fanta-diritto & filologia. SE IL DIRITTO È LOGICA E LA LOGICA NON PUÒ PRESCINDERE DAI FATTI, COM’È CHE CERTI PERSONAGGI NASCONO SENZA PECCATO ORIGINALE ED ALTRI GIÀ LUCIFERI IN PARTENZA COME IL POVERO DIAVOLO SCARAVENTATO ALL’INFERNO?

Nella sentenza-Gaspari contro Linea Libera (un libro vero e proprio perché supera le 100 pagine) quanti potranno essere gli errori di valutazione per carenza di sviluppo razionale di motivazione? Qui le considerazioni sulla vicenda Andrea Alessandro Nesti e ordinanze sul ponte dell’autostrada di via Matteotti ad Agliana


Se Charlie Hebdo pubblica vignette oscene contro Carlo III e nessuno dice niente perché è satira, riusciranno i censori pistoiesi a capire la poesia del motorino acceso in macelleria tratta dal Vernacoliere? Speriamo…


STAVVI MINÒS ORRIBILMENTE, E RINGHIA:

ESSAMINA LE COLPE NE L’INTRATA;

SBAGLIA, S’ADIRA, TI FINISCE A CINGHIA


 Revised September 25, 2022 • 12:57:57 PM

Come il Verbo di Dio la parola non può ingannare che capisce l’italiano

 

Se non sbaglio, da qualche parte nel Piacere, D’Annunzio scrive che la parola è tutto. In verità il poeta non scopre niente, perché Dio, nella tradizione ebraica, crea l’universo con la parola: quel suono che finisce per esprimere poteri magici.

Non per nulla gli incantesimi si fanno con le parole, più o meno come le sentenze, che stanno – a volte – al diritto come la famosissima Fanta che, per definizione, «non è buona ma è tanta».

È dalle parole che voglio partire per individuare due entità diversissime: il giudice e il filologo.

Absit iniuria verbis, senza offesa per nessuno, il dottor Luca Gaspari, monòcrate del processo politico contro Linea Libera e i pericolosissimi delinquenti che vi scrivono, con a capo Edoardo Bianchini, filologo classico, appunto:

1.giùdice (letter. ant. iùdice) s. m. [lat. iūdexdĭcis, propr. «colui che dice il diritto», comp. di ius «diritto» e tema di dicĕre «dire»] (vedi Treccani) che, fra l’altro, è un istituto nazionale molto politicamente corretto e di sinistra sempre più accentuata);

2.filòlogo s. m. (f. –a) [dal lat. philolŏgus, gr. ϕιλόλογος; v. filologia] (pl. m. –gi, meno com. –ghi). – Cultore della filologia: f. classico, f. romanzo (vedi sempre Treccani).

Gaspari nella sua ponderosissima sententia (= espressione del suo sentire) avrebbe dovuto avere, come binari non deragliabili (per Costituzione), la terzietà, l’imparzialità, la realizzazione di un giusto processo «in contraddittorio».

Tutto questo non è assolutamente avvenuto. Ma poiché del processo stesso (più o meno impudìco, a mio parere) rimangono le carte e le parole – le prime manent e le altre volant, ammenoché non ci siamo le registrazioni e le trascrizioni –, proprio sulle parole si appunta il filologo che a volte può anche produrre Fanta, ma, se è serio, è sicuramente in grado di chiarire perfino il retropensiero di nessi ed espressioni.

Questo non lo afferma il Bianchini, ma personaggi ben più illustri: un Paul Maas, con la sua Testkritik; o un indiscutibile Giorgio Pasquali con quel monumento che si appella Storia della tradizione e critica del testo.

Per i più superficiali filologi di lettere moderne, che addirittura si autodefiniscono critici letterari, è bene chiarire che critica del testo non significa il bla-bla delle maestrine della Cgil che presentano un librettino di trenta poesiole della casalinga di Voghera a marchio 5 Stelle.

Nel termine critica è inserita la radice del verbo greco krìno, che contiene il senso della scelta, separando, dividendo, giudicando e facendo pulizia del non buono in contenuto, in forma e in senso.

Guardate quante ordinanze avevano fatto altri comandanti dei vigili. Come ha potuto Gaspari credere al dottor Nesti aduso, fra l’altro, a presentare anche denunce anonime (due) nonostante fosse un tutore della legge e della legalità? Che idea esce da questi risultati, se non quella secondo cui – come dicono i francesi di Charlie Hebdo su Carlo III – «le crime paie»?

