FOIBE: DAGHINI (PRC) DISTINGUE E FA POLEMICA CON LA PIETRA

«Se la commemorazione della giornata di ricordo delle Foibe crea sempre distingui e polemiche, è perché anche parte delle vittime un tempo furono carnefici»
Immagine di Podhum
Immagine di Podhum

SERRAVALLE-PISTOIA. Oggi, 10 febbraio, è la giornata del ricordo per le Foibe dove furono gettati migliaia di Italiani dell’Istria e Trieste. Bene l’istituzione che ricorda i nostri concittadini alcuni innocenti, ma altri no, morti durante quei tragici giorni. Il ricordo del primo di dopoguerra delle popolazioni di lingua italiana, ma anche slovena e croata, che furono costrette dietro atti di violenza o perché non volevano vivere in uno stato comunista a lasciare le loro terre per lasciare posto a popolazioni slave.

Per una migliore comprensione di quei tragici fatti la giusta rievocazione storica dovrebbe tener conto anche delle cause che tutto ciò hanno provocato.

Il tutto inizia con la barbara occupazione fascista dei territori istriani dove negli venti anni vive­vano 607.000 per­sone, delle quali 265.000 italiani e cioè il 44%, e 342.000 slavi detti allo­geni, ovvero il 56%.

La repressione compresa l’italianizzazione dei cognomi causò l’esodo di ottantamila persone, sia slavi che antifascisti italiani. Oltre a tutto ciò furono migliaia gli incarcerati o mandati al con­fino, e alcuni sloveni come Vladimir Gortan, Pino Tomazic ed altri in seguito a condanne del tribunale speciale fascista furono fucilati oppure uccisi dalle squa­dre d’azione fasciste a Pola (Luigi Scalier), a Dignano (Pietro Benussi), a Buie (Papo), a Rovigno (Ive) e in altre loca­lità istriane.

Nell’aprile del 41, infine, si arrivò all’aggressione alla Jugoslavia senza dichiarazione di guerra, seguita dall’occupazione di larghe regioni della Slovenia e della Croa­zia, dall’intero Montenegro e del Kosovo, infine dall’annessione al Regno d’Italia di una grossa fetta della Slovenia ribattezzata Provincia di Lubiana, di una lunga fascia della costa croata che formò il Governatorato della Dalmazia.

Seguì la repressione antipartigiana con numerosi villaggi distrutti e l’uccisione di migliaia persone tra cui il vil­lag­gio di Podhum fu completamente raso al suolo per ordine del prefetto Temistocle Testa che voleva vendicare la scomparsa di due maestri. L’istituzione del campo di concentramento di Rab dove trovarono la morte 5000 sloveni internati perché sospettati di essere partigiani.

Che cosa ha provocato tutto questo? La destra ha trovato in questo argomento la possibilità di ribaltare il discorso delle responsabilità nella seconda guerra mondiale, passando da carnefici a vittime, ecc.

La sinistra ha trovato l’occasione per prendere le distanze dal proprio passato partigiano, con tutta una serie di distinguo e di “ammissioni” in cui le foibe erano funzionali alla verità e che la convinzione nazionale che gli italiani siano sempre stati “brava gente”, non regge e anche con i dovuti distinguo e la minore crudeltà dei tedeschi, gli italiani sono colpevoli di stragi, come lo furono gli alleati dell’asse.

Caro La Pietra se la commemorazione della giornata di ricordo delle Foibe crea sempre distingui e polemiche, è perché anche parte delle vittime un tempo furono carnefici. A differenza dello sterminio degli ebrei , zingari, omosessuali ecc., che nel conflitto furono solo vittime.

