figli di PDio & figli di puttana. COMUNE DI BURRÀKIA OVVERO COME IL COMANDANTE DEI VIGILI MARCO BAI INTERPRETA, A SUO ARBITRIO, CERTI ARTICOLI DELLA COSTITUZIONE A FAVORE DEL SINDACO

«Buon andamento e imparzialità dell’amministrazione»? A Quarrata non si sa neppure cosa siano. E la vicenda del sindaco senza maschera alla Màgia per i diplomi delle «cozze d’oro» lo dimostra senza ombra di dubbio. Così il cittadino si multa e si vessa, il sindaco si applaude perché è un «uomo invisibile» e la luce lo attraversa da parte a parte…

 

Mazzanti & Bai. Se li incontri, sono guai. No, cari bambini, no: così non va!

 

PENSA TANTO E PARLA POCO

O TI BRUCI IL CUL SUL FÒCO!

 


 

Se ognuno facesse il proprio mestiere, oggi in Italia non saremmo in queste condizioni…

 

SE QUALCUNO NON CAPISSE che il direttore di Linea Libera fa il giornalista dal 1967; che è iscritto all’albo (purtroppo per lui) dal 4 dicembre 1972; e che, soprattutto, non è intimidibile, non cede alle pressioni, non rispetta niente e nessuno se non la propria retta coscienza e la legge (a partire dalla Costituzione) e che, se convinto di una battaglia, non si ferma neppure con le testate nucleari di Kim Jong Un: se tutto questo, quel qualcuno ha seri problemi di logica e di comprensione.

Più o meno come il comandante della polizia municipale di Quarrata/Burràkia, il perito elettrotecnico Marco Bai, che – secondo la modesta opinione del direttore – meglio avrebbe fatto o a restarsene nell’esercito e continuare la carriera da sottufficiale (s’è congedato da sergente, ma, da certi comportamenti che tiene, sembra tuttora evidenziarlo con chiarezza) o a non lasciare la responsabilità del servizio elettrico di Burràkia: dove al massimo avrebbe potuto prendere un paio di razz[in]ate toccando inavvertitamente i fili scoperti, ma non avrebbe, mai e poi mai, fatto la figura della quale stiamo per narrare ai burrakiési ortoPDossi e no, sia che votino, sia che non votino Mazzantìk e la sua giunta dell’Anpi in ciabatte.

Non è il caso di spendere molte parole. La vicenda è nota ed è vergognosa: il sindaco Mazzanti sapeva della Maria Elena Boschi al San Pietro degli Olmi. La materia della sicurezza sanitaria era delegata, ovviamente, al suo (di proprietà, per chiarezza) comandante Bai; e il suo (di proprietà, per chiarezza) comandante Bai ha organizzato i turni di vigilanza al ristorante. Il coordinamento del servizio era affidato alla Polizia di Stato: ma questo niente rileva e ce ne fregiamo altamente.

Donne della Costituzione e Dèe di Italia Viva

Al direttore di Linea Libera non interessa una beata minchia se agli Olmi c’era una dea dalle puppe esposte come la Boschi o l’ultima testa-di-cazzo di Fratelli d’Italia, della Lega o di qualsiasi altro partito-del-cazzo del pianeta Terra, tipo Lui-Lei-Leu: in quel momento vigevano le regole di un certo Dpcm (Domani Pomeriggio Comunico Minchiate) di Giuseppi Conte; e come tali dovevano essere rispettate. Da tutti e non solo da alcuni, dato che se la legge è uguale per tutti (art. 3 della Costituzione), tutti devono essere uguali dinanzi alla legge, e non devono esistere figli di PDio & figli di puttana, secondo la discriminante (e qui provata) opinione del Comune di Burràkia e dei suoi uomini (?) di punta e di tacco.

I tavoli al San Pietro erano appiccicati e a distanza non certo di legge. Diversi avventori simpatizzanti della renziana Italia Viva(nkùlo) erano anche a maschera abbassata e senza dubbio avranno pure mangiato senza mascherina o con solo quella di Zorro, che però si mette sugli occhi e non sulla bocca; ma il tutto si è potuto svolgere “in santa pace”, perché nessuno delle forze dell’ordine ha eccepito un pel di minchia su nulla. Nessuno ha detto niente; nessuno ha fatto né A(i) né Ba(i) – … e catacombe di San Callisto, dove chi s’è visto, s’è visto! Chiaro?

