FERRAGOSTO TUTTO APERTO: TANTO LAVORANO I LAVORATORI

Schiavi ovvero la nuova educazione al lavoro e alla flessibilità neoliberista della sinistra
La rieducazione al lavoro e alla flessibilità liberista

PISTOIA. Ricevo dai lavoratori della Gdo (grande distribuzione organizzata) della nostra città, uno sconcerto per l’obbligo di aver dovuto lavorare anche il giorno di ferragosto.

Incredibilmente quest’anno catene della Gdo hanno tenuto aperto dalle 8 alle 20, tutto questo per una maggiorazione di 20-30 euro netti.

Nell’assordante silenzio sindacale, in altre città si è posto un freno, come a Modena dove il Comune ha proposto, con buon fine, un codice di comportamento di autoregolamentazione in cui si prevede la chiusura per 6 giorni nel 2015 e 9 nel 2016 di tutti i negozi della Gdo (fonte: Comune di Modena-Modena today).

Per questo mi muoverò con l’ordine del giorno che allego a queste righe.

Andrea Betti

 

ORDINE DEL GIORNO. OLTRE LE COSE LE PERSONE

IL CONSIGLIO COMUNALE DI PISTOIA

 

Considerato che

La Costituzione Italiana nell’art.36 afferma che “il lavoratore ha diritto ad una retribuzione proporzionata alla quantità e qualità del suo lavoro e in ogni caso sufficiente ad assicurare a sé e alla famiglia un’esistenza libera e dignitosa. La durata massima della giornata lavorativa è stabilita dalla legge. Il lavoratore ha diritto al riposo settimanale e a ferie annuali retribuite e non può rinunziarvi”.

Nell’art. 4 “La Repubblica riconosce a tutti i cittadini il diritto al lavoro e promuove le condizioni che rendano effettivo questo diritto. Ogni cittadino ha il dovere di svolgere, secondo le proprie possibilità e la propria scelta, un’attività o una funzione che concorra al progresso materiale o spirituale della società”.

La legge Bersani prevedeva l’apertura per le cosiddette domeniche/festività “dicembrine” e per altre 8 domeniche/festività durante l’anno. Era demandato alle amministrazioni locali l’individuare le festività di apertura e la decisione di estendere le stesse.

Oggi invece siamo in un regime di totale deregolamentazione, è il singolo datore di lavoro/imprenditore che può decidere se e quando aprire (senza particolari limiti nemmeno sugli orari), nessuno può contestarne le scelte (alcuni comuni che hanno provato ad impedire le aperture hanno subito e perso i ricorsi ai Tar da parte delle aziende) a prescindere dalle reali necessità dei territori.

Questo provvedimento, nato secondo l’allora governo Monti per incrementare la concorrenza, non ha fatto altro che strozzare le imprese più piccole (con meno possibilità di rotazione del personale e su cui incidono di più le spese fisse dovute all’incremento delle aperture) a favore della grande distribuzione che di fatto ha consolidato la propria posizione nel mercato.

Anche nella grande distribuzione però, oggi, pare che gli effetti delle liberalizzazioni non siano serviti ad incrementare le vendite, ma semplicemente a spalmare su 7 giorni i numeri che prima si facevano su 5 o 6. Il costo derivante dall’aumento dell’utilizzo degli impianti (luce, riscaldamento ecc.) è stato scaricato in grandissima parte sui lavoratori (con richieste di riduzione delle maggiorazioni domenicali ecc.) e in parte sui consumatori, in quanto l’incremento dei costi riguarda tutta la filiera che porta il prodotto dalla produzione al banco della vendita.

Valutato che

Le vendite della grande distribuzione non sono aumentate e le crisi aziendali sono cresciute, i piccoli commercianti hanno ricevuto da questa liberalizzazione il colpo di grazia e chiudono definitivamente l’attività; i centri storici vengono abbandonati in favore dei centri commerciali; l’occupazione del settore è diminuita e le condizioni dei lavoratori e delle lavoratrici della grande distribuzione sono peggiorate sia in termini salariali che di conciliazione dei tempi di vita; la rincorsa ad aprire anche nelle festività sta svuotando il valore delle ricorrenze laiche e religiose riducendole a momenti di consumismo.

Le liberalizzazioni totali non aiutano la crescita economica, non creano maggiori opportunità di lavoro, creano dumping tra piccola e grande distribuzione, svendono le nostre feste, svuotano i centri storici delle città a favore delle cittadelle del consumo, sviliscono la qualità del lavoro spezzettando la prestazione lavorativa e costringendo i dipendenti ad orari improbi ben poco concilianti con le necessità di riposo. L’apertura nelle giornate festive porta con sé la mercificazione delle feste e ne svuota il senso affermando un falso principio: che nulla ha più valore davanti alle ragioni economiche e che la società è libera di consumare in ogni luogo, in ogni ora e ogni giorno della settimana.