È così che il buon filologo arriva perfino a ricostruire una parola d’autore corrotta in un manoscritto antico, quando non anche in un papiro grande non più di un francobollo: laddove, al contrario, non di rado un giudice non riesce neppure a intravedere i caratteri cubitali che servono a stampare la civetta di un giornale.

L’analisi filologica di un piccolo passo del giudice Gaspari, atto a scriminare il mai-comandante Andrea Alessandro Nesti circa l’omissione di aver tralasciato di fare un’ordinanza di senso unico sul ponte autostradale di via Matteotti ad Agliana, permette di andare ben oltre i fatti supposti dal monòcrate, e di ipotizzare ben altri scenari da Fanta-diritto.

Il mai-comandante Nesti è stato diffamato, da Linea Libera – asserisce Gaspari –, perché i giornalisti malvagi che non seguono la linea di Montanelli, lo hanno ingiustamente accusato di non aver provveduto a mettere in sicurezza sia il ponte di via Matteotti, che la cittadinanza in transito sudi esso.

Fate attenzione alla formulazione-Gaspari:

Gli atti menzionati dalla difesa (di Nesti – n.d.r.) sono allegati dalla querela presentata da Nesti. In particolare, si legge (f. 773) la risposta data da Nesti all’Assessore in data 15.3.2019 (prot. 126/29019): spiegava, in primo luogo, come la nota di ASPI fosse stata indirizzata anche all’Ufficio Lavori pubblici del Comune, e, inoltre, che l’amministrazione aveva un criterio di ripartizione delle competenze: alla polizia municipale spettavano solo le ordinanze di disciplina temporanea della circolazione stradale, e non le ordinanze ad efficacia indeterminata e permanente.

Ora cerchiamo di riflettere con mente pura come Giambattista Vico vorrebbe nei suoi principi della Scienza nuova.

Vogliamo essere precisi? Il giudice Gaspari cosa si aspettava che rispondesse il mai-comandante Nesti? Che lui aveva torto e che Linea Libera stava dicendo la verità ed esercitava semplicemente il suo diritto/dovere di cronaca, critica e commento?

I fatti – come vedremo in séguito – non contano per la procura (Curreli-Grieco) e non hanno importanza per Gaspari.

Fra l’altro l’assessore Palandri, da poco insediata con la nuova giunta (quindi non ancora scartata del tutto dal suo imballo) comunicava, nel rispondere ad interrogazione in consiglio comunale, di avere accertato [che] vi era un’ordinanza del 4.3.2016 che aveva stabilito il divieto di transito dei veicoli pesanti.

Voglio essere filologo severissimo: il dottor Gaspari, giudice di un processo più fitto, spinoso e confuso di un prunaio, si è forse preoccupato di farsi chiarire quale fosse tale ordinanza? E da chi fosse stata prodotta e pubblicata?

A quale fine fare i cittadini onesti, se i mariuoli se la cavano meglio? Ma allora… non è la giustizia (?) che semina e amplifica il campo del crimine?

Scordàtevelo: non ci ha neppure pensato. La prassi della giustizia penale pistoiese è – come del resto nel processo contro padre Bisceglia, medaglia al valore del sostituto Curreli – sempre la stessa: la persona offesa ha ragione per scelta prioritaria; l’indagato, se è lì, qualcosa deve aver pur combinato!

Sembra di sentir parlare Piercamillo Davigo: tutti sono colpevoli e se non lo sono è solo perché non sono mai stati pizzicati in fallo. Dunque: Fanta-diritto.

Per questo (art. 21 Cost.) sembra che il monòcrate abbia deciso de core, come avrebbe detto Gigi Proietti: non a ragion veduta! L’ordinanza di cui non si è parlato (ovviamente a favore del mai-stato comandante Nesti) era ed è la 88/3PM del 04/03/2016.

E da chi era firmata? Non dall’ufficio lavori pubblici – mera affermazione del Nesti non verificata e perciò senza riscontro, ma da un comandante della polizia municipale di Agliana, l’allora non ancora arrestata Lara Turelli, oggi affidata alle cure di Leonardo De Gaudio e Luisa Serranti – la sostituta che non riesce a distinguere la differenza tra un fornitore e un contribuente grazie anche alla Gip Patrizia Martucci, d’accordo con lei – per la presunta sparizione di una chiavA.

E non finisce qui. Gaspari si ferma alle mere, non verificate dichiarazioni della parte offesa (che, come tali, non possono che essere di parte: ergo ben poco affidabili) e senza andare altre, neppure di un millimetro, decide pro Nesti e pro avvocata Lucarelli.

Solari terzietà e imparzialità, non c’è che dire. Si è preoccupato di chiedere, cercare, vedere le ragioni degli altri direttamente nelle carte? Dei giornalisti pessimi che avevano scritto offendendo il Nesti? No.

