firenze. «LO SFASCIO DELLA POLITICA NELLE “PREDIZIONI” DI GARIN»

Daniele Pugliese
Daniele Pugliese

FIRENZE. “La domanda mette in discussione quello che oggi stiamo diventando, o sono diventati, quasi tutti i partiti politici, spogliati di ogni motivazione ideale o ideologica: gruppi organizzati che perseguono interessi determinati senza esclusione di colpi. Di qui il panorama che si presenta ogni giorno ai nostri occhi”.

Erano le prime lungimiranti parole che il 7 gennaio 1990 – a due mesi dalla “svolta della Bolognina” annunciata da Achille Occhetto – il filosofo Eugenio Garin, severo conoscitore del Rinascimento italiano e della cultura novecentesca italiana, rilascio a “l’Unità” rispondendo al giornalista che gli chiedeva di dire la sua all’annunciato scioglimento del Partito Comunista Italiano, giunto il 3 febbraio 1991.

A raccoglierle Daniele Pugliese, che, dopo 25 anni nel giornale fondato da Gramsci, è stato il direttore dell’Agenzia di Informazione della Regione Toscana e, negli ultimi anni, ha pubblicato un saggio sull’idea di fine del mondo (“Apocalisse, il giorno dopo”, Baskerville 2012), una raccolta di racconti ispirati a Primo Levi (“Sempre più verso Occidente”, Baskerville 2009) e una temeraria novella che ipotizza un finale diverso ad uno dei libri più celebri di Arthur Schnitzler (“Io la salverò, signorina Else”, Portaparole 2012).

Pugliese ha ora messo insieme 30 tra le numerose interviste – per lo più, come scrive l’autore nell’introduzione, “nella forma classica: domanda e risposta” – fatte per “l’Unità” ed ha iniziato a “ripubblicarle” nel suo blog www.danielepugliese.it, con il progetto poi di trasformarle in un e-book.

Ma quella a Garin, dubbiosissimo sull’opportunità di cambiare nome al Pci e critico sulla trasformazione in atto in tutti i partiti dell’epoca verso raggruppamenti personalistici più simili a lobby, è forse l’unica intervista su temi direttamente politici.

Il filo che lega questa e le altre – tra cui quelle a Francis Haskell, Nicolj Rubinstein, René Thom, Paolo Rossi Monti, Ludovico Geymonat, Willard Van ormai Quine, Giuliano Toraldo, jeremy Rifkin, Remo Bodei, Umberto Eco, Adolph Grunbaum e Luigi Amaducci – è rappresentato proprio dai nomi degli intervistati, dalla loro autorevolezza, dalla loro capacità di toccare corde che “avrebbero vissuto più a lungo della copia di giornale su cui stavano per essere pubblicati”. È la “grandezza” di questi personaggi – filosofi, scienziati, medici, storici, matematici, psicanalisti – il valore aggiunto di quei dialoghi, ai quali l’autore si sente perciò debitore tanto da aver dato alla raccolta il titolo “Appropriazione indebita”.

In esergo alla collezione una massima di Confucio: “Il saggio teme il cielo sereno; quando c’è la tempesta egli cammina sulle onde e sui venti”. Là dove appunto, anche di questi tempi, sono i “grandi”.

[ali – comunicazione]

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