fitofarmaci. LA REGIONE DEL GRANDE ROSSI SEMPRE FANALINO DI CODA

La Regione Emilia Romagna ha adottato le linee guida per l’impiego dei fitofarmaci, mentre la Toscana dorme, rassicura e rinvia
S.E. il Granduca Enrico Asburgo-Lorena-Pd

NELLA CRESCENTE POLEMICA nata dalla nostra denuncia sulle problematiche dell’inquinamento da pesticidi, si aprono alcune finestre, tutte interconnesse: una connessione non gradevole, perché alla fine, ricade nei piatti e nei bicchieri dei cittadini che si trovano inconsapevolmente esposti agli effetti dannosi per la salute. Sia chiama, questa, “bioaccumulazione di sostanze inquinanti”.

Abbiamo letto con attenzione le dichiarazioni del responsabile del servizio di U.O. Epidemiologia di Usl Centro Francesco Cipriani e ci ha colpito una sua affermazione, intuitivamente errata: le acque – ha dichiarato il dirigente – sarebbero distinte tra “acque di falda” e “acque di pozzo”. Questa la sua dichiarazione riportata su Report Pistoia e da lì ripresa per l’intero: Verrà scandagliata la storia delle famiglie, dalle morti, allo stile di vita, all’alimentazione. Verranno eseguiti, assieme ai tecnici di Arpat, controlli su pozzi privati dell’area interessata (le verifiche alle acque superficiali e profonde vengono regolarmente effettuate). Non c’è allarme, sono esclusi tutti i fattori di inquinamento, non c’è una emergenza e la popolazione deve stare tranquilla – sottolinea il medico –. È un fenomeno, il cluster, che accade in piccoli paesi.

Francesco Cipriani, medico epidemiologo Usl

All’epidemiologo Francesco Cipriani – che dice che “non c’è allarme” – ci viene da porre alcune domande:

1) Anche nell’area vasta di Usl Centro, le acque di “falda” (freatica) sono destinate a ricadere, per gravità, e così miscelarsi con le più profonde dei “pozzi” di uso privato o no?

2) Dunque, se le prime sono contaminate dall’uso intensivo e discriminato dei fitofarmaci, le seconde come possono esserenon contaminate”?

3) Esiste un’informativa di “rischio” nell’uso di acqua potabile per le molte famiglie che utilizzano pozzi privati, inconsapevolmente, anche per usi alimentari? Chi la dovrebbe emanare? Non sarebbe una misura ispirata al Principio di Precauzione?

4) I laboratori degli “organi di controllo” (Arpat inclusa) preposti alle attività di analisi hanno i protocolli, le capacità tecnica e l’esperienza necessarie per la ricerca degli elettroliti e micro-inquinanti organici che sono correlati all’inquinamento della vasta famiglia dei fitofarmaci?

5) Se il fenomeno di un “cluster” (grappolo), è probabilmente ingannevole per la ridotta numerosità del campione dei “piccoli paesi”, non ritiene – quale epidemiologo dell’Usl –- di potersi avvalere di altri indici di referenza qual è quello della “prevalenza” delle malattie? (…i medici di famiglia sanno bene di cosa parliamo!)

Federica Fratoni, assessore all’ambiente, come pensa di fare il… Pan?

Intanto che la Regione Toscana discute, relaziona a molte assemblee, rassicura e rinvia l’approvazione di un D.G.R. attuativo (il decreto dirigenziale è atteso dal 2014!) sulla disciplina del Piano di Azione Nazionale, favorendo e valorizzando le aziende del distretto vivaistico, la Regione Emilia Romagna ha emanato nel 2016 il Decreto G.R. numero 541/2016 (ben tre anni fa) per la definizione dei protocolli da osservare nella irrorazione dei fitofarmaci, le necessarie norme attuative che specificano anche le caratteristiche della cartellonista da impiegare nella distribuzione dei prodotti.

Ma in Toscana va tutto bene così? Insomma, la Toscana di Enrico Rossi, è davvero interessata a dare impulso alla definizione dei protocolli sulla sicurezza in materia di protezione degli utilizzatori dei fitofarmaci, già disponibile e attuato nella confinante regione al di là dell’Appennino?

Lo sarà forse – meglio motivata – dopo il prossimo giugno 2020, con la nuova amministrazione regionale?

Alessandro Romiti
[alessandroromiti@linealibera.info]


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