Roberto Daghini, Prc, Consigliere comunale a Serravalle

Leggi anche: Foibe, La Tragica Storia Di Norma Cossetto

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6 thoughts on “FOIBE: DAGHINI (PRC) DISTINGUE E FA POLEMICA CON LA PIETRA

  1. Il consigliere Daghini ha il pregio veterocomunista di continuare a creare la storia ad uso e consumo personale,cioè di un partito e di una ideologia, quella comunista, che non eserciti e coalizioni di eserciti hanno sconfitto ma ,molto più indecorosamente e senza appello, la Storia stessa ha spazzato via. Gentile signore, stiamo parlando di centinaia di migliaia di morti scientemenete assassinati dai titini e dai partigiani italiani che perseguivano la dittatura del proletariato. Come lei ben sa,poi, Tito che voleva fare ed agire a modo suo in contrapposizione alla grande Madre Russia fu emarginato e messo all’angolo dai suoi stessi compagni. Leggendo le sue giustificazioni e distinzioni fra vittime e carnefici si comprende perchè l’assassino Moranino fu fatto fuggire ed insignito di medaglia d’oro; perchè le “volanti rosse” sono ancora intoccabili,perchè le Brigate rosse erano “compagni che sbagliavano”, “sedicenti” se non addirittura “nere”. Le centinaia di migliaia di infoibati ed il metodo comunista seguito giustifica questo massacro? E l’accoglienza ai profughi ai quali fu pure rifiutato l’approdo in porti italiani ? E lasci perdere gli ebrei, gli omosessuali e gli zingari : nessuno le ha mai detto che la rossa Russia ne ha sterminati ben più dei nazisti? Per carità di Patria, se ancora esiste, mi fermo qui. Smetta di studiare “la storia dell’obbligo” e si documenti meglio. Non è mai troppo tardi.

  2. Bisogna smettere di commemorare lo scempio dell’anima e della carne di esseri umani con il bilancino.
    La nostra Costituzione riconosce a tutti i diritti inviolabili; di che stiamo parlando? Chi ha ucciso, o perseguitato o imposto il suo volere con la forza merita che lui o i propri figli siano violati stuprati infoibati o anche solo discriminati? E’ finita l’epoca di Hammurabi, diciannove secoli prima di Cristo si applicava la legge del taglione, oggi per rispetto ai morti di tutte le barbarie e per amore dei nostri figli è meglio stare uniti, ognuno nella propria preghiera (anche laica, ovviamente).

  3. LA PIETRA RISPONDE

    Caro Daghini,
    leggendo il suo articolo, mi rendo conto che quello che ho scritto, purtroppo corrisponde al vero.
    Le ferite provocate dalla guerra civile non sono ancora guarite. Forse ho letto e interpretato male, ma fra le righe è chiaro, che nel suo pensiero, lei cerca di dare una legittimazione all’azione repressiva dell’esercito di Tito, aggiungo con la complicità dei partigiani italiani, come una giusta vendetta contro l’occupazione italiana dell’Istria e della Dalmazia. La naturale conseguenza di quanto accaduto dopo la prima guerra mondiale. Gli italiani lo hanno fatto prima e adesso tocca a loro.
    Però non mi risulta che gli italiani abbiano ucciso migliaia di slavi gettandoli vivi nelle foibe. Ma come dicevo nel mio precedente articolo non voglio cadere nella trappola di una discussione incentrata “su chi ne ha ammazzati di più”.
    La storia dei Balcani per altro è un susseguirsi di guerre e di occupazioni e se dovessimo basarci su questo potrei rispondere che i veneziani definivano il mar Mediterraneo come il loro mare e così prima i romani etc.
    Forse Daghini scorda quella parte della storia italiana che si chiama Risorgimento e Unità d’Italia e si scorda anche della Prima Guerra mondiale e dei “territori irredenti”, si scorda di Trento e Trieste.
    Forse non sa che Nazario Sauro, eroe della Prima Guerra mondiale, a cui sono intitolate molte strade e piazze, era istriano e uno dei massimi esponenti dell’irredentismo di inizio secolo.
    Tutto questo perché quei territori erano italiani (Lei sa dove era nato Marco Polo?).
    Ma tutto questo, caro Daghini, non è importante.
    Quello che è importante è la condanna di ogni eccidio, fatto in nome di una ideologia, che annienta l’uomo, sia essa di destra o di sinistra, senza dare nessun alibi, nessuna giustificazione a nessuno.