L’avvocata Lucarelli è stata tutto il tempo ossessionata dall’idea di volerci insegnare a fare il giornale; a darci lezioni di corretto informare. Gaspari si è limitato a seguire le indicazioni dell’avvocata di parte civile. Non gli è interessato approfondire ciò che gli veniva dichiarato da me: perché, essendo indagato, ero anche colpevole per definizione?

Invece io conoscevo bene tutti i documenti indicàtimi: e posso dire, contrariamente a chi amministra (?) la giustizia, che la competenza [di fare ordinanze] non era dell’ufficio lavori pubblici», sul quale Nesti, pro domo sua e more solito, aveva rovesciato la colpa e la frittata della sua inettitudine.

Il giudice è stato più che sicuro, certo che Nesti raccontasse la verità e che io, in quanto imputato, fossi di diritto inattendibile.

In effetti, da una sua esplosione in aula (gli avevo detto di far cancellare la scritta «la legge è uguale per tutti»), avevo intuito, dal metalinguaggio e dall’uso dei termini utilizzati dal giudice nella risposta, che Gaspari era già deciso a condannare.

Il monòcrate infatti rispose, con una punta secca, graffiante e indispettita, che “era vero che la legge non era uguale per tutti in aula Signorelli”, perché in essa – affermò – “c’erano giudici, avvocati e imputati”.

Non importa che Gaspari lo ricordi. Queste parole e il loro significato sono nelle registrazioni e nelle trascrizioni ufficiali: e non possono suonare, per il filologo, a elogio di una giustizia che predica la presunta innocenza fino a condanna definitiva.

Claudio Curreli e gli scout. Valutiamo insieme certi comportamenti. Pensiamoci su e poi decidiamo se condannare o assolvere: ma i veri colpevoli, non chi dà noia perché svela le verità scomode. Ragioniamo sui fatti, non sulle semplici dichiarazioni di parte. Altrimenti, come a Pistoia, la giustizia è lontana mille miglia

Fu un bell’esempio – a mio parere – di quel fariseismo che nel Vangelo suscita la famosa reazione di Cristo sui notissimi sepolcri imbiancati.

Personalmente non credo che Salomone avrebbe reagito come Gaspari, facendo trasparire una goccia di malevolenza che spinge a pensare alla sostanziale mancanza di terzietà e imparzialità del giudice.

D’altronde, in un tribunale in cui il monòcrate non fiata quando un sostituto (Giuseppe Grieco) si rivolge a Romiti e gli chiede «Ma lei non si preoccupa e non si vergogna di seguire Bianchini che è così pieno di problemi e querele?», cosa dobbiamo aspettarci noi cittadini, datori di lavoro (ottimamente retribuito e non di rado svolto con solare negligenza) dei magistrati? Dobbiamo credere, a perfetti beoti, che la giustizia funzioni davvero come si vuole far credere?

Guardino bene il dottor Gaspari, l’avvocata Lucarelli e il mai-comandante Andrea Alessandro Nesti! Guardino bene quante ordinanze erano state emanate da comandanti della polizia Municipale. Carta canta. Leggano attentamente la foto.

Due sono della Turelli e ben quattro della comandante del servizio associato Paola Nanni, super-capa del Nesti, che addirittura a Nesti aveva chiesto di scriverle il regolamento di polizia associata che prevedeva un dipendente di livello C abilitato a sorvegliare gente sua superiore di livello D. In altre parole un Nesti che montava in testa a tutti secondo la famosa lettera (oscena) da lui inviata all’assessore Fragai, quella in cui gli insegnava a truccare per potergli consentire di tornare in sella alla polizia municipale.

A me, onestamente, ripassando questi fatti certificati in documenti ufficialissimi e vedendo gli esiti della sentenza-Gaspari, sembra di vivere dentro una fiction da commissario Montalbano nelle terre dominate dai Sinagra e dai Cuffaro.

Rifletto da filologo: se la Nanni stessa ne aveva firmate 4, di ordinanze sul ponte, cos’era? Una demente? Una stupida? Una sciocca? Un’incapace?

E Nesti, allora? Era l’angelo dello Spirito Santo che scende dal cielo e annuncia a Maria nella stra-famosa opera di Antonello da Messina visibile al Museo di Palazzo Bellomo a Siracusa?

Si è informato accuratamente, il dottor Gaspari, se davvero spettava all’ufficio tecnico emanare quelle ordinanze?

No. Gaspari non lo ha fatto e ha scelto di produrre solo Fanta-diritto. Ciò spinge a ritenere possibile che la «teoria colpevolista» fosse vincente sin da sùbito.