Poco tempo dopo Mazzantìk de Burràk ha convocato un bell’assembramento di sposi da mezzo secolo (nozze d’oro, dal direttore satiricamente rinominate cozze d’oro: perché il Mazzanti ci raccatta voti, per sé e i sua…) per una serata cenatoria alla Màgia, al fine di distribuire pezzi di carta con tanto di fascia mortadelliera tricolore addosso (in veste, quindi, istituzionale).

Mazzanti è senza maschera; l’assessore Lia Colzi è senza maschera. Bellissimo esempio istituzionale. Non c’è servizio di vigili, perché dopo le 19, il comando – da quanto si è capito – è chiuso e sono tutti a cena a casina sua.

Marco Mazzanti. Io lo vedo smarcherato; Tvl lo trasmette smascherato; il Bai non c’era e, quindi, il fatto non sussiste. Qui si superano perfino i famosi commenti di Azzo: e… chi non ha Azzo non vada a Palazzo!

Arriva Tvl di don Manone Bardelli, accompagnata dai cori angelici fatti scendere appositamente in terra per intercessione dello stesso BardellòpulosCavaliere della Luce; e filma la cerimonia.

La gente guarda la tv della Cei (Comunisti Episcopali Italiani sorretti dall’Avvenire, organo dei prèsuli rossi alla Bergoglio, e da Famiglia Cristiana Antisalvini) e, mentre scorrono le immagini incensatorie per il sindaco di Burràkia (mancano l’oro e la mirra, ma non la birra ai tavoli: i Re Màgi, dunque, ci sono tutti, alla Màgia), la gente scatta foto e ce le invia a Linea Libera, unica testata che non porta rispetto a nessuno e che pubblicherà sùbito la prova provata, palese ed evidente, delle violazioni alle disposizioni di legge da parte del sindaco e di molti altri presenti.

Se il comandante Marco Bai dice che questo lo ha saputo soltanto dopo che il direttore ha inviato al Comune di Burràkia la richiesta di accesso agli atti, per controllare se erano o no state elevate multe al sindaco, all’assessore Colzi e al Resto del Carlino della Màgia, il comandante fa una di quelle sue solite dichiarazioni farlocche (o se preferite fasulle o se preferite false: e non è la prima volta…) inaffidabili e indegne di un ufficiale dei vigili. E queste sono libere opinioni, non sono ciò che il comandante definirebbe – scandalizzatissimo – offese. Le offese, di solito, le rivolge il Comune ai cittadini: con la sua falsa democrazia, falsa legalità, falsa anticorruzione.

Per quale incontestabile motivo, Marco Bai non può dire quello che dice? Per il semplice fatto che, da quando Linea Libera ha iniziato a scrivere sul merdaio del Montalbano e sui chiodi storti dell’ufficio tecnico di Burràkia, e cioè dall’inizio d’agosto 2020, tutti i pezzi prodotti dal giornale sono sempre stati spediti per pec al Comune stesso; destinati anche a lui, Marco Bai, ormai passato da sottufficiale dell’esercito a ufficiale dei vigili, e a tutto l’organigramma burrakiése.

Le ricevute ci sono. Chi non ha letto, non ha fatto il proprio dovere – specie se (questo tuttavia il Bai non lo sa, perché sa attaccare bene fili e interruttori, ma quanto a esperienza di lingua italiana, di logica e di capacità di coordinamento di norme, non ha strumenti idonei sufficienti o non risponderebbe come risponde…); specie se si pensa che esiste una norma del codice di procedura penale (art. 347) che dice: «Acquisita la notizia di reato, la polizia giudiziaria (se qualcuno tra i vigili ha funzioni di polizia giudiziaria – n.d.r.), senza ritardo, riferisce al pubblico ministero, per iscritto, gli elementi essenziali del fatto e gli altri elementi sino ad allora raccolti, indicando le fonti di prova e le attività compiute, delle quali trasmette la relativa documentazione».

