FAMILY DAY TOSCANA: LA REGIONE VUOLE L’ABORTO FAI DA TE E A KM 0

Ridurre l’atto di soppressione della vita che si porta in grembo ad un servizio a domicilio da vivere in solitudine, è inaccettabile e disumano in sé, ma è anche pericoloso per la salute sia fisica che psichica della donna; al contrario, in questo momento di emergenza sarebbe indispensabile mettere in campo tutte le energie positive al fine di rimuovere ogni ostacolo per salvare la vita nascente.
Una manifestazione anti aborto

FIRENZE. Agitando in maniera strumentale l’emergenza legata alla pandemia il Consiglio della Regione Toscana (firmatari: i Consiglieri Paolo Sarti e Tommaso Fattori di Toscana a Sinistra, Monica Pecori e Serena Spinelli del gruppo Misto e Alessandra Nardini del Pd, a cui hanno aderito i consiglieri Fiammetta Capirossi, Francesco Gazzetti, Monia Monni e Enrico Sostegni – Pd -, Elisabetta Meucci – Italia Viva-, Gabriele Bianchi – gruppo Misto-, Giacomo Giannarelli, Andrea Quartini e Irene Galletti – M5S) nella seduta del 16 maggio scorso, ha approvato una proposta di risoluzione per impegnare la Giunta ad implementare il ricorso all’aborto farmacologico mediante la distribuzione capillare (in ambulatori e consultori) della pillola abortiva RU486, estendendolo fino alla 9ª settimana e con l’obbiettivo di introdurre illegittime limitazioni al diritto costituzionalmente garantito all’obiezione di coscienza del personale sanitario, fino a prevedere l’assunzione di medici non obiettori ad hoc che si obblighino a rimanere tali, pena la perdita del lavoro.

Se tale risoluzione fosse tradotta in un una norma regionale (che peraltro sarebbe in palese contrasto con la Legge 194/1978 la quale impone che l’interruzione della gravidanza avvenga all’interno di un presidio sanitario pubblico), si banalizzerebbe ulteriormente il dramma dell’aborto, lasciando sempre più sole le donne di fronte ad una scelta dolorosa come quella di rinunciare al proprio figlio, oltre a vanificare i primi articoli della stessa legge che prevedono tutele per la maternità e sostegni, anche economici, alla donna per rimuovere la cause che la inducono ad abortire.

Ridurre l’atto di soppressione della vita che si porta in grembo ad un servizio a domicilio da vivere in solitudine, è inaccettabile e disumano in sé, ma è anche pericoloso per la salute sia fisica che psichica della donna; al contrario, in questo momento di emergenza sarebbe indispensabile mettere in campo tutte le energie positive al fine di rimuovere ogni ostacolo per salvare la vita nascente.

Il family day

L’aborto-fai-da-te significa infatti allontanare definitivamente le ragazze che vivono una gravidanza difficile da chi potrebbe offrire loro assistenza e, in particolare, dai Centri di Aiuto alla Vita, il cui intervento ha contribuito a salvare decine di migliaia di vite, nei quali potrebbero, se accettato, ricevere quel sostegno concreto per poter scegliere a favore della vita.

Nel suo famoso discorso in occasione del conferimento del premio Nobel per la pace a Oslo nel 1979 Madre Teresa rivolgeva al mondo intero questa supplica: “Per favore non distruggete i bambini, li prenderemo noi”. Così ad ogni ora del giorno e della notte c’è sempre qualcuno, abbiamo parecchie ragazze madri. Dite loro di venire: “Noi ci prenderemo cura di voi, prenderemo il vostro bambino, e troveremo una casa per il bambino”. E abbiamo un’enorme domanda da parte di famiglie senza bambini, per noi questa è una grazia di Dio”.

All’ombra di questa grande figura femminile che ha speso tutta la vita per i più derelitti della società — come referenti provinciali dell’associazione Family Day-D.N.F. — vogliamo confidare, per il bene di tutti, che, in questo delicato frangente, ogni nostra ritrovata e rinnovata energia sia investita per la cura della vita, a partire dalla più debole e minuscola come quella già presente nel ventre materno, e non per la morte, come richiedono i citati Consiglieri regionali che hanno approvato questa inquietante risoluzione.

Associazione Family Day – D.N.F. Regione Toscana

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