 

DOMANDE SCOMODE

 

Non giudicate, per non essere giudicati; perché con la misura con cui giudicate sarete giudicati, e con la misura con la quale misurate sarete misurati. Perché osservi la pagliuzza nell’occhio del tuo fratello, mentre non ti accorgi della trave che hai nel tuo occhio? O come potrai dire al tuo fratello: permetti che tolga la pagliuzza dal tuo occhio, mentre nell’occhio tuo c’è la trave? Ipocrita, togli prima la trave dal tuo occhio e poi ci vedrai bene per togliere la pagliuzza dall’occhio del tuo fratello [Mt. 7, 1-5]
Ora pongo pubblicamente alcune domande imbarazzantissime alla giustizia penale di Pistoia nella persona del giudice Gaspari. Domande a cui nessuno, finora, ha voluto rispondere:

  1. Lei sa o ha accertato – come richiesto a un giudice e non solo a dei giornalisti non-montanelliani – se Perrozzi e Curreli hanno avuto rapporti fra loro o per interposta coniuge del sostituto, prima che iniziasse la virulenta crociata anti-Linea Libera?
  2. Lei sa se sia compatibile con i doveri di un magistrato della repubblica, lavorare nello stesso tribunale in cui lavora la moglie e su materie simili e/o affini, l’uno in penale l’altra in civile?
  3. Lei sa se sia compatibile con i doveri di un magistrato della repubblica, reprimere il crimine degli altri e, al tempo stesso, professarsi accoglientista e per la Terra Aperta a ogni costo, favorendo gli immigrati clandestini?
  4. Lei sa se sia compatibile con i doveri di un magistrato della repubblica, addetto stampa dell’Agesci-Scout, adoperare, per questioni del tutto personali, la propria casella-mail istituzionale claudio.curreli@giustizia.it?
  5. Lei sa se sia compatibile con i doveri un magistrato della repubblica, spedire comunicati-stampa a tutti i giornali dell’area pistoiese, Linea Libera inclusa, dalla propria casella mail istituzionale alle 11:55 (vedi foto) e probabilmente dal server del tribunale stesso?
  6. Lei sa se un magistrato della repubblica – nella fattispecie il monòcrate del processo politico contro Linea Libera – sia obbligato a segnalare all’A.G. certi comportamenti quali quelli sopra indicati?
  7. Lei sa – e/o si è informato – se sia compatibile con la correttezza del processo da poco concluso, che un Vpo (Andrea Alessandro Nesti, ma anche sua gentile consorte Blimunda Milva Maria Cappellini), che ha operato per tre anni (3) nella stessa procura, possa ottenere il beneficio del giudizio (benevolo come in almeno altri due casi di denunce anonime patrocinate dallo studio Andrea Niccolai, di cui l’avvocata Lucarelli fa parte); possa ottenere il vantaggio del giudizio da parte dello stesso ufficio presso cui ha prestato servizio?
  8. Lei sa – e/o si è informato – sul fatto che Andrea Alessandro Nesti vantava conoscenze e amicizie fra i carabinieri della polizia giudiziaria e che, proprio a loro (i Panarello e Ugolini) sono state affidate indagini su Nesti stesso?
    Un esempio dimostrativo di questa realtà sarà pubblicato nei prossimi giorni.
  9. Lei sa se questa prassi sia corretta o del tutto anòmala e viziata, in ipotesi, da conflitto d’interessi?
  10. Lei sa, infine – e/o si è informato – se la signora Milva Maria Cappellini fosse in rapporti di cordiale amicizia con la signora Alessandra Casseri, segretaria del sostituto Giuseppe Grieco, co-accusatore in aula con Claudio Curreli?

Forse non sarebbe affatto male che il monòcrate ragionasse di più e opinasse di meno; seguisse strettamente i fatti e non le dichiarazioni delle cosiddette persone offese e dei loro avvocati di parte civile, non di rado sfocate come l’avvocata Lucarelli, capace di entrare in udienza senza spegnere la sveglia del suo cellulare (come è avvenuto) e di continuare la sua arringa staccando e chiudendo la sveglia solo quando il giudice, infastidito dal trillìo, ha fatto osservazione sul cellulare.

Dati i fatti suesposti, sembra ovvio dover ritenere che a Pistoia la giustizia non è che non funzioni, ma disfunziona proprio.

Dunque, per quale motivo ossequiare, come pretenderebbe la Gip Patrizia Martucci, le «autorità costituite», prime a non rispettare in niente il cittadino che cade nelle loro mani?

Edoardo Bianchini
[direttore@linealibera.info]


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