Impegna il Sindaco e la Giunta Comunale:

A chiedere con atto formale ai parlamentari pistoiesi di farsi promotori di iniziative per sollecitare l’approvazione del progetto di legge che disciplina gli orari di apertura degli esercizi commerciali per una modifica del Decreto “Salva Italia” che determini la chiusura nelle giornate festive laiche e religiose che rappresentano i valori fondamentali della nostra storia e della nostra cultura laica e religiosa e ripristini fattivamente la possibilità per gli enti locali e le parti sociali di poter definire la programmazione delle aperture degli esercizi commerciali favorendo la coniugazione dei tempi di vita e di lavoro e tenendo conto delle diverse peculiarità territoriali.

Ad aderire come Comune alla Giornata europea per le domeniche libere dal lavoro tramite comunicato stampa ufficiale e partecipazione con delegazione ufficiale alla manifestazione.

A far proposta di un codice comportamentale di autoregolamentazione con Conad-Coop-Esslunga-Lidl-Dico-Panorama in modo da trovare una piattaforma di chiusure condivise sottoscritte volontariamente per almeno nove giorni di festività per il 2016.

Andrea Betti

 

C’ERA UNA VOLTA L’ITALIA

 

Dove la regola è non avere regole
Dove la regola è non avere regole

E SICCOME, per un verso o per un altro, il Pci di Togliatti non riuscì a impadronirsene, iniziò una lunga marcia per giungere al potere in maniera democratica.

E i compagni c’erano quasi riusciti quando, bel bello, il Psi (ma di gente che aveva gli attributi…) si mise di traverso e rovinò l’opera.

Ci voleva una rivoluzione: cosa che non poteva essere fatta con le armi. E fu fatta con le mani pulite.

Ecco il risultato di oggi: dagli anni 50 ai 70 tutti – commercianti liberi compresi – furono resi “dipendenti dello Stato” a orario fisso: certi negozi, ad esempio, dovevano aprire alle 16:45 (!) e chiudere alle 19:40 o stupidaggini simili. Poi, dopo anni di braccio di ferro e con l’entrata in Europa, ecco le liberalizzazioni che riportano il mercato alla deregolamentazione americana: e con il beneplacito dei demo-democratici di sinistra.

È un insulto alla gente, ai lavoratori: e un inno allo strapotere strafottente del quattrino, che, attraverso la finanza sta riprendendo al popolo italiano quel po’ di sudore che s’era messo da parte.

Alla maggioranza del popolo, che ha votato e continua a votare Pd, sta bene: il male voluto non è mai troppo. S’è venduto anche per 80 € renziani.

E non siamo ancora a niente, italiani catto-comunisti del Pd. Verrà il tempo in cui verserete amare lacrime per la distruzione della legge Brodolini e della Costituzione uscita dal sangue dei vostri genitori.

Edoardo Bianchini

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One thought on “FERRAGOSTO TUTTO APERTO: TANTO LAVORANO I LAVORATORI

  1. Buongiorno a tutti!…ecco un tema molto importante, che mi stà particolarmente a cuore, perchè secondo me è un indicatore molto significativo del generale torpore attuale. In realtà come su moltissime altre cose, penso che principalmente le responsabilità siano collettive. Avete mai provato a passare la domenica pomeriggio davanti a Panorama? Il parcheggio è pieno. Pieno di gente che invece di passare una giornata all’aria aperta, magari coi figli, o a casa con un buon libro dopo un tranquillo e lauto pranzo in famiglia, preferisce andare a stordirsi (tristemente e con le tasche quasi sempre vuote) davanti alle vetrine sempre uguali in ogni posto d’Italia. Nessuno che pensi mai a quelle mamme che sono costrette a fare turni festivi che le tengono lontane dai propri cari. (e poi si riempiono la bocca di parole tipo “politiche sociali” “politiche familiari”….e vorrebbero pure un incremento delle nascite….) Eppure non molti vorrebbero fare cambio: quasi tutti, giustamente, preferiscono riposare la domenica. Cosa voglio dire? Voglio dire che se si santificasse la domenica (anche in modo laico) a nessuna catena commerciale verrebbe in mente di tenere aperto il fine settimana. Il mondo germanico in questo è un esempio: in Austria, i supermercati anche grossi chiudono alle 18.30, il sabato alle 13 e la domenica sono rigorosamente chiusi. Mi è capitato di arrivare a Salisburgo un venerdì dell’ultimo dell’anno. Chiusi dalle 13.30, il primo ovviamente chiusi e il 2, domenica, ovviamente chiusi. Eppure la disoccupazione è la più bassa d’Europa (attorno al 4%). La gente la domenica va a teatro, se è una bella giornata va in bici, al parco, cura il giardino…e, magicamente, evita di morire di fame facendo la spesa durante la settimana. In conclusione, come sempre, gran parte del mondo che abbiamo è diretta conseguenza del nostro comportamento individuale e collettivo. Inutile lamentarsi se poi le nostre scelte individuali sono di qualità così scadente da preferire una domenica al centro commerciale piuttosto che su un bel torrente a pescare ( e parlare coi notri bimbi…e meditare con noi stessi e gioire di ciò che abbiamo che è comunque tanto)
    Massimo Scalas

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