    Patrizio La Pietra

  4. Caro Roberto, nell’ultimo Consiglio Comunale ho sinceramente condiviso il tuo intervento sul dramma della famiglia Cittone, deportata da Serravalle Pistoiese ad Auschwitz. In particolare ho apprezzato quello che hai affermato nella conclusione, e cioè che tu condanni fermamente ogni tipo di genocidio e violenza, sotto qualsiasi bandiera politica venga commessa.
    Vorrei farti notare, però, che replicando a Patrizio La Pietra in merito al suo encomiabile intervento su Norma Cossetto ti sei rimangiato tutto quello che hai detto oppure mi viene da pensare che le parole proferite da te in quella sede non corrispondano in realtà al tuo pensiero. Infatti dalla ricostruzione storica dei fatti, a lungo nascosti, emerge chiaramente che il disegno del comunista Josip Broz Tito e del suo Esercito Popolare di Liberazione fosse quello di “pulizia etnica” nei confronti degli italiani che abitavano nella Venezia Giulia e in Dalmazia. La tragedia delle Foibe e dell’esodo giuliano-dalmata non è quindi un atto di vendetta nei confronti di quella che tu chiami impropriamente “occupazione fascista” dell’Istria, dando una libera interpretazione della vicenda (l’Istria non venne occupata dai fascisti, ma divenne territorio italiano dopo la fine della prima guerra mondiale con il Trattato di Saint-Germain e il Trattato di Rapallo; semmai l’occupazione avvenne per mano dei titini a partire dal 1943). Del resto anche in questo caso ti contraddiresti comunque, in quanto la vendetta è ugualmente violenza, sempre ingiustificabile, senza “se” e senza “ma”. Coloro che furono barbaramente uccisi nelle Foibe ebbero invece solo la colpa di essere italiani, indipendentemente dall’appartenenza politica, dal sesso e dall’età.
    Mi dispiace anche apprendere che tu, continuando a contraddirti e a perseguire la logica della vendetta e dei distinguo, escluda i fascisti dallo stato di vittime “vere e proprie”, poiché sempre cattivi e carnefici, meritevoli comunque di morte. Scusa la domanda, Roberto; ma tu come consideri coloro che hanno torturato e poi gettato morti o lasciato morire uomini, donne e bambini nelle cavità carsiche a diverse centinaia di profondità? O coloro che hanno costretto circa trecentocinquantamila persone ad abbandonare la loro terra e le loro case, confiscandone i beni, per un esodo forzato?
    Mi sembra che il tuo punto di vista risenta purtroppo del retaggio culturale di chi legge semplicisticamente la storia secondo la contrapposizione ideologica fascisti-comunisti, naturalmente cercando di giustificare e assolvere i secondi, edulcorando o misconoscendo i fatti, e mancando così di rispetto ai parenti e ai discendenti delle vittime. Tale pregiudizio pesa ancora oggi sulla scuola, dove per interi decenni i libri di storia di Villari, Asor Rosa e De Rosa (per citarne alcuni) hanno taciuto i crimini efferati contro i nostri connazionali, dove giustamente si ricorda e si celebra con lodevoli progetti d’istituto la Shoah, ma dove si dimentica spesso e volentieri il “Giorno del Ricordo”, nonostante il suo riconoscimento a livello nazionale, fatte salve le isolate e “coraggiose” iniziative di singoli docenti.
    Caro Roberto, l’ideologia è molto pericolosa: pretende di vincere su tutto, impedendo alla coscienza di documentarsi per cercare la verità ed elaborare un giudizio libero sui fatti.

    Elena Bardelli
    Consigliere Comunale PdL Serravalle Pistoiese

  5. MA INVECE CHE PENSARE ALLE FOIBE O ALLA RESISTENZA PERCHE’ QUESTO [signore] NON SI OCCUPA DEL COMUNE? PERCHE’ NON PENSA A FARE QUALCOSA DI SENSATO PER IL BENE COLLETTIVO?

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