Ecco a chi sono inoltrati gli articoli di Linea Libera. Fra i molti destinatari, come potete vedere, c’è anche il comandante Marco Bai

E ancora l’art. 331 del codice di procedura penale recita: «Salvo quanto stabilito dall’articolo 347, i pubblici ufficiali [357 c.p. – perciò anche Mazzanti, anche la Razzino, anche gli assessori in ciabatten.d.r.] e gli incaricati di un pubblico servizio [358 c.p. – perciò anche gli uffici tecnici di Burràkia – n.d.r.] che, nell’esercizio o a causa delle loro funzioni o del loro servizio, hanno notizia di un reato perseguibile di ufficio, devono farne denuncia per iscritto, anche quando non sia individuata la persona alla quale il reato è attribuito […]».

La segretaria Razzino, che scrive e parla di indagini svolte dai vigili e dallo stesso Bai “senza che siano emerse irregolarità o omissioni di alcun genere”, non ce la racconta giusta: ci raggira con un classico esempio di sviamento di potere.

Peggio – e non di poco – l’elettricista prestato ai vigili. Bai non la prenda alla lettera e non s’incazzi sentendosi offeso: questa è una dotta citazione parodica di un grande scrittore italiano che lui, l’elettricista/sergente, non conosce perché, forse, con le mani sempre in mezzo ai fili elettrici, non ha mai imparato a sfogliare i libri e a migliorare se stesso e la propria cultura. Almeno il Mazzanti, fra un burraco e l’altro, ha letto… Sandokan e i libri di Salgari!

Peggio quando Bai scrive al direttore queste parole, nero su bianco: Non si capisce infatti in base a quale dispositivo di legge la polizia municipale o chi per essa possa sanzionare (come richiesto dal Sig. Bianchini) sulla base di foto riportate su organi di stampa.

È veramente un’apoteosi, signor perito elettrotecnico! È un orgasmo di stupidità ragionativa dovuta a uno scarso patrimonio linguistico-cultural-giuridico assolutamente necessario per un funzionario che comanda e guida (ahinoi, poveri cittadini che lo paghiamo!) 15 vigili burrakiési attraverso la selva di norme e di leggi di questo Stato di Confusione (soprattutto mentale e non di rado cafona) e non Stato di Diritto!

Dei giudizi moralistici – da vero politicamente/bigottamente corretto – che Bai ha espresso nelle sue risposte scritte, in maniera assolutamente impropria e inopportuna, circa le scelte del lessico satirico del direttore, per difendere il suo padrone Mazzanti, se ne parlerà in privato.

C’è da sperare solo che il sindaco-burrakadòr, quando Bai andrà in pensione, assuma un comandante davvero all’altezza del suo difficile compito. Un ufficiale che non salvi aprioristicamente il culo al primo cittadino di Burràkia solo perché, nei suoi confronti, pensa di avere un obbligo di riconoscenza per il quale è tenuto a pagar pegno!

Edoardo Bianchini
[direttore@linealibera.info]
È grazie all’art. 21 della Costituzione che Linea Libera, il suo direttore e i suoi giornalisti
possono permettersi di esprimersi satiricamente e definire
«cozze d’oro»
i diplomini mazzantici smascherati. Avrà capito, ora, il comandante Bai, o gli servirà uno schizzo?

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LA COSTITUZIONE

QUESTA ILLUSTRE SCONOSCIUTA

Francesca Marini, avvocato, assessore alla Legalità. Organizzi un bel seminario con la dottoressa Razzino: farà senz’altro comodo ai dipendenti

 

 

Assessore Marini, Minerva della Legalità della giunta dell’Anpi, organizzi un bel seminario per i nostri dipendenti, con la dottoressa Razzino, sulla Costituzione. Parlate di questo:
Articolo 54. Tutti i cittadini hanno il dovere di essere fedeli alla Repubblica e di osservarne la Costituzione e le leggi.
I cittadini cui sono affidate funzioni pubbliche hanno il dovere di adempierle con disciplina ed onore […].
Articolo 97. […] I pubblici uffici sono organizzati secondo disposizioni di legge, in modo che siano assicurati il buon andamento e l’imparzialità dell’amministrazione.
Nell’ordinamento degli uffici sono determinate le sfere di competenza, le attribuzioni e le responsabilità proprie dei funzionari […].
Il seminario sarà certo utile anche al comandante Marco Bai, pur se ha già il piede in uscita verso la pensione.
E sentite bene tutti, da Bai in giù e in su: certi comportamenti fanno schifo perfino a Manitù.
                                 Ma bomba o non bomba, noi arriveremo a Roma


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