fondazione caript. PACI A DE MATTEIS: «LA SFIDO…»

«Ben venga maggio! Lo accoglierò volentieri, solo con una leggera venatura di comprensibile malinconia, non per la perdita di una posizione del cosiddetto potere, ma per quello che una esperienza così lunga e assorbente, che ha letteralmente consumato oltre venti anni della mia vita, può rappresentare nel vissuto di una persona»
Il Prof. Ivano Paci, Presidente della Fondazione Caripit
Il Prof. Ivano Paci, Presidente della Fondazione Caripit

PISTOIA. Caro De Matteis,
dall’alto dei miei “super-sopraggiunti limiti di età”, come giustamente Lei si esprime, credo di potermi rivolgere a Lei con questo appellativo un po’ informale e confidenziale (che ovviamente non ha niente di affettivo, ma neanche di malevolo) come si usava ai miei tempi fra compagni di scuola, e ora spesso usato come formula di stile, per rispondere ai suoi ultimi interventi su Linee Future.

Lo prenda come espressione del mio desiderio di non alimentare spunti di polemica da coltivare in modo aggressivo, ma solo di chiarire e spiegare, anche se spesso dispero di riuscirci, vedendo quanto partito preso e pregiudizio si annida in molte affermazioni.

Soprattutto nel Suo scritto del 9 ottobre, nel cui titolo avrei preferito l’originaria versione benedettina “semel abbas, semper abbas”.

Lei continua a vedere cose che io non vedo, come ad esempio:

  • non ho visto sinora “diadochi” in lite furiosa fra loro per il primato, come da Lei previsto (?) circa due anni fa;
  • e non vedo ora la folla variopinta e vociante di pretendenti che la Sua fertile fantasia sa evocare con indubbia efficacia ma nessuna rispondenza alla realtà (e la fantasia per un giornalista, anche stando alle fonti normative e deontologiche riportate nel Vangelo di Linee Future, non è proprio una virtù; mentre serve molto a chi scrive romanzi).

Lei poi, non sapendo resistere al diavoletto malevolo e sospettoso che ogni tanto La possiede, scende su un terreno scivoloso, sul quale auspicherei maggiore cautela.

Preciso ed affermo:

  • nessuno mi può rinfacciare piaceri fatti, perché non ne ho mai richiesti né ricevuti;
  • nessuno ha fatto piaceri ad altri per mio conto;
  • nessuno quindi può vantare crediti o pretendere saldi nei miei confronti, con riguardo alla Fondazione;
  • non ho mai cercato, né desiderato, né avuto collaboratori “fidati e compiacenti”; collaboratori fidati e compiacenti sono collaboratori omertosi, ai quali si può chiedere e affidare qualcosa di poco pulito, contando sulla loro di solito costosa e periclitante fedeltà, insomma solo degli yes men compiacenti e compiaciuti; una rappresentazione che offende, in un colpo solo, i miei collaboratori e me.
La sede della Fondazione Caript
La sede della Fondazione Caript

Lo dico con molta fermezza e La sfido a citare un episodio, una circostanza, una scelta che possa confortare l’immagine che Lei vuole trasmettere, ma non è il solo, della Fondazione e dei suoi organi.

Sono molto orgoglioso delle persone che nella mia lunga presidenza ho chiamato nella Fondazione, in non pochi casi senza conoscerle, ma sulla base di riconosciuta stima come persone capaci, competenti e specchiate.

Lei evidentemente non riesce a concepire un rapporto fondato sulla stima, sulla fiducia, e sulla lealtà, rapporto che può diventare nel tempo una sincera amicizia perché verificato e consolidato ogni giorno nel comune impegno al servizio di una istituzione e delle sue finalità.

Quanto al mio successore: non sta a me sceglierlo. La Fondazione ha al riguardo i suoi organi e le sue regole. Auspico e credo che la scelta del successore avverrà in modo ordinato e sereno, per motivazioni legate solo al bene della Fondazione, secondo criteri che non hanno niente a che vedere con i “renziani”, i “lettiani”, i “bersaniani”, non essendo mai esistiti i “paciani” (ma su questo Le scriverò un’altra volta).

