A PORGERE L’ALTRA GUANCIA

«Disse bene assai quell’omìno con la barba che, dinanzi a una puttana che stava per essere lapidata, dopo aver invitato i duri e puri a far sì che il primo a tirare il sasso fosse solo chi non avesse mai peccato…»
La foto dello scandalo

AGLIANA. Non mi è piaciuto per niente il falce-e-martello nel cestino, ma neppure il dietro-front di Luca Benesperi sulla famosa foto della rottamazione di falce e martello.

Certi gesti – che rientrano nella norma della storia (anche se oggi la norma si disprezza e la diversità diventa la regola, vedi l’esaltazione patologica dell’anti-omotransfobia della sinistra aglianese – certi gesti o si fanno e si sostengono, o ci si pensa anche dieci volte prima di farli, sia pure per goliardia, dato che alla fine tutti sanno tutto di tutti: a mio parere, però, una volta fatti, il proprio punto di vista (che è pur sempre garantito dall’articolo 21 della nostra “sputacchiata” Costituzione: pensate a cosa non ne ha fatto Napolitano con i suoi 4 governi illeciti 4!) deve essere confermato, sorretto e difeso come il Santo Sepolcro. O si fa la figura dei radical chic alla Calenda (o stile sovranista tipo Salvini con moto d’acqua), sempre pronti a rompere i coglioni per poi doversi scusare.

I simboli sono simboli: di per sé neutri, appena passano di moda, vengono cancellati. È sempre successo e sempre succederà. Ed è inutile che qualcuno si senta offeso. A meno che non si voglia fare, anche su questo tema, una mozione sull’onda dell’anti-omotransfobia.

Che dire di questo capolavoro? Francesco sembra perplesso: e non lo porta a Roma, lo lascia in Bolivia [da il Giornale]
Tecnicamente, da un punto di vista storico, questo si chiama «damnatio memoriae», cioè condanna della memoria di qualcuno o di qualcosa. Cosa che toccò a Nerone, per esempio, ma che prima era toccata a faraoni, capi e condottieri famosi i cui nomi, i cui ritratti, le cui statue venivano polverizzati e scalpellati via da obelischi e monumenti.

La Boldrini, per esempio, ha proposto di abbattere tutti i monumenti fascisti; ma i tedeschi dell’Est (rinati a carico delle nostre tasse di decisione napolitan-montiana) non hanno forse fatto fuori i simboli del loro amato comunismo Vopos/Stasi? E le zucche di Lenin non sono forse state abbattute dappertutto o quasi? Eppure 70 anni di comunismo avevano dato ai russi & C. pane e companatico che ora, al contrario, finiscono solo in tasca dei “compagni post-comunisti”.

Quello che più apprezzo – e non è la prima volta che lo dico – è ciò che fa Dante in Jonny Stecchino, quando, dopo avere rubato la famosa banana, torna dal maresciallo che se la sta mangiando, gliela riprende di mano e dice: «Dante non si pente più!».

È una lezione di civiltà che ritengo univoca e necessaria, oggi purtroppo continuamente corrotta dal politicamente corretto che permette l’offesa diretta anche in diretta (non parliamo poi dei social!) a condizione che poi, sùbito dopo, si esca fuori con le scuse che sono le solite, lise scuse del Menga.

Disse bene assai quell’omìno con la barba che, dinanzi a una puttana che stava per essere lapidata, dopo aver invitato i duri e puri a far sì che il primo a tirare il sasso fosse solo chi non avesse mai peccato, chiamò la povera moglie infedele (chissà che razza di cane di marito aveva!) e le disse: «Va’, e non peccare più!».

Lenin rovesciato [da YouTube]
Lo stesso mi sento di dirlo a Luca Benesperi o a chiunque altro: «Fa’ le cose, ma falle a ragion veduta. E una volta fatte, se le hai fatte male, impara e non peccare più. Mai più».

Troppo comodo rompere i coglioni a stop-and-go. Troppo facile. Soprattutto troppo incauto con quelli (i comunisti, che ancora sono tutti in mezzo a noi, sia pure in fase di latenza come il virus dell’Hiv) che ad Agliana vendevano pane & rose; compravano pubblicità su Tvl; lasciavano macchine sequestrate a marcire in garages privati, spendendo a cane i soldi del cittadino; succhiavano stipendi da dirigenti ma dei doveri dei dirigenti ignoravano il più semplice abc; stalkerizzavano vigili e gente a loro antipatica; favorivano alcuni a danno di altri e via di séguito.

Lenin decapitato

Ne abbiamo data la prova provata e nessuno ci ha mandati in galera; nessuno si è indignato fra i fedeli del falce&martello: tutto silenzio e basta. Esercitino un po’ più di pazienza anche quelli che si sentono offesi: con umiltà, che non fa mai male.

Siamo ad Agliana, dove politica e religione sembrano andare perfettamente d’accordo: gli offesi, domenica prossima, vadano alla messa dei belli di don Paolo e si facciano spiegare, per filo e per segno, quanto è importante, nel mondo, saper porgere – anche se solo di tanto in tanto – l’altra guancia.

E comunque il Sindaco ha toppato!

Edoardo Bianchini
[direttore@linealibera.info]
© Tutti i diritti riservati dalla Costituzione


Sostenete questo quotidiano con un piccolo contributo attraverso bonifico intestato a

«Linee Stampalibera» Iban IT08V0306913833100000001431 su CariPt di Porta San Marco-Pistoia. Riceverete informazioni senza censure!

Print Friendly, PDF & Email