fianiani. A PREDAPPIO NON C’È LA COOP

Il paese natale di Mussolini è meta dei nostalgici del ventennio ma anche di chi, come noi, detesta la Coop e la sue politiche commerciali ipnotizzanti e politicizzate
Architettura di Predappio

PREDAPPIO. Il negoziante di articoli nostalgici nazi-fascisti ci autorizza eccezionalmente a fare un paio di foto all’interno nel suo negozio ma non le useremo, consapevoli del loro forte effetto impressionante.

Se le immagini andassero sullo smartphone di Emanuele Fiano, potrebbe rimanere stravolto e compiere atti inenarrabili: ne va dunque della sua salute psico fisica e non le pubblichiamo per sicurezza.

Negozio di articoli del ventennio

Accontentatevi di uno scorcio esterno della tricolore vetrina del negozio, uno dei numerosi che vendono, gagliardetti, cappelli, souvenir abiti e statuine del ventennio, con ampie quote di oggetti richiamati anche al nazismo, decisamente inquietanti.

La cosa che però ci ha davvero reso felici, dell’ameno paesino forlivese, è stata la conferma della notizia che a Predappio non c’è la Coop diffusa ovunque – come il prezzemolo nelle pietanze – nella rossa Romagna: dunque non abbiamo resistito e abbiamo fatto la spese alla Casa del Contadino munita fra l’altro di cose davvero genuine con dei prezzi insolitamente bassi e a Km 0.

Come mai a Predappio la cooperativa rossa non c’è? È un caso o c’è una relazione con il sito semanticamente più fascista d’Italia?

La Casa del Contadino di Predappio

La visita alla tomba del Benito nazionale è stata impedita dalla chiusura della cripta dovuta a lavori in corso, non mancando i soliti bigliettini di ringraziamento, lasciati da qualche estimatore, insieme alla rose che sono perennemente rinnovate sul sepolcro.

La Petacci è – ci dice il custode – tumulata in un altro cimitero, essendo la cripta riservata ai soli della famiglia Mussolini.

Della visita a Predappio, possiamo riportare l’immagine della monumentale Casa del fascio della piazza principale che rappresenta uno dei tanti monumenti stilisticamente caratterizzanti il ventennio e che disseminano il nostro paese quali opere di sicura pregevolezza architettonica, non solamente attestata dal monumentale quartiere Eur di Roma, ma da tanti edifici pubblici, per destinazione d’uso postale, ferroviario e scolastico.

Edilizia del fascismo. Scuole elemetari di Fertilia (SS)

Nel ventennio, le archistar non avevano nomi stranieri ed erano davvero nostrane come Angiolo Mazzoni, un esempio di professionista autarchico, pagato con lo stipendio di un pubblico dipendente ma che ci ha lasciato – senza rivendicazioni e pretese di parcelle milionarie alla Fuksas – un ricco patrimonio urbanistico che caratterizza le nostre città con la loro eleganza e rigore.

Ci spiace per Fiano ma questa polemica sui “fascisti e anti” non ci va giù: è anacronistica e solo suggestiva per i tanti democrats correct ai quali ci permettiamo di raccomandare la visita a Predappio dove potrebbero meglio comprendere che la Storia non si potrà cambiare, ma imparare.

Senza pregiudizi, censure o mistificazioni: si chiama democrazia, ovvero libertà di pensiero.

[Alessandro Romiti]

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