Non sarò io a sminuire l’importanza, molto cresciuta nel tempo, che la Fondazione ed il suo buon funzionamento hanno per il territorio.

Quanti falsi circolano a Pistoia...?
Quanti falsi circolano a Pistoia…?

Ma è falso che la Fondazione abbia in mano “le sorti politiche e non solo, dell’amministrazione comunale e provinciale”: questa affermazione allude a rapporti e condizionamenti mai esistiti e che non riesco neanche ad immaginare: anche qui La sfido a citare un episodio, una circostanza, una decisione che possa suffragare la Sua affermazione.

Scrivere di getto, come sembra Suo costume, può giocare brutti scherzi; forse qualche rilettura “a canna posata” può evitare affermazioni un po’ a vanvera (nel quale peraltro non è lasciato solo).

Senza rimarcare il buon gusto dell’Ei fu (Lei non può proprio rinunciare a nulla!), è vero, maggio si avvicina. E concluderà la mia lunga esperienza di presidente.

Ed io dico a Lei e a tutti “ben venga maggio”, anche se nel mio caso l’espressione non può avere il significato festoso e godereccio che ha nella ballata del Poliziano.

Ben venga maggio! Lo accoglierò volentieri, solo con una leggera venatura di comprensibile malinconia, non per la perdita di una posizione del cosiddetto potere, ma per quello che una esperienza così lunga e assorbente, che ha letteralmente consumato oltre venti anni della mia vita, può rappresentare nel vissuto di una persona.

Per ora mi fermo qui: ma poiché “ruit hora” , non mancherò di tornare a parlare con Lei su molte altre cose da Lei toccate con la “particolare attenzione” che, nel tempo, mi ha rivolto.

Sarà la mia verità contro le Sue (e di altri) elucubrazioni: chi conosce davvero me e la Fondazione non avrà difficoltà a scegliere. Se fosse altrimenti avrei sbagliato tutto o, cosa ancora più grave, non avrei capito nulla.

Cordialmente.

Ivano Paci

[*] – Presidente Fondazione Caripit, lettore, ospite

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C’È VANGELO E VANGELO

Edoardo Bianchini
Edoardo Bianchini

 

 

VORREI cordialmente invitare il Prof. Paci a non confondere il De Matteis con il Vangelo di Linee Future.

Non c’entrano l’uno con l’altro, dato che il De Matteis non è un giornalista (non è iscritto all’albo) e non ha neppure mai detto e/o professato di esserlo, anche se in questa “Pistoia da bere” molti sono i “falsi d’autore” in circolazione: da avvocati che non lo sono e dicono di esserlo, a pseudo-giornalisti che rimbalzano sui quotidiani locali come gente di successo, facendo incazzare l’ex-caposervizio del Tirreno su facebook…

Ma la tradizione viene da lontano: ricordo, ad hoc – e Paci lo ricorderà meglio di me, dato che è plus agé e forse già militava fra le file Dc quando io mi ero levato i calzoni corti da poco –, il fu Sindaco di Pescia, beccato a fare il medico ospedaliero ortopedico senz’esserlo (affair Biscioni). E la lista potrebbe continuare per un bel po’ in questa Pistoia dei “falsi d’autore”.

Il Professore, erroneamente, non tiene conto del fatto che il De Matteis è più libero di un giornalista stricto sensu in queste sue scelte “da romanziere”: poiché interviene su queste nostre pagine libere (forse le uniche nella Pistoia delle “false libertà d’autore”) con i parametri ben più ampi della discrezionalità di critica e commento di cui all’art. 21 della Costituzione, quella stessa che il P[artito] D[istruttore] ha disfatto – e ben poco rispettosamente – proprio in questi giorni, dopo aver cominciato con il dare un bel calcio nel sedere alle Province da parte del prolifico Delrio (o Del Rio, come scrivono anche vari Pd?), che certo non avrà mai problemi a sistemare, nonostante la crisi, i propri rampolli trinitarii (3×3) come del resto la signora Fornero (o… For Nero…?) e altri ancora.

Edoardo Bianchini

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